LA REAZIONE EUROPEA

La Germania: "Dazi come invasione russa in Ucraina, reagire come abbiamo fatto per Kiev"

Il piano "blando" di Bruxelles: negoziare, riorganizzare, diversificare. Il Pd: "Spagna di Sanchez come modello"

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La Germania: "Dazi come invasione russa in Ucraina, reagire come abbiamo fatto per Kiev"
Adolfo Urso (ministro del Made in Italy) e Robert Habeck (ministro dell'Economia tedesca)

L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di imporre una nuova tariffa commerciale del 20% sull’Unione Europea ha provocato una reazione da parte della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Quali sono i piani europei per rispondere alle mosse del tycoon?

Ue: negoziato, contromisure e diversificazione

In risposta alla mossa Usa, von der Leyen ha definito questa misura un colpo grave per l’economia globale, con effetti potenzialmente disastrosi per milioni di persone. Secondo la presidente, i prezzi di beni essenziali come cibo, trasporti e medicinali aumenteranno, penalizzando in particolare le fasce più deboli della popolazione. Pur riconoscendo le criticità del sistema commerciale internazionale, ha ribadito che l’UE è disposta a negoziare con Washington, ma non esiterà a ricorrere a contromisure se necessario.

La Germania: "Dazi come invasione russa in Ucraina, reagire come abbiamo fatto per Kiev"

Anche Maroš Šefčovič, commissario europeo al Commercio, ha affidato a un messaggio su X la sua presa di posizione:

"I dazi ingiustificati si ritorcono contro chi li impone. La nostra risposta sarà calma, graduale e unitaria. Lasceremo spazio al dialogo, ma non resteremo passivi se non si giungerà a un’intesa equa". Šefčovič ha annunciato inoltre un imminente confronto con i rappresentanti commerciali degli Stati Uniti.

Von der Leyen ha poi specificato che l’Unione si sta preparando concretamente: il primo pacchetto di contromisure sarà finalizzato sul settore dell’acciaio, e sono in lavorazione ulteriori dazi di risposta nel caso in cui i negoziati fallissero.

"Siamo pronti a reagire ma anche a trattare. Non è ancora troppo tardi", ha sottolineato.

Fonti europee hanno delineato tre direttrici su cui l’Europa si muoverà: negoziato, contromisure e diversificazione. L’obiettivo prioritario resta quello di sedersi al tavolo delle trattative per ridurre quelle che Bruxelles considera sovrattasse illegali e arbitrarie. Tuttavia, è già pronto un piano per tutelare imprese, lavoratori e consumatori europei, in un’ottica di protezione più che di rappresaglia.

La terza linea d’azione è puntare ancora di più sulla diversificazione degli scambi: l’UE vanta la rete di accordi commerciali più ampia al mondo, con 76 Paesi partner, contro i soli 20 degli USA. "Se c’è qualcuno che sa fare affari, siamo noi", hanno puntualizzato le fonti.

Un alto funzionario europeo ha spiegato che si sta valutando anche l’opzione legale attraverso il WTO, ritenendo i dazi americani non solo economicamente dannosi ma anche privi di basi giuridiche solide.

"I nostri dazi verso gli USA sono già bassi e vincolati dal WTO. Il metodo con cui gli Stati Uniti giustificano le loro tariffe è discutibile, sotto ogni punto di vista", ha affermato.

Reazioni dei leader

In Germania, il ministro dell’Economia Robert Habeck ha paragonato la portata di questi dazi all’invasione russa dell’Ucraina, definendoli "le misure tariffarie più destabilizzanti degli ultimi novant’anni".

Habeck ha denunciato come falsa l’idea che gli Stati Uniti siano vittime di uno sfruttamento commerciale, sostenendo che la globalizzazione ha avvantaggiato soprattutto gli USA, che hanno registrato una crescita economica superiore a quella europea.

"Serve una reazione ferma e collettiva, proprio come abbiamo fatto di fronte all’aggressione russa. Per gli americani, questo non sarà il giorno della liberazione, ma il giorno dell’inflazione. Questa politica protezionistica può innescare una spirale recessiva su scala globale".

Ha concluso con un commento netto:

"Questo non è 'America First', è 'America Alone'".

Dal settore automobilistico tedesco è arrivata un’ulteriore critica. Hildegard Müller, presidente dell’associazione dell’industria auto, ha parlato di un "cambiamento radicale nella politica commerciale statunitense", sostenendo che questo protezionismo porterà solo a perdite e gravi conseguenze per il settore.

Nel Regno Unito, il governo ha adottato un tono più moderato. Nonostante anche Londra sia stata colpita dai dazi – sebbene solo per un 10% – il ministro del Commercio Jonathan Reynolds ha ribadito l’alleanza stretta con gli Stati Uniti.

Reynolds ha espresso la speranza di raggiungere un accordo commerciale che riduca l’impatto delle nuove tariffe, pur sottolineando che "nulla è escluso" per proteggere gli interessi nazionali del Regno Unito.

Ha inoltre osservato che il Regno Unito si trova in una posizione "relativamente migliore" rispetto all’UE e alla Cina, colpite rispettivamente dal 20% e dal 34%.

In Francia, il presidente Emmanuel Macron ha definito i dazi di Trump "brutali e infondati", un vero shock per l’economia mondiale. Durante un incontro con imprenditori e rappresentanti delle filiere colpite, ha esortato a sospendere ogni investimento negli Stati Uniti fino a ulteriori chiarimenti. "Non si riducono i disavanzi commerciali con barriere tariffarie", ha detto, aggiungendo che l’impatto sull’industria europea sarà molto pesante. Macron ha infine dichiarato che tutte le opzioni restano aperte nella risposta francese ed europea.

Il ministro spagnolo dell’Economia Carlos Cuerpo ha anch’egli criticato duramente la strategia americana, definendola "ingiustificata e ingiusta". In un’intervista radiofonica ha messo in guardia contro il rischio di un mondo più diviso e impoverito. Madrid, ha spiegato, sta già lavorando a un piano di emergenza per sostenere le imprese più esposte, sia nel breve che nel medio periodo, anche attraverso l’apertura a nuovi mercati e il rafforzamento dell’accordo UE-Mercosur.

E proprio la Spagna viene vista come modello dalla Sinistra italiana.

Antonio Misiani, responsabile Economia del PD, ha proposto di reagire come il governo spagnolo, che ha già messo in campo un piano da 14 miliardi per sostenere le aziende colpite.

"Stare fermi non è un’opzione", ha detto, invitando l’Europa a costringere Trump al tavolo delle trattative e a evitare lo spostamento della produzione manifatturiera verso gli USA.

Misiani ha anche criticato l’illusione italiana di ottenere un trattamento di favore, affermando che il nostro Paese è tra quelli più esposti.

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