Nel corso dell’ultimo anno, l’Italia ha assistito a un aumento vertiginoso della ricchezza dei suoi miliardari, pari a 150 milioni di euro al giorno, per un totale di 54,6 miliardi di euro.
Questa crescita è stata osservata a fronte di una progressiva diffusione della povertà e dell’aumento delle famiglie che vivono in affitto, in particolare quelle con figli o di origine straniera.
È quanto emerge dall’analisi di Oxfam, che denuncia la presenza di “divari di ricchezza insostenibili” nel nostro Paese. Un fenomeno che non solo mette in evidenza l’ampliamento delle disuguaglianze economiche, ma solleva anche la questione della sostenibilità sociale di tale crescita.
I miliardari e la concentrazione della ricchezza
Secondo l’analisi, il 5% più ricco delle famiglie italiane possiede oggi metà della ricchezza nazionale. Questo gruppo privilegiato ha beneficiato del 91% dell’incremento della ricchezza nazionale negli ultimi 15 anni, lasciando alla metà più povera della popolazione solo il 2,7%.
È una disuguaglianza che non accenna a diminuire, anzi, il divario sembra solo ampliarsi, con i salari reali che continuano a essere ben al di sotto dei livelli pre-Covid. In particolare, tra il 2019 e il 2024, la perdita cumulata del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali è stata di 7,1 punti percentuali, con previsioni di recupero molto contenuto, pari a un modesto +0,5 punti percentuali nel 2025.
Oxfam denuncia che la stagnazione salariale non sta solo rallentando la crescita dei redditi ma anche accompagnando la crescente disuguaglianza retributiva. Dal 1990 al 2018, la quota di occupati a bassa retribuzione nel settore privato è aumentata dal 26,7% al 31,1%. Questa dinamica porta alla luce un paradosso: mentre i miliardari vedono crescere vertiginosamente i loro patrimoni, una fetta sempre più ampia della popolazione fatica a mantenere un tenore di vita decente, spesso costretta ad accettare lavori mal pagati, senza alcuna garanzia di crescita o stabilità economica.
Povertà in aumento e una crescita ineguale
L’analisi di Oxfam mette in evidenza anche l’escalation della povertà assoluta in Italia. Si stima che nel 2024 ci saranno oltre 2,2 milioni di famiglie, pari a circa 5,7 milioni di individui, che vivranno in condizioni di povertà estrema, incapaci di permettersi un paniere minimo di beni e servizi essenziali per vivere in modo dignitoso.
Questo scenario segna una stasi della povertà che si è protratta per almeno due anni, sebbene le politiche del governo Meloni, secondo Oxfam, non abbiano avuto alcun impatto significativo per alleviarla.
L’Italia, nonostante le risorse e le potenzialità economiche, continua a trovarsi al 20esimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea in termini di distribuzione equa dei redditi. Non solo: le politiche del governo italiano sembrano esacerbare le disuguaglianze, con stime che suggeriscono un peggioramento nei redditi più bassi nel 2024. Questo contesto preoccupante appare destinato a rimanere invariato, stando alle stime sugli anni futuri, continuando a penalizzare le fasce più vulnerabili della popolazione.
L’influenza dei super-ricchi a livello globale
Un fenomeno simile si sta verificando anche a livello globale, come emerge dal rapporto annuale di Oxfam presentato alla vigilia del Forum Economico Mondiale di Davos. Il patrimonio dei super-ricchi ha registrato un incremento del 16,2% nell’ultimo anno, un ritmo tre volte superiore rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Questo ha portato la ricchezza complessiva dei miliardari a raggiungere la cifra record di 18.300 miliardi di dollari, con 12 persone che possiedono una ricchezza superiore a quella della metà più povera dell’umanità, che comprende circa quattro miliardi di persone.

Questa concentrazione di ricchezze ha un impatto devastante non solo sull’economia, ma anche sulla politica. Oxfam denuncia che i miliardari hanno un potere politico sproporzionato, essendo 4.000 volte più probabili rispetto a un cittadino comune a ricoprire cariche pubbliche. Inoltre, questi super-ricchi esercitano una forte influenza sul pluralismo dell’informazione, possedendo oltre la metà delle principali testate giornalistiche mondiali, come nel caso di Elon Musk, Jeff Bezos e Vincent Bolloré.
Questi personaggi non solo dominano l’economia globale, ma stanno minando anche la libertà di stampa e il diritto all’informazione.
La proposta di Oxfam per combattere le disuguaglianze
In risposta a questo fenomeno, Oxfam e numerose organizzazioni sindacali internazionali chiedono misure urgenti per ridurre le disuguaglianze economiche. Fra le proposte principali vi è una tassazione progressiva sui grandi patrimoni, politiche che restaurino dignità e potere al lavoro e la creazione di un sistema di welfare che risponda ai bisogni reali della popolazione.
Un’idea centrale è quella di istituire un reddito minimo universale per tutti coloro che si trovano in condizioni di bisogno, insieme a politiche abitative che supportino le famiglie con difficoltà nell’accesso alla casa.
Inoltre, Oxfam chiede di porre un divieto ai miliardari di finanziare campagne elettorali e di introdurre una tassazione minima globale per le multinazionali. Queste misure potrebbero iniziare a riequilibrare una situazione che oggi sembra destinata a portare a disuguaglianze sempre più insostenibili.
Necessità di un cambiamento radicale
Il quadro che emerge dall’analisi è inquietante: da un lato, i miliardari italiani e globali continuano ad accumulare ricchezze in un modo che sembra non avere limiti, dall’altro, una larga fetta della popolazione, soprattutto le famiglie con figli e quelle a bassa retribuzione, vive in condizioni di crescente difficoltà. Il contrasto tra i super-ricchi e le fasce più vulnerabili della società è diventato un divario sempre più difficile da ignorare.
Il tramonto della middle class
La classe media è stata per lungo tempo il pilastro di una società equilibrata e prospera. In termini economici, una middle class forte è un indicatore di stabilità economica e di mobilità sociale, poiché rappresenta la fascia di popolazione che ha accesso a un lavoro stabile, un livello di reddito sufficiente per garantire una vita dignitosa, e la possibilità di investire nel futuro attraverso l’istruzione, la salute e la casa.

La sua crescita storica è stata direttamente legata allo sviluppo di economie più democratiche, dove la distribuzione delle ricchezze non è eccessivamente concentrata nelle mani di pochi.
Quando, però, la middle class comincia a ridursi, a essere erosa o addirittura a scomparire, i segnali sono preoccupanti. Questo fenomeno è il riflesso di un sistema economico che sta diventando sempre più ineguale e che penalizza i lavoratori a basso e medio reddito. La compressione della classe media implica una riduzione della possibilità di accesso al benessere e una polarizzazione crescente tra ricchi e poveri.
Questa dinamica non è solo economica, ma sociale e politica: una società senza una classe media forte rischia di affrontare un aumento delle disuguaglianze sociali, con conseguenti tensioni politiche e difficoltà nell’attuazione di politiche pubbliche efficaci.