Cedolini più pesanti già in primavera e meno tasse su alcune voci dello stipendio. Per circa 3,8 milioni di lavoratori del settore privato il 2026 potrebbe tradursi in un aumento netto immediato grazie alla doppia flat tax prevista dalla Legge di Bilancio.
A chiarire come funzionano davvero gli sconti fiscali è la circolare n. 2 del 24 febbraio 2026 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, che definisce nel dettaglio chi può beneficiarne, quali importi rientrano nell’agevolazione e quando gli effetti compariranno in busta paga.
Le novità riguardano sia gli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali sia alcune indennità legate a turni, lavoro notturno e festivo.
Quanto aumenta davvero lo stipendio nel 2026
Il meccanismo è semplice: invece dell’Irpef ordinaria, che può superare il 23 o il 25 per cento, su alcune somme si applicheranno imposte sostitutive molto più basse.
In particolare:
- flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali;
- flat tax al 15% su notturni, festivi e turni.
Questo significa più netto direttamente in tasca, senza necessità di fare domanda.
Le aziende applicheranno infatti automaticamente le agevolazioni ai dipendenti che possiedono i requisiti richiesti.
Flat tax al 5% sugli aumenti: chi ne beneficia
La tassa ridotta riguarda esclusivamente gli incrementi retributivi collegati ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali firmati tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026.
Possono accedere:
- lavoratori dipendenti del settore privato;
- con reddito da lavoro dipendente nel 2025 non superiore a 33.000 euro.
L’agevolazione si applica agli importi pagati nel corso del 2026, anche se gli aumenti sono stati concordati prima o distribuiti su più anni.
Dentro rientrano:
- stipendio mensile ordinario;
- tredicesima e quattordicesima;
- assenze retribuite come malattia, maternità o infortunio;
- aumenti che assorbono eventuali superminimi individuali.
Le somme escluse dalla tassa al 5%
Non tutte le voci previste dai rinnovi contrattuali beneficiano dello sconto fiscale.
Restano fuori:
- arretrati;
- bonus una tantum per vacanza contrattuale;
- scatti di anzianità;
- straordinari ordinari.
Le somme considerate straordinarie continuano quindi a essere tassate con il regime Irpef tradizionale.
Flat tax al 15% su notturni, festivi e turni
Una seconda agevolazione riguarda chi lavora con orari particolari.
Nel 2026 si applica una imposta sostitutiva del 15% su:
- lavoro notturno;
- lavoro festivo;
- attività svolta nei giorni di riposo settimanale individuati dai contratti collettivi;
- indennità di turno e reperibilità.
Il beneficio spetta ai lavoratori con reddito fino a 40.000 euro, entro un limite massimo di 1.500 euro annui.
La circolare chiarisce anche che il giorno di riposo è quello previsto dal contratto collettivo anche quando non coincide con la domenica.
Straordinari ordinari esclusi dagli sconti fiscali
Gli straordinari tradizionali restano fuori dalle nuove tasse piatte.
Le ore lavorate oltre l’orario normale continuano infatti a essere tassate con l’Irpef ordinaria, salvo quando siano legate a prestazioni notturne o festive.
Sono esclusi anche i compensi che sostituiscono la normale retribuzione.
Quando arrivano gli aumenti in busta paga
Gli effetti concreti potrebbero vedersi già tra marzo e aprile 2026.
Le aziende più rapide potrebbero applicare le nuove istruzioni sugli stipendi di marzo, mentre altre potrebbero richiedere più tempo per aggiornare software e procedure di elaborazione dei cedolini.
I comparti maggiormente coinvolti includono commercio, edilizia, logistica, alimentare, tessile e chimico, tutti interessati negli ultimi anni da importanti rinnovi contrattuali.