decreto fiscale

Tassa da 2 euro sui pacchi rinviata a luglio 2026

Il rinvio permette di aggiornare i sistemi doganali e coordinarlo con la nuova normativa europea sulle importazioni a basso valore, evitando conflitti tra tasse nazionali e prelievi comunitari

Tassa da 2 euro sui pacchi rinviata a luglio 2026

Il Consiglio dei ministri ha deciso di rinviare al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore del contributo da due euro sulle spedizioni provenienti da Paesi extra-UE con valore dichiarato inferiore a 150 euro. La misura, prevista inizialmente dalla Legge di Bilancio, era già stata formalmente introdotta ma non era mai stata pienamente operativa sul piano doganale.

Il rinvio è stato giustificato ufficialmente come una scelta tecnica: il Governo, su proposta della premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha ritenuto necessario concedere ulteriore tempo per il completamento dell’adeguamento dei sistemi informatici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Tuttavia, fin dalla sua introduzione, il provvedimento aveva evidenziato criticità operative che ne mettevano in dubbio l’efficacia concreta.

Obiettivi della tassa

Il contributo da due euro era concepito con un duplice obiettivo. Da un lato, aumentare il gettito fiscale derivante dalle importazioni di basso valore. Dall’altro, ridurre l’impatto competitivo dell’e-commerce extraeuropeo, in particolare di piattaforme asiatiche come Temu, AliExpress e Shein, i cui prezzi contenuti sono ritenuti da molti operatori europei una distorsione della concorrenza. Al contempo, la misura avrebbe dovuto affrontare le implicazioni ambientali legate ai volumi di spedizione generati dalla logistica globale dell’ultimo miglio.

Limiti operativi della misura

Uno dei principali limiti del contributo italiano risiede nella sua aggirabilità. In assenza di barriere doganali interne all’Unione Europea, i pacchi possono essere instradati attraverso altri Stati membri prima della consegna finale in Italia, evitando così l’applicazione del contributo nazionale.

Allineamento con la normativa europea

Il rinvio italiano non è casuale. Nello stesso periodo è prevista l’entrata in vigore di una riforma europea che eliminerà la franchigia attuale per le spedizioni sotto i 150 euro, introducendo un prelievo forfettario minimo di circa tre euro, modulato in base alle categorie merceologiche. La nuova disciplina UE mira a uniformare il trattamento fiscale delle importazioni di basso valore in tutti gli Stati membri, superando le iniziative nazionali isolate che si sono rivelate difficilmente applicabili.

L’allineamento della scadenza italiana con quella europea evita potenziali sovrapposizioni tra due regimi fiscali differenti e riduce l’incertezza per operatori doganali e gestori delle spedizioni. Restano però interrogativi sulla compatibilità: non è ancora chiaro se a luglio la tassa italiana si sommerà a quella europea oppure se sarà sostituita dal regime comunitario.

La misura italiana, concepita per proteggere le imprese locali e aumentare il gettito fiscale, incontra così i limiti strutturali di un mercato globalizzato e altamente flessibile, in cui le spedizioni possono facilmente aggirare le regole nazionali. Il rinvio appare quindi come una scelta strategica, in vista dell’armonizzazione con le regole europee, che promettono di rendere più equo e uniforme il trattamento fiscale delle importazioni di piccolo valore in tutto il continente.