L’Italia si prepara a voltare pagina in uno dei dossier più delicati nella relazione con Bruxelles: l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Una misura che l’Unione europea attiva nei confronti dei Paesi i cui conti pubblici superano stabilmente i parametri previsti dal Patto di stabilità, in particolare il famigerato limite del 3% nel rapporto deficit/Pil.
L’Italia intravede una via d’uscita
Dopo anni di sorveglianza rafforzata, l’Italia intravede ora una via d’uscita. L’obiettivo dichiarato è quello di tornare sotto la soglia del 3% entro il 2026, partendo dal 3,3% stimato per il 2025. Il traguardo, ambizioso e politicamente rilevante, è stato ribadito con forza dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha avviato un’interlocuzione formale con il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis.
Ministro Giorgetti riceve al Mef commissario Ue @VDombrovskis 🇱🇻🇪🇺 per un colloquio fruttuoso che ha portato a chiarimenti e apprendimenti molto utili su comuni tematiche europee. pic.twitter.com/4rcYs34OJ3
— MEF (@MEF_GOV) July 9, 2025
“Per la prima volta non si parla di manovra correttiva con la legge di Bilancio: miracolosamente abbiamo fatto le previsioni giuste“, ha detto Giorgetti, sottolineando però anche la solidità tecnica delle basi su cui si fondano le nuove proiezioni.
I dati Istat pubblicati il 30 giugno, infatti, indicano un deficit 2024 al 3,4% e un avanzo primario tornato positivo nel 2025, pari all’1% del Pil. Risultati ottenuti grazie alla riduzione della spesa legata al Superbonus e a una razionalizzazione delle agevolazioni fiscali.

Il ministro ha sottolineato che “non vi è motivo di ritenere necessarie manovre correttive”, indicando la volontà del governo di mantenere la rotta senza interventi straordinari. E ha aggiunto:
“L’uscita dalla procedura non è solo una questione tecnica, ma anche politica. Significa superare raccomandazioni annuali spesso fastidiose e riconquistare margini di agibilità“.
Il nodo della spesa per la difesa
Ma sul tavolo di Bruxelles resta una questione cruciale: la cosiddetta “clausola difesa”, introdotta nel nuovo Patto di stabilità. Secondo Roma, essa si applica in modo asimmetrico.
“Se un Paese con deficit sotto il 3% aumenta la spesa per la difesa e supera la soglia, non entra nella procedura. Ma se un Paese come l’Italia, che ha ridotto il deficit, resta appena sopra il 3% per finanziare la difesa, rischia di non uscirne“, ha spiegato Giorgetti.

La polemica riguarda la necessità, per l’Italia, di aumentare la spesa militare per rispettare gli impegni Nato — obiettivo dichiarato del 5% del bilancio statale — senza penalizzare il processo di uscita dalla sorveglianza Ue. Su questo punto, anche Dombrovskis ha confermato che è in corso un confronto costruttivo:
“Stiamo discutendo un’applicazione flessibile della clausola per l’Italia. Troveremo soluzioni che permettano di conciliare impegni europei e esigenze nazionali”.
Nessun taglio al sociale
Giorgetti ha voluto poi rassicurare cittadini e Parlamento su un tema sentito:
“Non toglieremo un euro dalle spese per il sociale“.
Il ministro ha infatti garantito che l’aumento della spesa per la difesa non avverrà a discapito di settori strategici per la coesione economica e il benessere dei cittadini: famiglie, sanità, pensioni e istruzione, che già oggi rappresentano il 56% della spesa primaria.

“Il nostro obiettivo è coniugare rigore e investimento. Dimostrare che si può essere seri nei conti pubblici senza rinunciare alla crescita e al welfare”, ha affermato Giorgetti.
Una strategia che punta a rendere sostenibile nel medio periodo l’uscita dalla procedura, evitando che si trasformi in un fuoco di paglia.
Una vittoria ma con prudenza
Nonostante l’ottimismo, non mancano gli appelli alla cautela. Economisti come Carlo Cottarelli e Guntram Wolff avvertono: “Il vero test sarà il 2026, quando termineranno gli effetti espansivi del Pnrr e torneranno i vincoli pieni”. Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio ha segnalato che le previsioni del governo appaiono ottimistiche, in un contesto segnato da instabilità geopolitica e politiche monetarie restrittive.
La Commissione europea, intanto, ha ufficialmente avviato la procedura per deficit eccessivo contro sette Paesi, inclusa l’Italia, ma ha lasciato aperta la porta a una revisione in autunno. La prossima tappa sarà il Documento programmatico di bilancio di ottobre, quando i numeri del governo verranno messi alla prova.