fase decisiva

Mps al centro del risiko bancario: il Cda valuta la proposta Banco Bpm, Intesa prova il sorpasso

Messina: "Creeremo una banca wealth da duemila miliardi". In Borsa Mps vola, Intesa arretra

Mps al centro del risiko bancario: il Cda valuta la proposta Banco Bpm, Intesa prova il sorpasso

Il futuro di Monte dei Paschi di Siena è entrato in una fase decisiva. Oggi, lunedì 8 giugno 2026 si è aperto il consiglio di amministrazione della banca senese, chiamato a un primo esame delle due mosse che hanno acceso il risiko bancario italiano: da una parte la proposta di aggregazione arrivata da Banco Bpm, dall’altra l’Opas totalitaria lanciata da Intesa Sanpaolo insieme al progetto di cessione di una parte della rete a Unipol-Bper.

Non è una normale trattativa tra banche. Mps è tornata al centro del sistema finanziario italiano dopo anni di crisi, salvataggi pubblici, ristrutturazioni e privatizzazione progressiva. Ora la banca più antica del mondo è diventata la pedina decisiva di una partita che coinvolge non solo il credito, ma anche wealth management, assicurazioni, Mediobanca e Generali.

La mossa di Intesa: offerta diretta agli azionisti

La mossa più forte è arrivata da Intesa Sanpaolo. La banca guidata da Carlo Messina ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sulla totalità delle azioni Mps. L’offerta riguarda un massimo di 3.036.151.673 azioni e sarà subordinata al rilascio delle autorizzazioni preventive.

Il valore implicito dell’operazione è molto rilevante: 10,091 euro per azione Mps, con un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale del 5 giugno. Il controvalore massimo, in caso di adesione integrale, è pari a circa 30,6 miliardi di euro.

Intesa non si limita a proporre un dialogo industriale a Mps, ma si rivolge direttamente agli azionisti della banca senese. È una differenza sostanziale rispetto alla proposta di Banco Bpm: qui non c’è solo un progetto di fusione da discutere tra consigli di amministrazione, ma un’offerta di mercato che mette gli azionisti del Monte davanti alla possibilità di aderire.

Carlo Messina ha presentato l’operazione come un salto di scala per Intesa.

“Questa operazione è una opportunità unica per rafforzare la nostra posizione in Europa e in Italia, generando valore per i nostri azionisti e creando una banca wealth management con duemila miliardi con ulteriori opportunità di crescita”, ha detto il ceo di Intesa durante la conference call con gli analisti.

Carlo Messina
Carlo Messina

Messina ha poi insistito su un punto: la capacità di Intesa di integrare altre banche.

“Abbiamo dimostrato di riuscire ad aggregare altre banche, e lo abbiamo dimostrato con le Venete e con Ubi. Questa operazione con Mps ci consente di crescere ancora. Questa integrazione ha zero rischi”.

È una dichiarazione pensata per rassicurare il mercato: Intesa vuole presentare l’acquisizione di Mps non come un’operazione rischiosa, ma come un’integrazione industriale già nelle sue corde.

Banco Bpm rischia di essere anticipata

La proposta di Banco Bpm era arrivata prima come progetto di aggregazione con Mps. L’obiettivo era costruire un nuovo polo bancario nazionale, più forte e alternativo ai due grandi gruppi già dominanti, Intesa e UniCredit.

L’intervento di Intesa cambia però completamente il quadro. Banco Bpm propone una fusione, Intesa mette sul tavolo un’Opas. Banco Bpm cerca un accordo industriale, Intesa parla direttamente agli azionisti. Per questo il Cda di Mps deve valutare due strade molto diverse: una possibile aggregazione con Banco Bpm oppure l’offerta di Intesa, che punta a inglobare Mps in un gruppo già leader in Italia.

Il ruolo di Unipol e Bper

Per rendere sostenibile l’operazione anche dal punto di vista regolatorio, Intesa ha costruito una seconda gamba dell’accordo. Unipol ha sottoscritto un’intesa con Intesa per acquisire una banca composta da 635 filiali Mps, una volta completata l’Opas. Unipol proporrà poi a Bper, di cui è azionista di riferimento, una combinazione con questa nuova realtà. Il gruppo risultante dovrebbe prendere il nome Banca Monte dei Paschi.

Da un lato Intesa punta a prendere il controllo del Monte. Dall’altro, una parte rilevante degli sportelli verrebbe trasferita a Bper, riducendo le sovrapposizioni territoriali e creando un secondo polo rafforzato. A supporto dell’operazione, Unipol prevede un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro.

Perché la partita va oltre Mps

Il dossier non riguarda solo Siena. L’operazione tocca anche il cuore del capitalismo finanziario italiano. Intesa ha infatti approvato l’acquisto del 3,01% di Generali e la sottoscrizione di un contratto derivato di copertura sulla stessa partecipazione.

Questo elemento spiega perché il mercato guarda con tanta attenzione alla partita. Mps ha legami e partecipazioni che la collegano a Mediobanca e, indirettamente, agli equilibri di Generali. Chi controlla Mps non prende soltanto una banca commerciale: entra in una catena di potere finanziario molto più ampia.

La reazione della Borsa

Piazza Affari ha reagito subito. Mps è volata in avvio di seduta con un rialzo del 10%, arrivando a 9,85 euro. Il movimento ha trascinato anche Mediobanca, salita del 9,5% a 23,71 euro, e Generali, in rialzo del 2,5% a 39,82 euro. Bene anche Bper, candidata a rafforzarsi attraverso gli sportelli del Monte.

Più fredda, invece, la reazione sui titoli di chi lancia o sostiene l’operazione. Intesa ha perso circa il 3%, mentre Unipol è scesa dell’1,6%. Debole anche Banco Bpm, in calo dell’1,1%, perché il suo progetto di fusione con Mps è ora minacciato dall’intervento di Intesa.

Il nodo per il Cda di Siena

Il Cda di Mps dovrà ora muoversi con estrema cautela. La banca senese deve valutare non solo il prezzo, ma anche la natura industriale delle due proposte. Con Banco Bpm ci sarebbe la costruzione di un nuovo gruppo bancario. Con Intesa, invece, Mps entrerebbe nel primo gruppo italiano, mentre una parte degli sportelli finirebbe nella nuova architettura Unipol-Bper.

La decisione non sarà immediata. Serviranno valutazioni tecniche, legali, industriali e regolatorie. Ma il primo effetto è già evidente: Mps non è più una banca in cerca di stabilità, ma l’asset più conteso del sistema bancario italiano.