Bere un espresso al bar sta diventando una consuetudine sempre più onerosa per i clienti italiani. Oggi una tazzina costa in media 1,29 euro, con un incremento del 24,2% rispetto al quinquennio precedente, traducendosi in un aumento di ben 25 centesimi.
I dati storici evidenziano come la crescita dei prezzi sia costante nel tempo. Nel 2015, secondo le rilevazioni della Fipe, la spesa media si attestava a 96 centesimi, mentre nel 2002, anno dell’introduzione della moneta unica, si registrava nei centri urbani presi a campione una quota media di 79 centesimi. In circa un quarto di secolo, il costo nominale della bevanda al bancone è salito del 63%.
Le differenze territoriali e la classifica delle città
L’analisi svolta dal Centro di formazione e ricerca sui consumi in collaborazione con Assoutenti e diffusa martedì 18 agosto 2026 fotografa l’impatto geografico dei listini. Il capoluogo altoatesino di Bolzano conquista il primato di centro urbano più costoso con un prezzo medio di 1,51 euro, seguito a breve distanza dalla città adriatica di Pescara a 1,49 euro.
In altre undici realtà provinciali, tra cui Trieste, Trento, Ferrara, Padova, Belluno e Ravenna, la soglia dei 1,40 euro è stata ormai raggiunta o superata. Sul versante opposto della graduatoria si collocano invece la località calabrese di Catanzaro, dove l’importo si ferma a 1,08 euro, e la città dello Stretto di Messina, la più economica con 1,06 euro per singola erogazione.
La crescita percentuale a cinque anni
Il divario risulta ancora più marcato nell’osservare le oscillazioni registrate rispetto al quinquennio precedente. L’incremento record spetta alla provincia abruzzese di Pescara con un rialzo del +49%, a cui seguono il centro emiliano di Parma al +41%, il capoluogo pugliese di Bari al +39,5% e la metropoli campana di Napoli al +37,8%.
Contestualmente si notano dinamiche differenti nel resto della penisola. Se nella città valdostana di Aosta l’adeguamento si è fermato al +6,7%, i capoluoghi di Cagliari, Biella e Reggio Emilia si attestano su incrementi contenuti nell’ordine del 15%.
Materie prime, spese gestionali e nuove abitudini
A influenzare le cifre richieste dagli esercenti contribuiscono in maniera determinante le spese energetiche e i costi operativi dei locali, anche a fronte di un recente rientro sui mercati internazionali delle quotazioni delle materie prime rispetto ai picchi registrati nel 2025 per motivi climatici e logistici. La varietà Robusta è scesa dai 5.600 dollari a tonnellata dello scorso anno ai circa 3.900 dollari, mentre la varietà Arabica è passata da oltre 4 dollari a circa 3,20 dollari per libbra.
Intervistato dal Financial Times, il presidente del gruppo, Giuseppe Lavazza, ha precisato che saranno necessari due buoni raccolti in Brasile e Vietnam per ristabilire le scorte globali, evidenziando come l’estrema volatilità dei mercati rappresenti ormai la nuova regola. Nel frattempo, l’aumento dei costi sta spingendo una larga fetta di acquirenti verso una progressiva trasformazione delle abitudini quotidiane, con un deciso ritorno all’acquisto di caffè in grani da macinare tra le mura domestiche.