Mercato energetico

OPEC+ aumenta la produzione di petrolio ad agosto: “Prezzi come prima della guerra Usa-Iran”

Sette Paesi dell'alleanza incrementeranno l'offerta di 188mila barili al giorno, ma il mercato petrolifero non tornerà alla piena normalità prima del 2027

OPEC+ aumenta la produzione di petrolio ad agosto: “Prezzi come prima della guerra Usa-Iran”

L’OPEC+ (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) e altri grandi produttori di greggio guidati dalla Russia, ha deciso di aumentare la produzione complessiva di petrolio di 188mila barili al giorno a partire da agosto.

La decisione è stata presa durante una riunione virtuale e riguarda sette Paesi: Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman.

Produzione di petrolio in aumento ad agosto

In realtà, si tratta del quinto mese consecutivo in cui il gruppo sceglie di incrementare gradualmente l’offerta, proseguendo lo smantellamento dei tagli volontari alla produzione introdotti nel 2023. Arabia Saudita e Russia sosterranno la quota maggiore dell’aumento, con 62mila barili al giorno aggiuntivi ciascuna.

La decisione arriva in un contesto di forte cambiamento del mercato energetico. Il Brent, riferimento internazionale per il greggio, è tornato a essere scambiato intorno ai 72 dollari al barile, mentre il WTI statunitense si mantiene vicino ai 68 dollari al barile.

I prezzi risultano così in linea con quelli registrati prima dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran alla fine di febbraio e nettamente inferiori ai picchi vicini ai 120 dollari al barile raggiunti durante la fase più acuta della crisi.

Segnali di ripresa dopo la guerra Usa-Iran

Nonostante il graduale aumento dell’offerta, la produzione reale dell’OPEC+ resta ancora inferiore ai livelli precedenti al conflitto. A maggio la produzione complessiva dell’alleanza è scesa a 33,13 milioni di barili al giorno, contro i 42,77 milioni registrati a febbraio.

La sede Opec a Vienna

 

Una ripresa è iniziata nel mese di giugno grazie agli sforzi degli Stati Uniti per favorire l’aumento delle esportazioni di petrolio da parte degli Emirati Arabi Uniti e di altri produttori, ma i volumi restano ancora lontani dalla piena normalità.

Per gran parte della guerra, iniziata dagli stessi Stati Uniti e da Israele, infatti, le difficoltà nello Stretto di Hormuz hanno limitato le esportazioni dal Medio Oriente, costringendo i produttori a ridurre la produzione effettiva mentre aumentavano le scorte di greggio invenduto.

Perché i prezzi del greggio stanno diminuendo

Il ritorno del petrolio ai livelli precedenti alla guerra è il risultato di diversi fattori che stanno aumentando la disponibilità di greggio sul mercato mondiale. Tra gli elementi principali figurano la diminuzione delle importazioni di petrolio da parte della Cina e l’aumento delle esportazioni dei produttori non mediorientali.

E poi ancora il rilascio record delle riserve strategiche coordinato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia e le aspettative di una normalizzazione dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Anche l’intesa tra Washington e Teheran per avviare la conclusione del conflitto ha rafforzato la fiducia, alimentando l’aspettativa di un ritorno ai livelli ordinari.

Gli ostacoli che minano la ripresa

Secondo l’analista di UBS Giovanni Staunovo, la decisione dell’OPEC+ era ampiamente prevista dal mercato. L’attenzione degli investitori, tuttavia, resta concentrata su due aspetti fondamentali: la capacità delle petroliere di attraversare regolarmente lo Stretto di Hormuz e la velocità della ripresa della domanda cinese di greggio.

Oltre alla gestione della produzione, l’OPEC+ dovrà affrontare nuove questioni interne. L’alleanza, composta da 21 membri, deve infatti gestire gli effetti dell’uscita degli Emirati Arabi Uniti dal gruppo e le richieste dell’Iraq di ottenere quote produttive più elevate.

I sette Paesi coinvolti negli aumenti hanno comunque precisato di poter sospendere o invertire il piano qualora le condizioni di mercato dovessero cambiare in modo significativo.

Quando tornerà davvero la piena produzione

La riapertura delle rotte commerciali sta riportando sul mercato i barili accumulati durante i mesi di crisi, contribuendo a mantenere una pressione ribassista sui prezzi anche a fronte di aumenti ufficiali relativamente contenuti.

Secondo le stime di S&P Global Energy, la produzione petrolifera del Golfo non tornerà ai livelli precedenti alla guerra prima del primo trimestre del 2027.

Nel frattempo, gli esperti ritengono che gli effetti del conflitto sui prezzi dei carburanti e sui costi energetici per famiglie e imprese potrebbero protrarsi ancora a lungo, anche dopo un eventuale accordo di pace definitivo.

I sette produttori dell’OPEC+ torneranno a riunirsi il 2 agosto quando valuteranno se confermare il percorso di aumento graduale della produzione o modificarlo in base all’evoluzione del mercato.