Più soldi subito in busta paga per chi resta al lavoro, pensioni anticipate ridisegnate e aumenti automatici per gli assegni più bassi. Il 2026 segna un nuovo passaggio per il sistema previdenziale italiano.
Con la circolare n. 19 del 25 febbraio, l’INPS ha chiarito come cambiano pensioni, incentivi e sostegni economici dopo le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio. Alcune misure vengono archiviate, altre prorogate e altre ancora profondamente cambiate.
La regola principale però è una: chi aveva già maturato i requisiti non perde il diritto alla pensione.
Ecco cosa succede davvero.
Bonus pensione: più stipendio ogni mese se resti al lavoro
La novità più interessante riguarda i lavoratori dipendenti che maturano il diritto alla pensione anticipata entro il 31 dicembre 2026.
Possono accedere all’incentivo:
- uomini con almeno 42 anni e 10 mesi di contributi;
- donne con 41 anni e 10 mesi;
- lavoratori che avevano già raggiunto i requisiti di Quota 103 entro la fine del 2025.
Chi decide di non andare subito in pensione può rinunciare al versamento dei contributi previdenziali a proprio carico.
In pratica quei soldi non vengono più trattenuti per l’Inps ma finiscono direttamente nello stipendio netto.
Il risultato? Una busta paga più pesante ogni mese.
L’obiettivo è duplice: trattenere lavoratori esperti nel mercato del lavoro e contenere la spesa pensionistica immediata.
Addio Quota 103 e Opzione Donna (ma non per tutti)
Quota 103 e Opzione Donna non sono state prorogate per il 2026. Ma questo non significa che il diritto sia perso.
Vale infatti il principio della cristallizzazione.
Significa che:
- chi ha raggiunto 62 anni di età e 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2025 può ancora fare domanda anche nel 2026;
- le lavoratrici che avevano maturato i requisiti per Opzione Donna entro il 31 dicembre 2024 possono comunque accedere alla pensione.
Se i requisiti erano stati raggiunti quando la norma era attiva, l’uscita anticipata resta possibile anche negli anni successivi.
Ape Sociale prorogata fino al 2026: chi può richiederla
Tra le misure confermate resta l’Ape Sociale, estesa fino al 31 dicembre 2026 senza cambiamenti nelle regole.
Serve come assegno ponte fino alla pensione di vecchiaia.
I requisiti restano:
- 63 anni e 5 mesi di età;
- almeno 30 anni di contributi (36 per i lavori gravosi).
Possono accedere:
- disoccupati senza ammortizzatori sociali;
- caregiver familiari;
- invalidi civili almeno al 74%;
- lavoratori impegnati in attività gravose.
Le domande devono essere presentate entro tre finestre:
- 31 marzo 2026;
- 15 luglio 2026;
- 30 novembre 2026.
Attenzione anche al lavoro durante il beneficio: è consentito solo quello autonomo occasionale entro i 5.000 euro lordi annui. Superata la soglia si perde l’indennità.
Pensione contributiva: stop al cumulo con i fondi privati
Cambiano anche le regole della pensione contributiva pura.
Dal 2026 sparisce la possibilità di usare le rendite dei fondi pensione complementari per raggiungere l’importo minimo necessario ad accedere alla pensione anticipata o di vecchiaia.
In sostanza:
- niente più somma tra previdenza pubblica e integrativa;
- conta solo la contribuzione versata all’Inps.
Viene cancellato anche l’aumento progressivo degli anni minimi di contributi che sarebbe arrivato fino a 25 o 30 anni.
Pensioni basse, aumento automatico: cosa cambia
Arriva invece una novità positiva per chi percepisce assegni più bassi.
Scattano:
- 20 euro in più al mese sulla maggiorazione sociale;
- aumento di 260 euro del limite di reddito per accedere al beneficio.
Non serve fare domanda.
L’incremento viene riconosciuto automaticamente dall’Inps a chi possiede i requisiti.
Il nuovo equilibrio delle pensioni
Il quadro che emerge è quello di un sistema più selettivo sulle uscite anticipate ma più protettivo verso chi ha redditi bassi o condizioni di fragilità.
Da una parte si chiudono alcune sperimentazioni molto popolari, dall’altra si spinge a restare più a lungo al lavoro con incentivi economici immediati.
Per molti lavoratori, però, resta una certezza fondamentale: se i requisiti erano stati maturati in tempo, il diritto alla pensione resta garantito anche dopo il cambio delle regole.