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Manovra, l’inflazione al 4,2% stringe i conti: Meloni chiede più spazio all’Ue, Bruxelles frena

Sul tavolo aiuti per famiglie e imprese e interventi contro il caro energia

Manovra, l’inflazione al 4,2% stringe i conti: Meloni chiede più spazio all’Ue, Bruxelles frena

La manovra 2027 si prepara a entrare nella fase decisiva con un problema in più: l’inflazione è tornata a correre e sta riducendo i margini di intervento del governo. A settembre, secondo la stima preliminare dell’Istat, i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto. È il livello più alto degli ultimi tre anni. A spingere soprattutto sono stati i prezzi dell’energia, con gli energetici regolamentati a +25,9% e quelli non regolamentati a +22,2%. Anche gli alimentari non lavorati hanno accelerato, arrivando a +5,5%.

È su questo sfondo che il governo sta costruendo la prossima legge di bilancio, mentre il confronto con Bruxelles si fa più delicato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo che l’impatto dell’inflazione venga considerato nella valutazione del rispetto delle regole sulla spesa.

Meloni: senza maggiore flessibilità lo spazio per gli aiuti si riduce

La posizione di Palazzo Chigi è che lo shock dei prezzi, soprattutto quello energetico, stia producendo effetti sulla spesa pubblica che non erano stati incorporati nelle precedenti previsioni.

Nella lettera a von der Leyen, Meloni indica una quota di spesa direttamente interessata dall’inflazione superiore alle stime pari al 20,4% del Pil, alla quale si aggiunge un’altra componente, destinata a essere interessata già nel 2027, pari al 12% del Pil. Tra gli esempi viene citata la spesa per le pensioni, che risente del meccanismo di adeguamento legato all’andamento dei prezzi. La premier chiede quindi alla Commissione di tenere conto di questi fattori nella valutazione preventiva del rispetto della regola sulla spesa. L’argomento del governo è che, con margini troppo stretti, sostenere famiglie e imprese attraverso misure contro il caro-energia diventerebbe molto più difficile senza dover compensare la spesa con altri interventi.

La richiesta arriva alla vigilia dell’Ecofin del 9 ottobre, nel cui ordine del giorno figura anche il quadro di governance economica e il Patto di stabilità e crescita.

Bruxelles frena: “Abbiamo già dato flessibilità”

La risposta arrivata da Bruxelles è stata prudente. La Commissione ha ricordato che agli Stati membri è già stata concessa una certa flessibilità attraverso il nuovo quadro di governance economica e, in particolare, attraverso la clausola di salvaguardia nazionale prevista per determinate circostanze eccezionali.

Il meccanismo consente temporaneamente di discostarsi dai requisiti di bilancio, ma è sottoposto a condizioni precise e deve comunque salvaguardare la sostenibilità dei conti pubblici. La clausola attivata dall’Ue riguarda in particolare l’aumento della spesa per la difesa, non costituisce quindi un lasciapassare generale per qualsiasi nuova spesa. L’Italia, inoltre, resta sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo. La Commissione ricorda che il percorso concordato prevede il rispetto di un tetto alla crescita della spesa netta e il ritorno del deficit sotto il 3% del Pil.

È proprio questo il nodo: Roma chiede che l’aumento dei prezzi venga considerato nel calcolo dei margini disponibili, mentre Bruxelles deve verificare la richiesta all’interno delle regole comuni e senza compromettere il percorso di risanamento.

La proposta italiana: usare parte delle maggiori entrate per l’energia

Nella lettera alla Commissione non c’è soltanto la questione delle regole di bilancio. Meloni propone anche di individuare un modo per utilizzare almeno una parte dell’eventuale extragettito legato all’aumento dei prezzi per attenuare in maniera temporanea e mirata il costo dell’energia per famiglie e imprese.

La proposta si inserisce nel pressing che il governo sta esercitando da settimane sull’Europa. L’obiettivo è intervenire sul costo dell’energia senza trasformare il sostegno in una misura strutturale difficilmente compatibile con i vincoli di finanza pubblica.

L’Italia sta inoltre lavorando con altri Paesi, tra cui la Repubblica Ceca, a possibili interventi europei sul mercato delle quote di emissione, con l’obiettivo di attenuare le tensioni sui prezzi energetici.

Al Mef: “Sarà una legge di bilancio difficile”

A Roma la cautela è evidente. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha definito la prossima legge di bilancio “difficile”, indicando proprio nell’inflazione, nella tenuta dei conti pubblici e nell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato alcuni dei fattori che restringono lo spazio a disposizione.

Leo ha comunque confermato che il governo lavora a un nuovo intervento sull’Irpef, con l’ipotesi di estendere l’aliquota del 33% anche alla fascia di reddito tra 50mila e 60mila euro. Tra gli altri interventi allo studio ci sono misure sugli incentivi per l’efficienza energetica, con l’ipotesi di portare dal 50 al 65% la detrazione per alcuni lavori. Si tratta, però, di misure ancora legate alla definizione della manovra e delle relative coperture. Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mantiene una linea prudente e parla di una manovra “seria”.

Ministro Giorgetti

Cosa succede con la manovra 2027

Il prossimo passaggio sarà il Documento di finanza pubblica, che dovrà fornire la nuova cornice macroeconomica e di finanza pubblica sulla quale costruire la manovra. Al Parlamento è previsto l’esame del documento nella prima metà di ottobre; il Senato ha inserito in calendario la discussione del DFP 2027 nella settimana che comprende il 13 ottobre.

Il quadro di partenza non è semplice. La Commissione europea, nelle sue previsioni di primavera, stimava per l’Italia un deficit del 2,9% del Pil nel 2026 e dello stesso livello nel 2027 in assenza di nuove politiche. Per il 2027 indicava inoltre un debito pubblico al 139,2% del Pil, in aumento rispetto al 2025.

Ora, però, le nuove stime sull’inflazione cambiano il quadro con cui il governo deve costruire la legge di bilancio. L’aumento dei prezzi può infatti far crescere alcune entrate nominali, ma allo stesso tempo aumenta diverse voci di spesa e, in particolare, può incidere sulle prestazioni indicizzate e sulla spesa per pensioni. È questo equilibrio che il governo vuole sottoporre alla valutazione europea.

L’incognita dei tassi e dei mercati

A rendere il quadro ancora più delicato c’è il costo del debito. Quando salgono i rendimenti dei titoli di Stato, per il Tesoro diventa progressivamente più oneroso rifinanziare il debito e aumentano gli interessi da pagare negli anni successivi.

È un tema sul quale si è soffermato anche Mario Draghi nel suo intervento del 1° ottobre alla Banca nazionale svizzera. L’ex presidente della Bce ha sostenuto che un risanamento dei conti pubblici sarà necessario, ma ha avvertito che non può essere affidato soltanto a tagli alla spesa e aumenti delle imposte. Secondo Draghi, la crescita deve restare centrale e l’Europa dovrebbe accelerare sulle riforme comuni e sugli investimenti.