L’operazione annunciata segna una svolta profonda per il settore delle telecomunicazioni in Italia e apre a un possibile riassetto strategico che intreccia infrastrutture digitali, servizi finanziari e logistica.
Poste Italiane e l’offerta pubblica d’acquisto su Tim
Poste Italiane ha deciso di avviare un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Telecom Italia, coinvolgendo direttamente tutti gli azionisti. L’offerta prevede una formula mista, una parte in contanti e una in azioni della stessa Poste.
Nel dettaglio, per ogni titolo consegnato, verrebbero riconosciute 0,0218 azioni Poste più 16,7 centesimi in denaro. Il valore complessivo dell’operazione si aggira intorno ai 10,8 miliardi di euro, con un premio leggermente superiore al 9% rispetto all’ultimo prezzo di Borsa.
Per essere considerata valida, l’operazione dovrà raggiungere almeno il 66,67% del capitale di Tim, soglia che permetterebbe a Poste di ottenere il controllo effettivo.
Obiettivo: un grande polo nazionale integrato
Alla base della mossa c’è un progetto industriale ambizioso: mettere insieme rete di telecomunicazioni, servizi postali e attività finanziarie in un’unica piattaforma. L’integrazione tra la rete di Tim e la presenza capillare di Poste sul territorio consentirebbe di sviluppare servizi avanzati legati a connettività, cloud e gestione dei dati.
Il nuovo gruppo nascerebbe con dimensioni importanti, sfiorando i 27 miliardi di ricavi e superando i 150mila dipendenti. L’idea è quella di creare un’infrastruttura digitale nazionale in grado di sostenere la trasformazione tecnologica del Paese.
Il ruolo centrale dello Stato
Uno degli elementi chiave dell’operazione riguarda la governance. Il controllo resterebbe saldamente pubblico, lo Stato manterrebbe una partecipazione superiore al 50%, anche attraverso Cassa Depositi e Prestiti.
Nel comunicato ufficiale si sottolinea proprio questo aspetto: “Il gruppo risultante potrà beneficiare di una governance stabile, con la presenza dello Stato italiano quale azionista di maggioranza”.
L’obiettivo dichiarato è garantire continuità e indirizzo strategico in un settore considerato cruciale.
Verso l’uscita di Tim dalla Borsa
Se l’operazione dovesse andare in porto, uno degli effetti più rilevanti sarebbe l’uscita dalla Borsa di Tim. Poste punta infatti a ritirare il titolo dal mercato entro il 2026, trasformando la società in un soggetto non più quotato.
La valutazione dell’offerta è già partita con la convocazione di un consiglio straordinario da parte di Tim, chiamato a esprimersi su una proposta che potrebbe segnare la fine di un’epoca per l’ex monopolista delle telecomunicazioni.
Sinergie economiche e impatto industriale
Dal punto di vista finanziario, Poste stima benefici complessivi per circa 700 milioni di euro. Da un lato, circa 500 milioni deriverebbero da risparmi, soprattutto legati alla riduzione del costo del debito di Tim grazie a una struttura più solida. Dall’altro, si prevedono 200 milioni di ricavi aggiuntivi attraverso la vendita incrociata di servizi.
L’integrazione comporterebbe però anche costi, stimati anch’essi intorno ai 700 milioni. Nonostante ciò, il gruppo ritiene che la razionalizzazione degli investimenti in tecnologia e digitalizzazione possa evitare duplicazioni e migliorare l’efficienza complessiva.
Un nuovo scenario
L’operazione va oltre la dimensione finanziaria e punta a ridefinire l’assetto industriale italiano. Già nel 2025 Poste aveva indicato come priorità il consolidamento del settore, ma pochi si aspettavano una mossa così diretta sul principale operatore telefonico.
Per Poste, l’integrazione rappresenta il passaggio definitivo verso un modello di piattaforma connessa, capace di offrire servizi digitali su larga scala. Per Tim, invece, significherebbe uscire da anni complessi e trovare una nuova stabilità sotto un controllo pubblico forte, con l’ambizione di rafforzare la sovranità digitale nazionale.