Una crescita migliore del previsto, ma ancora troppo debole per parlare di vera ripartenza. L’Ocse alza allo 0,9% la previsione sul Pil italiano nel 2026, quattro decimi in più rispetto alla stima formulata a giugno. Per il 2027, invece, la previsione resta ferma allo 0,6%.
È una delle indicazioni principali contenute nel nuovo Economic Outlook intermedio pubblicato mercoledì 23 settembre 2026. Il dato italiano sorprende positivamente soprattutto perché arriva in un contesto internazionale tutt’altro che favorevole: guerra in Medio Oriente, energia cara, aumento dei tassi di interesse e nuove tensioni commerciali continuano a pesare sull’economia mondiale.
Italia meglio delle attese
A giugno l’Ocse prevedeva per l’Italia una crescita dello 0,5% nel 2026. Ora la stima sale allo 0,9%, con una revisione di 0,4 punti percentuali. Il miglioramento riflette soprattutto una prima parte dell’anno più resistente del previsto.
Secondo l’Istat, nel secondo trimestre il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita già acquisita per l’intero 2026, cioè quella che si otterrebbe anche in caso di variazioni nulle nei trimestri successivi, è dello 0,8%. Anche il Centro studi di Confindustria ha appena portato allo 0,8% la propria previsione per quest’anno, rispetto allo 0,5% stimato in primavera. L’Ocse si colloca quindi leggermente sopra questa previsione.
Lavoro ai massimi, ma la crescita resta modesta
Uno dei punti di forza dell’economia italiana continua a essere l’occupazione. Nel secondo trimestre il numero degli occupati ha raggiunto 24,36 milioni, il livello più elevato dall’inizio delle serie storiche, mentre il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è salito al 63,1%. Ma c’è un paradosso: l’occupazione continua a crescere più velocemente del Pil.
Questo significa che aumenta il numero di persone al lavoro, ma la produttività resta debole, uno dei problemi strutturali che da anni limita il potenziale di crescita italiano. Nel rapporto dedicato all’Italia pubblicato in primavera, l’Ocse aveva infatti indicato tra le priorità la produttività, la crescita dimensionale delle imprese, l’occupazione di giovani e donne e il miglioramento delle competenze.
Torna il problema inflazione
Il rovescio della medaglia è rappresentato dai prezzi. Per l’Italia l’Ocse prevede un’inflazione del 3% nel 2026, per poi scendere al 2,6% nel 2027. Se per quest’anno la previsione non cambia rispetto a giugno, quella del prossimo anno viene aumentata di 0,4 punti. I dati italiani più recenti confermano la pressione.
Ad agosto l’inflazione è salita al 3,3%, dal 2,9% di luglio, soprattutto per effetto dell’energia: i prezzi dei beni energetici risultano superiori del 17,1% rispetto a un anno prima. Ed è proprio l’energia il principale elemento di incertezza individuato dall’Ocse.
Petrolio, gas e Medio Oriente pesano sul 2027
Secondo l’Ocse, l’economia mondiale ha resistito meglio del previsto al conflitto in Medio Oriente grazie alle scorte di petrolio, all’aumento dell’offerta proveniente da produttori esterni al Golfo e agli interventi pubblici. Ma negli ultimi mesi le interruzioni alla produzione e alle esportazioni hanno nuovamente spinto verso l’alto i prezzi dell’energia.
L’Organizzazione prevede una crescita mondiale del 2,9% nel 2026 e del 3% nel 2027. La zona euro dovrebbe invece fermarsi all’1% sia quest’anno sia il prossimo. L’Italia, quindi, nel 2026 crescerebbe poco meno della media dell’area euro, mentre nel 2027 il divario tornerebbe ad ampliarsi: 0,6% contro 1%.
La spinta del Pnrr sta finendo
C’è poi un altro elemento destinato a pesare sulla crescita italiana: il Pnrr entra nella fase finale. Negli ultimi anni investimenti e cantieri finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza hanno dato un contributo importante all’economia, in particolare nelle costruzioni e negli investimenti pubblici. Confindustria segnala però che questa spinta inizierà a esaurirsi già nella seconda metà del 2026.
Per questo il tema si sposta progressivamente da quanto l’Italia riesce a spendere a quanto quegli investimenti riusciranno ad aumentare davvero produttività e crescita negli anni successivi.
E per la prossima Manovra lo spazio resta stretto
Il miglioramento del Pil aiuta anche i conti pubblici, perché una crescita più elevata rende più gestibile il rapporto tra debito e prodotto interno lordo. Ma non significa automaticamente che il Governo disponga di più risorse da spendere.
Il deficit italiano nel 2025 si è fermato al 3,1% del Pil, in netto miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 ma ancora appena sopra la soglia europea del 3%. Il capo economista dell’Ocse Stefano Scarpetta ha avvertito proprio oggi che i margini per nuove misure discrezionali rimangono limitati. Gli eventuali aiuti contro il caro energia, secondo l’Organizzazione, dovrebbero essere concentrati sulle famiglie a basso reddito e sulle imprese maggiormente esposte, evitando interventi generalizzati molto costosi.
La fotografia finale è quella di un’economia che ha dimostrato più resilienza del previsto, ma che continua a crescere lentamente e rimane particolarmente esposta a tutto ciò che accade fuori dai suoi confini.