incertezza finanziaria

Guerra, il prezzo del greggio non scende: dopo le borse europee, deboli anche quelle asiatiche

L’interruzione delle forniture dallo Stretto di Hormuz e le mosse di Cina e AIE ampliano la volatilità dei mercati energetici e finanziari globali

Guerra, il prezzo del greggio non scende: dopo le borse europee, deboli anche quelle asiatiche

Il prezzo del Brent del Mare del Nord, riferimento globale per il petrolio, ha superato nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile, nonostante la messa in vendita di ingenti scorte strategiche finalizzata a evitare carenze sul mercato internazionale. Intorno alle tre del mattino GMT, le quotazioni hanno registrato un balzo del 9,3%, portando il Brent a 100,50 dollari al barile, mentre il WTI, benchmark statunitense, ha raggiunto i 94,92 dollari, in rialzo dell’8,8%, secondo quanto riportato da AFP.

L’intervento delle principali potenze mondiali non è riuscito a rassicurare pienamente gli investitori, preoccupati dalle interruzioni delle forniture provocate dall’escalation della guerra in Medio Oriente.

400 milioni di barili dalla riserva strategica

Per fronteggiare la crisi, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha annunciato lo sblocco di 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche, destinati a compensare la perdita di approvvigionamento dovuta alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, ha sottolineato che la decisione è stata adottata all’unanimità dai 32 paesi membri, tra cui i paesi del G7, Australia e Messico, con gli Stati Uniti che contribuiranno con 172 milioni di barili, pari al 40% delle loro riserve, da immettere gradualmente sul mercato nell’arco di tre mesi.

Lieve correzione dei prezzi dopo la corsa notturna

Dopo la forte impennata, i prezzi hanno registrato una lieve correzione: il contratto sul Brent per maggio è salito del 6,12% a 97,6 dollari, mentre il WTI per aprile ha guadagnato il 5,6% a 92,19 dollari. Nonostante la frenata, le tensioni sui mercati restano elevate e il rischio di ulteriori interruzioni continua a pesare sulle quotazioni.

L’Europa punta sulla stabilità dei flussi energetici

L’11 marzo 2026 la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno ribadito che la priorità è mantenere attivi i flussi energetici, con particolare attenzione alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Nel comunicato congiunto, si sottolinea come il tetto massimo al prezzo del petrolio possa stabilizzare i mercati e limitare le entrate della Russia.

Borse europee e asiatiche in calo

Le tensioni sul mercato energetico si riflettono sui mercati finanziari. Le borse europee hanno aperto deboli, con Londra in calo dello 0,5%, Parigi e Amsterdam dello 0,4%, Madrid dello 0,3% e Francoforte dello 0,2%, mentre Milano registra un calo dello 0,37% sull’indice Ftse Mib. Anche i mercati asiatici hanno chiuso negativi: Tokyo perde l’1,04%, il Klci malese lo 0,8% e il Kospi coreano lo 0,05%.

La Cina blocca le esportazioni per proteggere le forniture interne

Per salvaguardare le forniture interne, la Cina ha ordinato il blocco immediato delle esportazioni di carburanti raffinati per tutto marzo, includendo benzina, diesel e carburante per aviazione. La misura, decisa dalla National Development and Reform Commission, interviene dopo che le compagnie cinesi avevano pianificato di aumentare le esportazioni per sfruttare i margini più alti stagionali. L’ordine governativo sottolinea le preoccupazioni per l’approvvigionamento interno e per l’impatto del conflitto mediorientale sui mercati globali.

Il quadro globale resta fortemente incerto.