"mobilità sommersa"

Nonni con la valigia: adesso anche gli anziani abbandonano il Mezzogiorno per il Nord

Ricongiungimento familiare e carenza di servizi sanitari: queste le due motivazioni alla base del fenomeno. Per i giovani, invece, fuga già prima della laurea

Nonni con la valigia: adesso anche gli anziani abbandonano il Mezzogiorno per il Nord

Non più (soltanto) giovani in cerca di maggiori opportunità professionali. Un Report Svimez “Un Paese, due emigrazioni”, presentato in collaborazione con Save the Children racconta di una nuova tendenza migratoria del Belpaese: gli anziani che lasciano il Mezzogiorno a favore del Nord.

Il fenomeno della mobilità non riguarda più solo i giovani in cerca di opportunità, ma anche gli anziani che, pur mantenendo la residenza nel Mezzogiorno, si spostano verso il Centro-Nord, alla ricerca di un ricongiungimento familiare o migliori condizioni di vita.  Si tratta di una mobilità sommersa.

Un “nuovo” volto della mobilità: i nonni con la valigia

Nel periodo che va dal 2002 al 2024, il numero degli over 75 del Mezzogiorno che, pur essendo formalmente residenti nel Sud, vivono stabilmente nel Centro-Nord è praticamente raddoppiato, passando da 96 mila a oltre 184 mila unità.

"Nonni con la valigia" e la nuova emigrazione al Centro-Nord: un fenomeno in crescita
“Nonni con la valigia”

Questi “nonni con la valigia” rappresentano un nuovo fenomeno di emigrazione, che, pur non essendo visibile nelle statistiche ufficiali, ha un impatto significativo sulla dinamica della mobilità in Italia.

Questo fenomeno riflette due dinamiche principali: da un lato, il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati verso il Centro-Nord; dall’altro, la crescente difficoltà di ricevere servizi sanitari e assistenziali adeguati nel Mezzogiorno, che spinge gli anziani a cercare una qualità della vita migliore nelle regioni settentrionali, dove la disponibilità di servizi e infrastrutture risulta generalmente più efficiente.

Giovani qualificati in fuga: il Mezzogiorno continua a perdere talento

Al netto del fenomeno dei nonni in fuga, il Mezzogiorno continua a vivere un’emorragia di giovani laureati che si trasferiscono al Centro-Nord in cerca di opportunità migliori. Dal 2002 al 2024, 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Sud, con una perdita netta di 270mila giovani. L’emigrazione riguarda soprattutto giovani laureati, con un aumento consistente della percentuale di migranti meridionali con titolo universitario: dal 20% nel 2002 a circa il 60% nel 2024.

Oltre 63mila laureati under 35 hanno lasciato l’Italia per destinazioni estere, con una perdita netta di 45mila giovani qualificati. Un numero che sottolinea la difficoltà di trattenere i talenti nel Paese, nonostante gli sforzi per migliorare le politiche di ritorno.

Un divario crescente: Nord vs Sud

Nel frattempo, il Centro-Nord continua ad attrarre giovani meridionali qualificati, ma anche il Nord registra perdite. Tra il 2002 e il 2024, 154mila laureati del Centro-Nord hanno deciso di trasferirsi all’estero, con un picco significativo nel 2024, quando 21mila giovani provenienti dal Nord hanno scelto di emigrare.

Tuttavia, il Centro-Nord compensa ampiamente queste perdite grazie ai flussi migratori provenienti dal Sud, con un saldo netto positivo di 270mila unità. Questo fenomeno conferma l’attrattività del Nord rispetto al Mezzogiorno, ma evidenzia anche un crescente squilibrio tra le regioni.

La fuga inizia prima della laurea

La mobilità non attende più la fine degli studi universitari. 70mila studenti meridionali su circa 521mila che si iscrivono all’università ogni anno, scelgono atenei del Centro-Nord. Questo dato segna un 13% del totale, ma con punte che raggiungono il 21% nelle facoltà STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). La mobilità anticipata è il risultato di un mercato del lavoro più dinamico e competitivo al Nord, dove i laureati trovano occupazione in percentuale maggiore rispetto al Mezzogiorno.

Infatti, mentre l’88,5% dei laureati che si forma al Centro-Nord trova lavoro nella stessa macro-area, solo il 69% dei laureati meridionali riesce a trovare occupazione nel Mezzogiorno. Questo gap evidenzia una disparità di opportunità che spinge i giovani a cercare migliori condizioni lavorative altrove, già durante il periodo di studi.

L’importanza di un piano per il Sud

Infine, il rapporto sottolinea l’importanza di destinare risorse e politiche mirate per supportare le aree marginali e periferiche del Mezzogiorno, dove si concentra una gran parte della gioventù che sogna di emigrare. Le politiche di sviluppo devono affrontare le difficoltà di queste aree per garantire che i giovani possano vedere nel proprio territorio un futuro, trasformando le difficoltà in opportunità per la crescita delle comunità locali.

Il fenomeno degli anziani in mobilità e della perdita di giovani talenti dal Sud è un segnale chiaro delle disuguaglianze territoriali che continuano a caratterizzare l’Italia.