Nel 2029 andare in pensione potrebbe richiedere fino a tre mesi in più. È l’allarme che emerge dall’ultimo aggiornamento del Rapporto 2025 sulle Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario, elaborato dalla Ragioneria generale dello Stato (Mef). Le proiezioni indicano un possibile nuovo scatto dei requisiti legato all’adeguamento automatico alla speranza di vita.
Perché l’età pensionabile potrebbe aumentare nel 2029
Il meccanismo alla base dell’aumento è noto: l’adeguamento automatico alla speranza di vita, introdotto per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale. Ogni due anni l’Istat certifica l’andamento demografico e, sulla base di questi dati, il Ministero dell’Economia aggiorna i requisiti di accesso alla pensione.
Secondo la nota di aggiornamento del 26° Rapporto 2025, il primo scatto è già incorporato nella normativa vigente:
- Dal 1° gennaio 2027: pensione di vecchiaia da 67 anni a 67 anni e 1 mese
- Dal 2028: passaggio a 67 anni e 3 mesi
- Dal 2029: possibile aumento a 67 anni e 6 mesi
- Dal 2031: ulteriore scatto a 67 anni e 8 mesi
In origine si ipotizzava un aumento di due mesi; l’aggiornamento tecnico ha invece portato la stima a tre mesi nel solo 2029.
Pensione anticipata: come cambiano i requisiti
Il percorso è parallelo anche per la pensione anticipata ordinaria (anzianità contributiva, indipendente dall’età anagrafica).
Per gli uomini, lo scenario indicato dalla Ragioneria prevede:
- Oggi: 42 anni e 10 mesi
- 2027: 42 anni e 11 mesi
- 2028: 43 anni e 1 mese
- 2029: 43 anni e 4 mesi
- 2031: 43 anni e 6 mesi
Per le donne resta una riduzione di un anno rispetto ai requisiti maschili.
È qui che nasce la confusione nel dibattito pubblico: nel 2029 l’aumento è di tre mesi rispetto al 2028, ma diventa di sei mesi rispetto ai requisiti attuali.
Il ruolo della politica: automatismo sì, ma non inevitabile
È fondamentale chiarire un punto chiave: le proiezioni della Ragioneria sono scenari tecnici, non decisioni definitive.
Negli ultimi anni diversi governi hanno:
- congelato temporaneamente gli scatti,
- rimodulato l’adeguamento automatico,
- introdotto misure di flessibilità in uscita.
Anche il governo Meloni, al momento, non ha annunciato una riforma strutturale, ma resta la possibilità di intervenire per legge prima che gli aumenti entrino in vigore.
La decisione finale dipenderà da vari fattori, tra cui:
- dati Istat definitivi sulla speranza di vita,
- equilibrio dei conti pubblici,
- scelte politiche e consenso sociale.
La reazione dei sindacati: “Si fa cassa sulla pelle di chi lavora”
Secondo lo scenario demografico richiamato nel rapporto, l’aumento cumulato potrebbe portare:
- la pensione di vecchiaia a 68 anni e 2 mesi nel 2040,
- fino a 69 anni nel 2050.
Durissima la posizione della Cgil. La segretaria confederale Lara Ghiglione ha parlato di:
“Adeguamento automatico pienamente in vigore e promesse disattese sullo stop agli aumenti”.
La richiesta del sindacato è netta: fermare per legge l’automatismo e riaprire il confronto sulla flessibilità in uscita.
Le differenze di genere: pensioni più basse per le donne
Il dibattito si intreccia con un altro dato strutturale del sistema previdenziale italiano:
- Pensione media donne: 1.056 euro
- Pensione media uomini: 1.437 euro.
Il gap riflette carriere più discontinue, salari medi più bassi e maggiore ricorso al part-time. Un eventuale innalzamento dei requisiti rischia di penalizzare ulteriormente chi ha storie contributive fragili.
Cosa cambia concretamente se lo scenario si realizza
Dunque, se lo scenario ipotizzato dalla Ragioneria di Stato si verificasse, potremmo trovarci di fronte ai seguenti scenari.
Pensione di vecchiaia
- Oggi: 67 anni
- 2027: 67 anni e 1 mese
- 2028: 67 anni e 3 mesi
- 2029: 67 anni e 6 mesi
- 2031: 67 anni e 8 mesi.
Pensione anticipata (uomini)
- Oggi: 42 anni e 10 mesi
- 2027: 42 anni e 11 mesi
- 2028: 43 anni e 1 mese
- 2029: 43 anni e 4 mesi
Una questione economica e di consenso
Lo studio della Ragioneria rimette al centro una domanda che vale miliardi di euro e consenso politico:
Quanto è sostenibile – e politicamente difendibile – lasciare che l’età pensionabile cresca in modo automatico?
Con l’avvicinarsi dei prossimi appuntamenti elettorali, il dossier pensioni è destinato a tornare uno dei capitoli più sensibili della manovra economica.
L’età pensionabile in Italia, dunque, resta uno dei nodi più delicati tra sostenibilità finanziaria, equità sociale e consenso politico.