L’Italia registra un mercato del lavoro più solido, con la disoccupazione ai minimi storici e un tasso di occupazione ai livelli più alti di sempre. Tuttavia, restano criticità significative: i salari reali non hanno ancora recuperato le perdite accumulate negli ultimi anni, persistono forti differenze tra Nord e Sud e aumentano le clausole di non concorrenza nei contratti di lavoro. È quanto emerge dall’ultimo Employment Outlook 2026 pubblicato dall’OCSE, che analizza l’andamento del mercato del lavoro nei Paesi membri.
Mercato del lavoro resiliente
L’OCSE evidenzia come il mercato del lavoro continui a mostrare una buona tenuta. Nel primo trimestre del 2026 il tasso medio di occupazione ha raggiunto il 72,1%, mentre il tasso di partecipazione al lavoro è salito al 76,7%, entrambi ai massimi storici.
Anche la disoccupazione rimane su livelli contenuti, pari al 4,9% a maggio 2026. Tuttavia iniziano a emergere segnali di rallentamento, con una crescita dell’occupazione meno sostenuta, una graduale risalita della disoccupazione in numerosi Paesi e un allentamento della carenza di manodopera. Inoltre, il nuovo aumento dei prezzi dell’energia rischia di comprimere nuovamente i salari reali.
Disoccupazione ai minimi
In Italia il tasso di disoccupazione si è attestato al 5% nel maggio 2026, il valore più basso mai registrato e sostanzialmente in linea con la media Ocse del 4,9%.
Nell’ultimo anno la disoccupazione è diminuita di 1,5 punti percentuali, in controtendenza rispetto a circa due terzi dei Paesi Ocse, dove invece è tornata a crescere. L’Italia rientra così nel ristretto gruppo dei Paesi dell’Europa meridionale, insieme a Grecia, Portogallo e Spagna, nei quali la disoccupazione continua a diminuire.
Occupazione ancora bassa
Il tasso di occupazione italiano ha raggiunto il record del 62,8% nel primo trimestre del 2026 grazie alla forte crescita registrata negli ultimi due anni.
Nonostante il miglioramento, il dato resta inferiore di 9,3 punti percentuali rispetto alla media Ocse del 72,1%, collocando l’Italia tra i Paesi con i livelli di occupazione più bassi dell’organizzazione.
Il divario è particolarmente marcato tra donne e giovani. Inoltre, nell’ultimo anno la crescita dell’occupazione ha rallentato, mentre altri Paesi dell’Europa meridionale hanno mantenuto ritmi di sviluppo più sostenuti.
Secondo il rapporto, le tensioni sul mercato del lavoro si sono attenuate rispetto ai livelli record registrati dopo la pandemia.
Permangono però carenze strutturali di personale, dovute all’invecchiamento della popolazione, alla trasformazione digitale, alla transizione ecologica e alla scarsa qualità di alcuni posti di lavoro.
Salari ancora penalizzati
Nel primo trimestre del 2026 i salari reali in Italia sono aumentati dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, soprattutto grazie al rallentamento dell’inflazione.
Nonostante questo recupero, gli stipendi rimangono ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021: si tratta del peggior risultato tra le principali economie dell’area Ocse.
L’organizzazione prevede inoltre un nuovo peggioramento. Se gli effetti del conflitto in Medio Oriente resteranno limitati nel tempo, i salari reali italiani dovrebbero diminuire dello 0,9% nel 2026 e crescere appena dello 0,2% nel 2027, complice il rincaro dell’energia, il numero limitato di rinnovi contrattuali previsti e il permanere di margini di debolezza nel mercato del lavoro.
Su questo punto, i partiti di opposizione vanno all’attacco:
“Italia -8, Francia +1, Germania +3, Spagna +4. No, non sono i mondiali, ma il potere d’acquisto degli stipendi secondo i dati OCSE – ha scritto sui social Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana – Meloni e i suoi possono dire e fare quel che gli pare. Possono tirare a campare di propaganda, prendere in giro i cittadini e mentire davanti al Paese. Ma la verità rimane sempre la stessa: gli stipendi degli italiani sono troppo bassi per una vita dignitosa. E questo confronto impietoso lo dimostra. Negli ultimi anni lavoratori e famiglie in Italia hanno perso infatti l’8% di potere d’acquisto. Ovvero, con quel che gli entra in tasca possono comprare meno. Come perdere uno stipendio intero ogni anno. Per questo proponiamo da tempo di adeguare gli stipendi di 24 milioni di lavoratori al costo della vita. Mentre Meloni blatera di salario giusto, noi facciamo proposte concrete per migliorare la vita di chi lavora”.
Divari tra territori
L’OCSE sottolinea come le opportunità occupazionali continuino a dipendere fortemente dal territorio di residenza.
In Italia il tasso di disoccupazione nelle regioni con le peggiori performance è oltre quattro volte superiore rispetto a quello delle aree più virtuose, mentre la media Ocse registra un divario di circa due volte.

Dall’inizio degli anni 2010 le differenze territoriali nell’occupazione si sono ridotte del 10,4% rispetto alla media nazionale, grazie ai miglioramenti registrati nelle regioni tradizionalmente più deboli.
Tuttavia, la mobilità interna non è sufficiente a colmare queste distanze. I lavoratori che lasciano le aree con meno occupazione sono generalmente più giovani, più istruiti e più spesso già occupati, contribuendo così ad ampliare ulteriormente il divario tra territori.