Come ogni anno, anche nel 2025 l’Isee è scaduto al 31 dicembre. E dunque è tempo di rinnovare, soprattutto per chi usufruisce di vari bonus statali e dell’assegno unico.
Quando si può fare l’Isee?
La nuova Dichiarazione Sostitutiva 2026 (DSU 2026) potrà essere inviata a partire dal mese di gennaio 2026. Questa dichiarazione viene compilata con i dati relativi ai redditi e ai patrimoni per richiedere all’Inps il rilascio della nuova Attestazione ISEE 2026.
Per chi usufruisce dei bonus sociali, è cosa buona fare in fretta. Con l’Isee scaduto, infatti, non si potrà accedere a contributi fondamentali per il sostegno al reddito, come ad esempio il bonus sulle bollette di luce e gas, ma anche al nuovo Bonus rifiuti, che entra in vigore dal 2026 e prevede uno sconto del 25% sulla Tari.
Per quanto riguarda l’assegno unico, invece, c’è più tempo. Essendo una misura che va da marzo a marzo, c’è tempo sino al 28 febbraio 2026 per rinnovare. Ma anche se non farete a tempo, se lo presenterete in ritardo potrete avere gli arretrati. A patto di fare la DSU entro il 30 giugno 2026. Oltre quella data gli arretrati andranno persi. Per chi non presenta l’ISEE c’è comunque l’assegno unico, nella quota minima, di poco superiore a 50 euro per figlio.
Quali documenti servono per presentare la Dsu
La Dsu da presentare riguarda i dati economici riferiti al 2024.
- Codice fiscale e documento d’identità del dichiarante
- Codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare (eventualmente del coniuge non residente, del figlio a carico non convivente se non coniugato e senza figli)
- Contratto di affitto registrato in caso di residenza in locazione al momento della sottoscrizione della Dsu.
Per tutti i componenti del nucleo familiare servono:
- Modello 730 e/o Modello Redditi 2025 e per i dipendenti/pensionati Modelli CU 2025, riferiti ai redditi del 2024
- Certificazioni relative a redditi esenti da imposta o assoggettati a imposta sostitutiva o ritenuta a titolo di imposta
- Altra documentazione attestante compensi, indennità, trattamenti previdenziali e assistenziali, redditi esenti ai fini Irpef, redditi prodotti all’estero, borse e/o assegni di studio, assegni di mantenimento per coniuge e figli, compensi erogati per prestazioni sportive dilettantistiche, somme percepite da enti musicali, filodrammatiche e similari etc…
- Dichiarazione IRAP per imprenditori agricoli
- Sentenza di separazione o divorzio con l’indicazione dell’eventuale assegno di mantenimento per i figli
- Per i residenti in Trentino è obbligatorio dichiarare tutte le indennità Provinciali percepite (Assegno Regionale, Redditi di Garanzia, Assegno per le famiglie numerose, indennità reddituali collegate all’ICEF).
Per quanto riguarda il patrimonio mobiliare e immobiliare al 31 dicembre 2024:
- Documentazione attestante il valore del patrimonio mobiliare: depositi bancari e/o postali, libretti di deposito, obbligazioni, azioni, BOT, CCT, buoni fruttiferi, fondi di investimento, forme assicurative di risparmio e qualsiasi altra forma di gestione del patrimonio mobiliare, anche detenuto all’estero.
- Tipologia (esempio: conto, conto deposito, deposito vincolato, etc.) e numero identificativo del rapporto patrimoniale, codice fiscale dell’istituto bancario o società di gestione del patrimonio, data di apertura ed eventualmente di chiusura dei rapporti patrimoniali.
- Saldo e giacenza media annua riferita a depositi bancari e/o postali (estratti conto trimestrali e/o mensili)
- Per lavoratori autonomi e società: patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio presentato ovvero somma delle rimanenze finali e dei beni ammortizzabili al netto degli ammortamenti
- Certificati catastali, atti notarili di compraventidta, successioni, e/o altra documentazione sul patrimonio immobiliare, anche se detenuto all’estero (fabbricati, terreni agricoli, aree edificabili). Valore IVIE dell’immobili detenuti all’estero.
