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L’inflazione scende al 3% a giugno in Italia, lieve calo secondo l’Istat

I prezzi non tornano indietro, semplicemente aumentano un po’ meno rispetto al mese precedente

L’inflazione scende al 3% a giugno in Italia, lieve calo secondo l’Istat

L’inflazione rallenta, anche se resta su livelli più alti rispetto alla prima parte dell’anno. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat il 30 giugno 2026, a giugno l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, il NIC, al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla rispetto a maggio e un aumento del 3,0% su base annua, in calo rispetto al 3,2% del mese precedente.

Il dato segnala quindi una pausa nella corsa dei prezzi: nel confronto mensile, il carrello complessivo resta fermo; nel confronto con giugno 2025, però, il livello dei prezzi è ancora più alto del 3%.

Frena la spinta degli ultimi mesi

Il rallentamento arriva dopo l’accelerazione registrata a maggio, quando l’inflazione era salita al 3,2% anche per effetto delle tensioni sui beni energetici. A giugno, invece, il quadro mostra un lieve raffreddamento. Il dato italiano è risultato leggermente migliore delle attese degli analisti: l’indice armonizzato europeo IPCA è salito dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua, contro una previsione del 3,2%.

La differenza tra NIC e IPCA dipende dal fatto che i due indici hanno finalità diverse: il NIC misura l’inflazione per l’intera collettività nazionale, mentre l’IPCA è l’indice armonizzato usato per confrontare l’andamento dei prezzi tra i Paesi europei.

L’inflazione di fondo rallenta

Un segnale positivo arriva anche dalla cosiddetta inflazione di fondo, cioè il dato depurato dalle componenti più volatili, come energia e alimentari freschi. Sull’indice armonizzato europeo la componente core rallenta all’1,6% annuo, dal 1,8% di maggio.

Il dato non è trascurabile, perché l’inflazione di fondo misura meglio la pressione strutturale sui prezzi. Se rallenta, significa che la spinta non riguarda più in modo generalizzato tutti i beni e servizi, ma resta più concentrata su alcune voci specifiche.

Energia ancora decisiva

Il quadro resta comunque condizionato dai prezzi dell’energia. A maggio, l’Istat aveva spiegato che l’accelerazione dell’inflazione risentiva essenzialmente delle tensioni sui beni energetici non regolamentati, dei servizi relativi ai trasporti e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.

A giugno la pressione si attenua, ma non scompare. Le tensioni internazionali e il costo dell’energia continuano a pesare sulle aspettative e sui bilanci delle famiglie, soprattutto per luce, gas, carburanti e trasporti.

Il confronto europeo

Il dato italiano si inserisce in una fase di raffreddamento dell’inflazione anche in altri Paesi europei. A giugno l’inflazione scende al 3% in Italia, all’1,8% in Francia e al 2,3% in Germania. La Bce, però, resta cauta, perché il quadro dei prezzi nell’area euro non è ancora stabilizzato e le tensioni energetiche possono riaccendersi rapidamente.

Per le famiglie italiane, il calo dal 3,2% al 3,0% non significa una diminuzione dei prezzi, ma un rallentamento della loro crescita. I prezzi non tornano indietro, semplicemente aumentano un po’ meno rispetto al mese precedente.

Una tregua, non una svolta

La stima Istat di giugno offre quindi una buona notizia parziale: l’inflazione rallenta e i prezzi restano fermi rispetto a maggio. Ma il livello annuo resta al 3%, quindi superiore al ritmo che famiglie e imprese avevano conosciuto nella fase più tranquilla di inizio anno.