costi alle stelle

Polizze auto sempre più care: avviata indagine dall’Istituto di vigilanza delle assicurazioni Antitrust

Premi più alti di Europa ma la causa non si comprende, a fronte di introiti delle compagnie che continuano a crescere

Polizze auto sempre più care: avviata indagine dall’Istituto di vigilanza delle assicurazioni Antitrust

Le polizze Rc auto continuano a costare sempre di più e ora finiscono sotto la lente di IVASS e Antitrust. Ieri, 18 giugno 2026, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato hanno avviato un’indagine conoscitiva sul settore, con l’obiettivo di capire se l’attuale funzionamento del mercato garantisca davvero concorrenza, trasparenza e prezzi corretti per gli automobilisti.

Polizze auto sempre più care: avviata indagine

Il premio medio della polizza Rc auto in Italia continua a salire. Nel quarto trimestre del 2025 si è attestato a 432 euro, con un aumento annuo del 3,5%. Nel terzo trimestre dello stesso anno, secondo i dati IPER di IVASS, il prezzo medio era arrivato a 436,8 euro, in crescita del 5% su base annua in termini nominali e del 3,4% in termini reali, quindi al netto dell’inflazione.

Il problema non è solo l’aumento. È che i premi italiani restano ancora più alti della media europea e superiori a quelli registrati in Paesi come Francia, Germania e Spagna. Il differenziale si è ridotto rispetto al passato, ma non è scomparso. E soprattutto non è ancora del tutto chiaro se gli aumenti recenti siano pienamente giustificati dai costi dei sinistri o se il mercato presenti meccanismi che limitano la concorrenza.

L’indagine: cosa vogliono capire IVASS e Antitrust

L’indagine avviata da IVASS e AGCM è conoscitiva sulle criticità concorrenziali del mercato Rc auto. In parallelo è stata aperta anche una consultazione pubblica, con possibilità per i soggetti interessati di inviare contributi entro il 31 luglio 2026.

Il presidente dell’IVASS, Paolo Angelini, ha spiegato che l’obiettivo è individuare possibili linee di intervento per una regolamentazione più efficace del settore. Sotto osservazione finiscono in particolare due meccanismi: il risarcimento diretto e il sistema bonus-malus.

paolo angelini
Paolo Angelini

Il risarcimento diretto è il sistema che consente all’assicurato danneggiato di essere risarcito dalla propria compagnia, che poi regola i conti con l’impresa del responsabile del sinistro attraverso meccanismi di compensazione. È un sistema nato per semplificare e accelerare i pagamenti, ma oggi le autorità vogliono capire se il suo funzionamento produca effetti distorsivi sui costi e sugli incentivi delle compagnie.

Il bonus-malus, invece, è il meccanismo che premia o penalizza l’automobilista in base alla storia assicurativa e ai sinistri provocati. Anche qui il tema non è abolire il principio del rischio, ma verificare se il sistema continui a funzionare in modo equo e competitivo o se finisca per rendere troppo rigidi i prezzi, penalizzando alcune categorie di assicurati e alcuni territori.

Prezzi in aumento, ma il perché non è del tutto chiaro

La spiegazione più immediata degli aumenti è nota: riparare un’auto costa di più. Negli ultimi anni sono cresciuti i prezzi dei ricambi, della manodopera, dei materiali, delle tecnologie installate sui veicoli e, in generale, dei sinistri più complessi. Anche l’inflazione ha inciso, spesso con ritardo rispetto al momento in cui i costi aumentano e vengono poi trasferiti sulle tariffe.

La stessa IVASS, in un’analisi pubblicata nel 2025, aveva indicato che l’inflazione e l’aumento dei costi dei sinistri hanno contribuito alla ripresa dei premi dopo una lunga fase di riduzione. Tra il 2014 e il 2021, infatti, il premio medio Rc auto si era ridotto in modo significativo. Da fine 2022, invece, il mercato ha ripreso a salire.

