PREVISIONI FOSCHE

“Guerra shock economico oltre l’immaginazione”. Trump parla di diplomazia, ma intanto invia altri 10mila soldati nel Golfo

Il monito di Christine Lagarde. L'incertezza sui piani a lungo termine della Casa Bianca impedisce ai partner strategici di pianificare contromisure per arginare l'instabilità dei mercati energetici e finanziari

“Guerra shock economico oltre l’immaginazione”. Trump parla di diplomazia, ma intanto invia altri 10mila soldati nel Golfo

“Con la guerra in Iran siamo davanti a un vero shock, che probabilmente va oltre quello che immaginiamo al momento“.

A lanciare il fosco monito non è la veggente Baba Vanga, ma la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde in persona (copertina).

Secondo cui, lo ha detto all’Economist, i mercati finanziari sono troppo ottimisti, oppure sono determinati ad esserlo, nella speranza che si verifichi uno scenario positivo e si torni alla normalità in un tempo relativamente breve.

Ma probabilmente così non sarà: perché il ciclo del petrolio torni alla normalità ci vorranno almeno mesi, forse anche qualche anno.

E nessuno sa i prezzi nel frattempo quanto saliranno.

Trump ottimista a oltranza, ma intanto prepara 10mila soldati a partire per il Golfo

Nonostante il Presidente Donald Trump e l’inviato speciale Steve Witkoff abbiano ribadito la priorità della via diplomatica, secondo Axios l’amministrazione sta valutando il dispiegamento di almeno 10.000 soldati da combattimento aggiuntivi in Medio Oriente.

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Steve Witkoff

Questa mossa, che coinvolgerebbe diverse unità operative, suggerisce la preparazione di una possibile operazione di terra in territorio iraniano, alimentando i timori di un conflitto su vasta scala.

Il piano operativo prevederebbe l’invio di rinforzi massicci che includono diversi squadroni di aerei da combattimento e unità d’élite. Il comando dell’82ª Divisione Aviotrasportata ha già ricevuto l’ordine di schieramento per una brigata di fanteria, mentre un’unità di spedizione dei Marines è attesa nella regione entro la settimana.

Questi movimenti militari, definiti estremamente costosi dagli osservatori stranieri, contrastano con l’immagine di una trattativa in corso, portando alcuni rappresentanti esteri a monitorare esclusivamente i fatti concreti piuttosto che i messaggi diffusi sui social da Trump.

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E tali segnali contrastanti provenienti da Washington non potevano non seminare scompiglio tra i governi di Europa, Asia e Medioriente.

Secondo le testimonianze di otto diplomatici riportate da Politico, le economie delle nazioni alleate stanno subendo danni rilevanti a causa della crisi, talvolta superiori a quelli registrati dagli Stati Uniti.

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La mancanza di comunicazioni chiare sui piani a lungo termine della Casa Bianca impedisce, in sostanza, ai partner strategici di pianificare contromisure per arginare l’instabilità dei mercati energetici e finanziari, già messi a dura prova dal perdurare delle ostilità.

Qualora i tentativi di dialogo con le autorità di Teheran non producano risultati tangibili in tempi brevi, la situazione potrebbe ulteriormente precipitare. Da parte loro, gli esponenti del governo iraniano non hanno ancora acconsentito a incontri di alto livello, proprio sospettando che l’azione diplomatica americana sia una manovra diversiva.

Un perverso circolo vizioso dal quale è difficilissimo uscire.