Anno nuovo… Isee nuovo. Con la fine del 2025 stanno per andare in scadenza anche le Dsu presentate dagli italiani nel corso degli ultimi dodici mesi, fondamentali per accedere a bonus e agevolazioni, tra cui il bonus bollette e anche l’assegno unico, sostentamento importantissimo – in alcuni casi fondamentale – per milioni di famiglie italiane.
Quando scade l’Isee
La scadenza dell’Isee è fissata al 31 dicembre di ogni anno. Dunque, con l’anno nuovo servirà una nuova dichiarazione. Se usufruite di alcuni bonus (il più importante sicuramente quello per le bollette, particolarmente utile soprattutto in inverno, quando i riscaldamenti sono accesi), allora dovete fare in fretta, perché rischiate di perderli.
Se invece utilizzate l’Isee solo per l’assegno unico, avete un po’ di tempo in più. Il contributo va infatti da marzo a marzo, e dunque per mantenere l’entità dell’assegno dovrete presentare la dichiarazione entro la fine di febbraio 2026.
Quali documenti servono per presentare la Dsu
La Dsu da presentare riguarda i dati economici riferiti al 2024.
- Codice fiscale e documento d’identità del dichiarante
- Codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare (eventualmente del coniuge non residente, del figlio a carico non convivente se non coniugato e senza figli)
- Contratto di affitto registrato in caso di residenza in locazione al momento della sottoscrizione della Dsu.
Per tutti i componenti del nucleo familiare servono:
- Modello 730 e/o Modello Redditi 2025 e per i dipendenti/pensionati Modelli CU 2025, riferiti ai redditi del 2024
- Certificazioni relative a redditi esenti da imposta o assoggettati a imposta sostitutiva o ritenuta a titolo di imposta
- Altra documentazione attestante compensi, indennità, trattamenti previdenziali e assistenziali, redditi esenti ai fini Irpef, redditi prodotti all’estero, borse e/o assegni di studio, assegni di mantenimento per coniuge e figli, compensi erogati per prestazioni sportive dilettantistiche, somme percepite da enti musicali, filodrammatiche e similari etc…
- Dichiarazione IRAP per imprenditori agricoli
- Sentenza di separazione o divorzio con l’indicazione dell’eventuale assegno di mantenimento per i figli
- Per i residenti in Trentino è obbligatorio dichiarare tutte le indennità Provinciali percepite (Assegno Regionale, Redditi di Garanzia, Assegno per le famiglie numerose, indennità reddituali collegate all’ICEF).
Per quanto riguarda il patrimonio mobiliare e immobiliare al 31 dicembre 2024:
- Documentazione attestante il valore del patrimonio mobiliare: depositi bancari e/o postali, libretti di deposito, obbligazioni, azioni, BOT, CCT, buoni fruttiferi, fondi di investimento, forme assicurative di risparmio e qualsiasi altra forma di gestione del patrimonio mobiliare, anche detenuto all’estero.
- Tipologia (esempio: conto, conto deposito, deposito vincolato, etc.) e numero identificativo del rapporto patrimoniale, codice fiscale dell’istituto bancario o società di gestione del patrimonio, data di apertura ed eventualmente di chiusura dei rapporti patrimoniali.
- Saldo e giacenza media annua riferita a depositi bancari e/o postali (estratti conto trimestrali e/o mensili)
- Per lavoratori autonomi e società: patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio presentato ovvero somma delle rimanenze finali e dei beni ammortizzabili al netto degli ammortamenti
- Certificati catastali, atti notarili di compraventidta, successioni, e/o altra documentazione sul patrimonio immobiliare, anche se detenuto all’estero (fabbricati, terreni agricoli, aree edificabili). Valore IVIE dell’immobili detenuti all’estero.
- Atto notarile di donazione di immobili (solo per le richieste di prestazioni sociosanitarie residenziali)
- Certificazione della quota capitale residua dei mutui stipulati per l’acquisto e/o la costruzione degli immobili di proprietà
- Certificazione inerente altra attività finanziaria posseduta al 31/12 /2023
- Targa o estremi di registrazione al P.R.A. e/o al R.I.D. di autoveicoli e motoveicoli di cilindrata pari o superiore a 500cc, di navi e imbarcazioni da diporto.
Isee 2026: cosa cambia
Nel 2026, involte, sono previste importanti novità. La Manovra economica 2026 è ancora in fase di votazione, ma sembra pressoché certa l’introduzione di un cambiamento importante per molte famiglie italiane: la revisione del calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), lo strumento che determina chi può accedere a bonus, sussidi e agevolazioni pubbliche.
