Economia
"rimedi" al caro carburante

Olio di colza o di semi nel motore al posto del diesel: cosa succede se lo si fa e perché è illegale

E' anche un reato di natura fiscale perché non si pagano le accise.

Olio di colza o di semi nel motore al posto del diesel: cosa succede se lo si fa e perché è illegale
Economia 11 Giugno 2022 ore 22:36

Con il carburante schizzato ai massimi storici tornano di moda alcune soluzioni "fai da te", come l'olio di colza o di semi impiegato al posto del carburante.  Ma non sempre è una buona idea, e c'è anche un aspetto illegale.

Olio di colza o di semi al posto del diesel: si può fare?

Va detto che il pensiero può essere fatto esclusivamente per i motori diesel e non per quelli alimentati a benzina. Ma quello che ci si domanda è soprattutto se funziona. E qui le opinioni degli esperti si dividono. C'è chi sostiene che gli inconvenienti siano rappresentati soltanto da   un calo delle prestazioni e puzza simile a quella di frittura, ma dall'altra parte ci sono anche coloro che spiegano che non è proprio la stessa cosa.

Pur avendo la stessa origine, ovvero i semi di colza, l'olio di colza e il biodiesel (carburante diesel ottenuto da fonti vegetali) sono due cose diverse. L'olio che si compra al supermercato e che si usa per friggere i cibi è ottenuto dalla spremitura dei semi della colza; da questo, tramite un processo chimico, si ottiene il biodiesel. In pratica, l'olio di colza è sì un ingrediente del cosiddetto biodiesel, ma l'olio alimentare  in commercio non è stato sottoposto ai trattamenti chimici necessari, per cui produce residui che a lungo andare potrebbero danneggiare il motore. E andrebbe comunque diluito con diesel "vero" prima di essere immesso nel serbatoio.

Meglio sui motori vecchi

L'olio "da cucina" nei motori diesel è una "storia vecchia". Poteva andare bene una volta, con sistemi a precamera o a  iniezione indiretta. Da allora, i sistemi e le pressioni di alimentazione sono profondamente cambiati, migliorando la combustione del gasolio ma con tolleranze notevolmente ridotte. Prima dell'avvento dei  diesel common rail  un motore “digeriva” sensibili variazioni della composizione del carburante, oggi la questione è un po' più rischiosa. I nuovi motori sono poi disseminati di sensori che mandano messaggi di avaria in caso incontrino qualcosa di "strano".

Il motore poi può incepparsi gradualmente, costringendoci a costose manutenzioni o alla sostituzione di qualche pezzo, che di fatto annullerebbero l'effetto "risparmio" generatosi con l'utilizzo di un "carburante" più economico.

Attenzione, è un reato

Al di là delle questioni di prestazioni o manutenzione dell'auto, c'è anche un aspetto legale che molti non conoscono. Rifornire la propria autovettura con olio da cucina non è ammesso dalla legge.

In base all'articolo 21 del Decreto legislativo n. 504 del 26/10/1995, è tassato come carburante qualsiasi altro prodotto destinato a essere utilizzato, messo in vendita o utilizzato come carburante o come additivo per accrescere il volume finale dei carburanti. In base all'articolo 40 del Decreto, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa dal doppio al decuplo dell'imposta evasa, non inferiore in ogni caso a 7.500 euro, chiunque destina a usi soggetti a imposta prodotti.

In pratica, l'utilizzo di oli vegetali come l'olio di colza senza l'assolvimento dell'imposta è punito in quanto non rispetta il pagamento delle tanto contestate accise sul carburante. Anche se poi risulta complicato immaginare di essere scoperti a meno di essere colti in flagrante mentre si versa l'olio. Un'eventualità piuttosto improbabile.

 

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