anche piccole realtà

Tassa di soggiorno, boom in Italia: 1.411 Comuni la applicano. Tra new entry e più cari

Il Lazio si conferma la regione con i maggiori introiti, superando i 300 milioni di euro. Seguono la Lombardia con circa 158 milioni, la Toscana con 136 e il Veneto con 117 milioni

Tassa di soggiorno, boom in Italia: 1.411 Comuni la applicano. Tra new entry e più cari

La tassa di soggiorno continua a espandersi in Italia e diventa sempre più una componente strutturale del turismo nazionale. Secondo l’ultimo Osservatorio nazionale 2026 elaborato da Jfc e riportato da Il Sole 24 Ore, nel 2026 saranno 1.411 i Comuni italiani che la applicano, 24 in più rispetto all’anno precedente. Parallelamente, il gettito complessivo è destinato a superare 1,2 miliardi di euro, praticamente il doppio rispetto a cinque anni fa.

Si tratta di una crescita significativa che riflette due tendenze: da un lato l’aumento dei flussi turistici, dall’altro la scelta sempre più diffusa delle amministrazioni locali di utilizzare questo strumento come fonte di finanziamento.

Che cos’è la tassa di soggiorno e perché si sta diffondendo

L’imposta di soggiorno è un contributo che i turisti pagano per ogni notte trascorsa in una struttura ricettiva, come hotel, B&B o case vacanza. È stata reintrodotta nel 2010 e da allora la sua applicazione si è progressivamente ampliata, passando dalle grandi città d’arte fino a coinvolgere sempre più spesso anche centri medi e piccoli comuni turistici.

Tassa di soggiorno, boom in Italia: 1.411 Comuni la applicano. Tra new entry e più cari
Turisti in Italia

In origine era pensata per sostenere i servizi legati al turismo e alla gestione dei flussi visitatori. Oggi, invece, rappresenta per molti Comuni una vera e propria entrata strutturale di bilancio.

Dove viene introdotta: la crescita nei piccoli Comuni

Negli ultimi anni non sono più solo le grandi città a richiedere il contributo ai turisti. Il 2026 segna infatti l’ingresso di numerosi nuovi Comuni, tra cui realtà come Avellino, Latina, Scandicci, Foligno, Moncalieri, Treviglio, Alghero, Trani e Bisceglie.

Questa espansione mostra come la tassa non sia più limitata ai grandi poli turistici, ma venga adottata anche da territori che puntano a valorizzare il turismo locale, culturale o naturalistico. In molti casi si tratta di località che hanno visto crescere negli ultimi anni le presenze turistiche e che cercano nuove risorse per gestire servizi, manutenzione e promozione.

Le tariffe: aumenti diffusi e picchi nelle grandi città

Un altro elemento centrale riguarda l’aumento delle tariffe. Secondo il report, nel solo 2026 53 amministrazioni hanno ritoccato verso l’alto l’imposta, avvicinandosi in alcuni casi ai limiti massimi consentiti dalla normativa, che variano generalmente tra i 5 e i 10 euro a notte.

Le città capoluogo restano quelle con i valori più elevati e con gli incrementi più significativi. Milano, ad esempio, ha registrato un aumento eccezionale legato anche al contesto delle Olimpiadi invernali, mentre anche Napoli, Torino, Catania e Perugia hanno rivisto le proprie tariffe. Aumenti si segnalano inoltre in città come Trieste, Livorno, Lecce e Bolzano.

Anche i centri turistici minori aumentano il costo

Non si tratta solo delle grandi città. Anche molte destinazioni turistiche minori stanno adeguando le tariffe, spesso in modo deciso. Località balneari come Jesolo, Sanremo, Alghero o Santa Margherita Ligure, ma anche mete culturali come Assisi o Spoleto, hanno registrato incrementi sensibili.

Questa tendenza evidenzia un punto importante: la tassa di soggiorno sta diventando uno strumento diffuso non solo per le metropoli, ma anche per quei territori che vivono principalmente di turismo stagionale o culturale.

Quanto incassano i territori: il peso sulle regioni

Dal punto di vista economico, il Lazio si conferma la regione con i maggiori introiti, superando i 300 milioni di euro. Seguono la Lombardia con circa 158 milioni, la Toscana con 136 e il Veneto con 117 milioni.

Questi dati mostrano come il fenomeno sia concentrato soprattutto nelle regioni a forte vocazione turistica, dove la presenza di città d’arte, laghi, mare e montagna genera un flusso costante di visitatori durante tutto l’anno.

Le città con i maggiori introiti

A livello di singoli Comuni, Roma resta nettamente in testa, con incassi stimati intorno ai 288 milioni di euro. Milano segue con circa 110 milioni, anche grazie all’effetto trainante dei grandi eventi internazionali. Firenze e Venezia completano il quadro delle città con i maggiori guadagni.

Tassa di soggiorno, boom in Italia: 1.411 Comuni la applicano. Tra new entry e più cari
Il Colosseo, uno dei simboli di Roma

Questi numeri dimostrano come la tassa di soggiorno sia ormai una voce fondamentale nei bilanci delle grandi città turistiche, al punto da incidere in modo significativo sulle politiche locali.

Come vengono utilizzati i proventi

La normativa prevede che gli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno siano destinati al miglioramento dei servizi turistici e urbani. In teoria, dovrebbero finanziare interventi come il trasporto pubblico, la manutenzione delle città, gli eventi culturali o la promozione del territorio.

Nella pratica, però, l’utilizzo delle risorse varia molto da Comune a Comune. Alcune città, come Rimini o Cortina, li reinvestono in servizi e promozione turistica, mentre in altri casi una parte dei fondi viene utilizzata per coprire spese correnti, tema che da anni alimenta il dibattito politico e amministrativo.

Un trend destinato a crescere

Le previsioni per il 2026 indicano un ulteriore aumento del gettito complessivo, che potrebbe arrivare fino a 1,2 miliardi di euro. Tuttavia, questo scenario dipende anche da fattori esterni, come la stabilità geopolitica e l’andamento dei flussi turistici internazionali.

In particolare, eventuali tensioni internazionali potrebbero influenzare la presenza di turisti extraeuropei ad alta capacità di spesa, con effetti diretti sugli incassi delle città italiane.