La novità principale riguarda l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’ISEE, ma non è l’unico punto in discussione. Vediamo in modo chiaro e semplice che cosa cambia, a chi conviene e perché questa misura è così rilevante.
Che cos’è l’ISEE e a cosa serve
L’ISEE è un indicatore che misura la condizione economica complessiva di una famiglia, combinando redditi, patrimoni mobiliari e immobiliari.
Viene usato dallo Stato per decidere chi ha diritto a bonus sociali, assegni familiari, agevolazioni universitarie, riduzioni sulle bollette, e altri contributi economici.
In pratica, più è basso l’ISEE, maggiori sono le possibilità di ottenere aiuti e sconti.
La novità: la prima casa esce (in parte) dal calcolo dell’ISEE
Una delle modifiche più significative previste nella manovra 2026 riguarda la prima casa, cioè l’abitazione principale in cui vive il nucleo familiare.
Fino ad oggi, il valore catastale della casa di residenza veniva considerato nel calcolo dell’ISEE, anche se già con alcune franchigie. Con la nuova proposta, invece, la prima casa sarà esclusa fino a un valore catastale di 91.500 euro.
In pratica, le famiglie che possiedono un’abitazione con un valore catastale inferiore a questa soglia non vedranno più quella casa incidere sul loro ISEE.
Per fare un confronto: oggi la soglia è di 52.000 euro. L’aumento è quindi notevole e permetterà a molti più cittadini di rientrare nei requisiti per vari bonus.
Valore catastale e valore di mercato: qual è la differenza?
Attenzione: il valore catastale non è lo stesso del valore di mercato della casa.
Il primo è un dato stabilito dal Catasto, utilizzato per calcolare tasse come l’IMU o l’imposta di registro, e dipende da:
- la zona in cui si trova l’immobile,
- la sua superficie,
- l’anno di costruzione.
Il valore di mercato, invece, rappresenta quanto la casa potrebbe essere venduta realmente e può essere anche tre o quattro volte più alto.
Dunque, una casa con valore catastale di 90.000 euro potrebbe valere anche oltre 300.000 euro sul mercato.
La nuova soglia ISEE tiene conto proprio di questa differenza, così da non penalizzare le famiglie che possiedono la loro abitazione principale ma non hanno redditi elevati.
Nuove maggiorazioni per le famiglie con figli
La riforma prevede anche una revisione della scala di equivalenza, cioè il sistema di “pesi” che l’ISEE attribuisce ai componenti della famiglia.
Per favorire i nuclei più numerosi, vengono introdotte maggiorazioni più generose:
- +0,10 punti per le famiglie con due figli;
- +0,25 punti per tre figli;
- +0,40 punti per quattro figli;
- +0,55 punti per famiglie con almeno cinque figli.
Inoltre, per ogni figlio convivente successivo al primo, la soglia patrimoniale cresce di 2.500 euro.
In questo modo, l’ISEE diventa più sensibile alla reale dimensione familiare e alle spese che comporta crescere più figli.
I bonus che potrebbero cambiare con il nuovo ISEE
Il nuovo metodo di calcolo avrà effetti diretti sull’accesso a numerosi incentivi e sostegni economici.
In particolare, le modifiche potrebbero influenzare cinque misure principali:
- Assegno di inclusione (ADI)
- Supporto formazione e lavoro (SFL)
- Assegno unico e universale (AUU)
- Bonus asilo nido
- Bonus bebè.
Con la prima casa esclusa, molte famiglie che oggi superano di poco i limiti ISEE potrebbero tornare ad avere diritto a queste agevolazioni.
Tuttavia, il governo dovrà valutare attentamente l’impatto sui conti pubblici per evitare squilibri di bilancio.
Un ISEE più equo e realistico
L’obiettivo dichiarato della riforma è rendere l’ISEE più aderente alla realtà economica delle famiglie italiane.
Molti proprietari di casa, infatti, pur avendo un immobile di valore, vivono con redditi medio-bassi e rischiano di essere esclusi da bonus e aiuti.
Tra le ipotesi allo studio ci sono anche:
- l’indicizzazione periodica del valore catastale, in base all’inflazione e al mercato;
- franchigie più ampie su alcuni beni o risparmi;
- soglie di reddito progressive per distinguere tra chi ha effettivo bisogno e chi dispone di patrimoni consistenti;
- tutele specifiche per famiglie con persone disabili o figli piccoli.