Ma questa spiegazione non basta a chiudere il caso. Perché se è vero che i costi dei sinistri sono aumentati, è anche vero che il mercato assicurativo nel suo complesso appare solido, redditizio e in crescita. E allora la domanda diventa inevitabile: gli automobilisti stanno pagando solo l’aumento reale dei costi o anche inefficienze, rigidità e margini del sistema?

Il paradosso: automobilisti sotto pressione, compagnie in salute

Il 2025 è stato un anno positivo per il settore assicurativo italiano. La relazione annuale IVASS indica una raccolta premi complessiva pari a 162,2 miliardi di euro, con un indice medio di solvibilità salito al 273%. Il comparto danni, di cui l’auto rappresenta una quota rilevante, ha registrato una crescita robusta.

Secondo Assoutenti, il risultato d’esercizio delle imprese italiane e delle rappresentanze extra SEE è salito a 11,6 miliardi di euro, con un aumento del 10,8%. Da qui la critica dell’associazione dei consumatori: “Non siamo davanti a compagnie in ginocchio, ma a un mercato che aumenta i premi mentre migliora i propri conti”.

È qui che l’indagine diventa necessaria: per capire se il mercato stia trasferendo sui cittadini costi effettivi o anche rendite e inefficienze.

Il confronto europeo: il divario si è ridotto, ma resta

Un elemento importante riguarda il confronto con l’Europa. Negli anni scorsi l’Italia aveva un differenziale molto elevato rispetto agli altri grandi Paesi europei. Secondo i dati ricordati da IVASS, tra il 2008 e il 2024 il divario rispetto al premio medio di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, al netto del carico fiscale, si è ridotto da 165 euro a 41 euro.

Questo significa che il mercato italiano è migliorato rispetto al passato. Ma il problema non è risolto. I premi restano sopra la media europea e continuano a pesare in modo molto diverso a seconda della provincia, dell’età dell’assicurato, della classe di merito e del profilo di rischio.

Il divario territoriale resta uno dei nodi più sensibili. I dati IVASS mostrano che il premio medio cambia molto da provincia a provincia. Nel terzo trimestre 2025, ad esempio, a Napoli si pagavano in media 273 euro in più rispetto ad Aosta. Il differenziale territoriale si è ridotto rispetto al 2014, ma continua a essere molto ampio.

La scatola nera non basta più

Negli ultimi anni uno degli strumenti usati per contenere i premi è stata la scatola nera, cioè il dispositivo che registra dati di guida e consente alle compagnie di valutare meglio il rischio. La sua diffusione è cresciuta, soprattutto in alcune aree del Sud dove i premi sono storicamente più alti.

Secondo IVASS, nel terzo trimestre 2025 la scatola nera era installata sul 18,9% delle autovetture assicurate, contro il 17,8% dell’anno precedente. In alcune province la diffusione è molto più alta: a Caserta riguarda il 64,1% dei veicoli e a Napoli il 53,1%.

Ma anche questo strumento non ha eliminato il problema. La scatola nera può ridurre l’incertezza sul rischio e contenere alcune frodi, ma non basta se il mercato resta poco mobile, se i clienti non cambiano compagnia, se le condizioni contrattuali sono difficili da confrontare o se i meccanismi di risarcimento producono costi poco trasparenti.

La Rc auto non è una spesa facoltativa. Per milioni di famiglie è un costo obbligatorio, necessario per usare l’auto e spesso indispensabile per lavorare, soprattutto nelle aree meno servite dal trasporto pubblico. Per questo gli aumenti hanno un impatto sociale diretto.

Quando il premio cresce del 3,5% o del 5%, l’effetto non è uguale per tutti. Pesa di più sui giovani, su chi vive nelle province considerate più rischiose, su chi ha redditi bassi, su chi possiede auto vecchie e su chi non può rinunciare al mezzo privato.

È qui che la questione diventa politica: un mercato obbligatorio deve essere anche un mercato comprensibile, competitivo e controllabile. Se il cittadino è obbligato ad assicurarsi, deve poter sapere perché paga una certa cifra e quali componenti determinano l’aumento.