effetto guerra

Tassi e mutui, lo spettro di nuovi aumenti: possibile doppio rialzo entro fine anno

Giorgetti a Lagarde: "No alla stretta monetaria"

Tassi e mutui, lo spettro di nuovi aumenti: possibile doppio rialzo entro fine anno

Tutta l’attenzione del mercato finanziario europeo si concentra su Francoforte, mentre la possibilità di un nuovo rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea (Bce) appare sempre più concreta. Gli investitori, allarmati dalle turbolenze sui mercati dell’energia e dalla crisi internazionale in Medio Oriente, temono che l’inflazione possa accelerare, spingendo la Bce a intervenire per contenere i prezzi attraverso un aumento del costo del denaro.

Tassi e mutui, lo spettro di nuovi aumenti

Non si tratta di un’ipotesi astratta: subito dopo lo scoppio del conflitto in Iran, i rendimenti dei titoli di Stato europei hanno registrato un aumento, segnalando come il mercato stia già prezzando la possibilità di un intervento della banca centrale. L’obiettivo di un rialzo dei tassi è chiaro: se l’inflazione dovesse crescere, con effetti particolarmente pesanti sui redditi medio-bassi, la Bce potrebbe reagire aumentando il costo del denaro per ridurre la liquidità in circolazione e contenere così l’aumento dei prezzi.

Perché la Bce potrebbe alzare i tassi

Alzare i tassi rimane uno strumento classico per controllare l’inflazione, ma le conseguenze sono evidenti. Quando il denaro diventa più caro da prendere in prestito, consumi e investimenti rallentano, e l’economia può crescere meno di quanto farebbe con tassi invariati. In sostanza, l’aumento dei tassi “raffredda” l’inflazione, ma rischia di frenare anche lo sviluppo economico, con possibili fasi di stagnazione.

Due rialzi entro dicembre?

Fino a poche settimane fa, l’ipotesi di un aumento dei tassi era considerata improbabile. Oggi, secondo Bloomberg, i trader valutano concretamente la possibilità di due rialzi entro dicembre 2026. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha aperto questa mattina a 84 punti base, in aumento rispetto ai 77 punti della chiusura di venerdì scorso, a testimonianza delle tensioni sui mercati obbligazionari. Gli investitori sanno che un aumento dei tassi si tradurrebbe in interessi più alti sulle obbligazioni e il mercato reagisce di conseguenza.

Lagarde osserva, Giorgetti lancia l’allarme

Al momento la Bce non ha annunciato alcuna decisione ufficiale. La presidente Christine Lagarde ha commentato nei giorni scorsi:

“Siamo in una buona posizione per monitorare attentamente e capire quali saranno le conseguenze degli shock attuali in futuro”.

Dall’Italia arriva però un avvertimento chiaro: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo al G7 Finance, ha esortato la banca centrale a non ripetere gli errori del passato.

“Il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria”, ha dichiarato.

Impatti su mutui e prestiti

Un rialzo dei tassi Bce avrebbe effetti immediati sui cittadini e sulle famiglie, in particolare sui mutui. Attualmente, i tassi sugli strumenti della banca centrale sono 2,00% sui depositi, 2,15% sulle operazioni di rifinanziamento principali e 2,40% su quelle marginali. Un aumento di 25 punti base non creerebbe grandi turbolenze, ma un doppio rialzo come ipotizzato da Bloomberg renderebbe più costosi prestiti e finanziamenti.

Chi ha stipulato un mutuo o effettuato una surroga negli ultimi mesi potrebbe aver beneficiato di condizioni favorevoli, mentre chi ha aspettato rischia di essere penalizzato. In altre parole, le decisioni di Francoforte incidono direttamente sulle tasche dei cittadini.

La preoccupazione degli operatori finanziari

Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, mette in guardia sui possibili effetti sul sistema bancario e sull’economia:

“Se la guerra dovesse prolungarsi, è chiaro che la Bce dovrà considerare un solo fattore: la crescita dell’inflazione. E se l’inflazione aumenta, potrebbe rallentare la crescita non solo italiana ma europea. Il rischio concreto è quello di trovarsi con prezzi elevati e sviluppo debole”.