Prima dei dazi, l'Italian sounding: i danni di "Parmesan", "Parmesao", "Reggianito", "Roman Pecorino cheese", "Barollo", "Montecino" e "Vinoncella"
Le nuove tariffe di Trump colpiscono un mercato già avvelenato da troppo "tarocchi" del made in Italy

Oltre due prodotti agroalimentari su tre nel mondo vengono spacciati per italiani senza avere alcun legame produttivo o occupazionale con l'Italia. Un fenomeno, quello dell'Italian Sounding, che ha raggiunto un valore di oltre 120 miliardi di euro e che rischia di aggravarsi con l'imposizione dei dazi annunciati dall'amministrazione Trump sui prodotti agroalimentari italiani a partire dal 2 aprile.
Dai formaggi ai vini: il falso Made in Italy
Secondo un'analisi della Coldiretti su dati del Dipartimento di Stato dell'Agricoltura statunitense (Usda), gli Stati Uniti detengono il primato mondiale nella produzione di prodotti che imitano l'originale italiano, con un business di oltre 40 miliardi di euro. Nei soli Stati Uniti si producono 222 milioni di chili di "Parmesan", 170 milioni di chili di "Provolone", 23 milioni di chili di "Pecorino Romano", oltre a 40 milioni di chili di altri formaggi "italian style". Il dato più impressionante riguarda la mozzarella: oltre 2 miliardi di chili prodotti all'anno, facendo lievitare il totale dei formaggi "italiani" finti a quasi 2,7 miliardi di chili.
Questa invasione di falsi non si ferma ai formaggi. Negli Stati Uniti infatti, più di 500 marchi sfruttano nomi e immagini italiane per commercializzare prodotti che con l'Italia non hanno nulla a che fare: "San Marzano-style tomatoes", "Chianti californiano", "Vinoncella" o "Barollo" sono solo alcuni esempi di imitazioni che sfruttano la reputazione del vero Made in Italy per ingannare i consumatori.
I dazi aumentano il rischio di imitazioni
Con l'introduzione dei dazi, il rischio è che il mercato dell'Italian Sounding si espanda ulteriormente. L'aumento dei prezzi dei prodotti autentici favorirà le imitazioni più economiche, spingendo sempre più consumatori americani a scegliere i tarocchi invece dei veri prodotti italiani. Coldiretti stima che i dazi avranno un impatto devastante: 500 milioni di euro in meno per il vino, 240 milioni per l'olio d'oliva, 170 milioni per la pasta e 120 milioni per i formaggi, con un inevitabile calo delle esportazioni.

Le esperienze passate confermano il pericolo. Durante il primo mandato di Trump, i dazi sui prodotti agroalimentari italiani avevano già causato un calo delle esportazioni tra il 2019 e il 2020: -15% per la frutta, -28% per le carni e i prodotti ittici, -19% per i formaggi e le confetture, -20% per i liquori. Anche il vino, inizialmente non colpito dalle tariffe, aveva registrato un calo del 6%.
La situazione allarma non solo gli agricoltori italiani, ma anche le cooperative agroalimentari che già soffrono le conseguenze della crisi post-Covid, dell'aumento dei costi energetici e dell'instabilità delle materie prime. Secondo le stime, una contrazione dell'export del 10% potrebbe portare alla perdita di 5.000-7.000 posti di lavoro per ogni settore produttivo coinvolto.
La lettera a Trump e Von der Leyen
Di fronte a questo scenario, Coldiretti e National Farmers’ Union (Nfu) hanno inviato una lettera congiunta a Trump e alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, esortando a fermare l’escalation di dazi e contro-dazi e ad aprire un dialogo costruttivo per proteggere la stabilità economica e la sicurezza alimentare.

Anche Federitaly ha lanciato un allarme per l'impatto devastante che i dazi potrebbero avere. Il presidente Carlo Verdone denuncia che "Trump sta regalando il supermercato americano ai truffatori del falso italiano", favorendo chi contraffa e penalizzando i produttori autentici. Secondo Federitaly, il danno non sarà solo per le imprese italiane, ma anche per i consumatori americani, che si troveranno a pagare prezzi più alti per prodotti di qualità inferiore.
La richiesta delle associazioni italiane è chiara:
- Una reazione immediata e compatta dell’Unione Europea;
- Maggiore protezione del Made in Italy autentico nei mercati internazionali;
- Rafforzamento delle norme contro l'Italian Sounding;
- Campagne informative globali per smascherare le contraffazioni e promuovere i veri prodotti italiani.
"Questa guerra dei dazi è una sciagura per l’Europa e un colpo durissimo per l’Italia - conclude Verdone - Ma noi non ci pieghiamo. Federitaly è pronta a difendere in ogni sede i diritti delle nostre imprese e dei consumatori. Il Made in Italy non si tocca".
Le imitazioni dei cibi italiani negli Usa

Il "Parmesan"

La "mozzarella di Sorrento"

Il "Romano"