- Atto notarile di donazione di immobili (solo per le richieste di prestazioni sociosanitarie residenziali)
- Certificazione della quota capitale residua dei mutui stipulati per l’acquisto e/o la costruzione degli immobili di proprietà
- Certificazione inerente altra attività finanziaria posseduta al 31/12 /2023
- Targa o estremi di registrazione al P.R.A. e/o al R.I.D. di autoveicoli e motoveicoli di cilindrata pari o superiore a 500cc, di navi e imbarcazioni da diporto.
Isee 2026: cosa cambia
Nel 2026, involte, sono previste importanti novità. La Manovra economica 2026 ha infatti stabilito la revisione del calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), lo strumento che determina chi può accedere a bonus, sussidi e agevolazioni pubbliche.
La novità principale riguarda l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’ISEE, ma non è l’unico punto. Vediamo in modo chiaro e semplice che cosa cambia, a chi conviene e perché questa misura è così rilevante.
Che cos’è l’ISEE e a cosa serve
L’ISEE è un indicatore che misura la condizione economica complessiva di una famiglia, combinando redditi, patrimoni mobiliari e immobiliari.
Viene usato dallo Stato per decidere chi ha diritto a bonus sociali, assegni familiari, agevolazioni universitarie, riduzioni sulle bollette, e altri contributi economici.
In pratica, più è basso l’ISEE, maggiori sono le possibilità di ottenere aiuti e sconti.
La novità: la prima casa esce (in parte) dal calcolo dell’ISEE
Una delle modifiche più significative previste nella manovra 2026 riguarda la prima casa, cioè l’abitazione principale in cui vive il nucleo familiare.
Fino ad oggi, il valore catastale della casa di residenza veniva considerato nel calcolo dell’ISEE, anche se già con alcune franchigie. Con la nuova proposta, invece, la prima casa sarà esclusa fino a un valore catastale di 91.500 euro. La soglia viene inoltre innalzata a 200.000 euro per chi vive nelle città metropolitane.
In pratica, le famiglie che possiedono un’abitazione con un valore catastale inferiore a questa soglia non vedranno più quella casa incidere sul loro ISEE.
Valore catastale e valore di mercato: qual è la differenza?
Attenzione: il valore catastale non è lo stesso del valore di mercato della casa.
Il primo è un dato stabilito dal Catasto, utilizzato per calcolare tasse come l’IMU o l’imposta di registro, e dipende da:
- la zona in cui si trova l’immobile,
- la sua superficie,
- l’anno di costruzione.
Il valore di mercato, invece, rappresenta quanto la casa potrebbe essere venduta realmente e può essere anche tre o quattro volte più alto.
Dunque, una casa con valore catastale di 90.000 euro potrebbe valere anche oltre 300.000 euro sul mercato.
La nuova soglia ISEE tiene conto proprio di questa differenza, così da non penalizzare le famiglie che possiedono la loro abitazione principale ma non hanno redditi elevati.
Nuove maggiorazioni per le famiglie con figli
La riforma prevede anche una revisione della scala di equivalenza, cioè il sistema di “pesi” che l’ISEE attribuisce ai componenti della famiglia.
Per favorire i nuclei più numerosi, vengono introdotte maggiorazioni più generose:
- +0,10 punti per le famiglie con due figli;
- +0,25 punti per tre figli;
- +0,40 punti per quattro figli;
- +0,55 punti per famiglie con almeno cinque figli.
Inoltre, per ogni figlio convivente successivo al primo, la soglia patrimoniale cresce di 2.500 euro.
In questo modo, l’ISEE diventa più sensibile alla reale dimensione familiare e alle spese che comporta crescere più figli.