Una spaccatura al termine del summit di due giorni tra il 31 agosto e il 1° settembre 2026. E’ così che si è concluso il G20 Finanze che si è svolto ad Asheville, in Carolina del Nord (Stati Uniti), al quale ha partecipato anche Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze italiano.
Nessun comunicato congiunto finale, ma al suo posto una dichiarazione della presidenza USA, per mano del segretario al Tesoro Scott Bessent.

A far saltare il comunicato congiunto è stata l’opposizione della Cina su alcuni dei punti primari.
G20 Finanze, frizioni con la Cina: salta il comunicato finale
Ma già in partenza, il G20 Finanze, incentrato dall’agenda americana su economia e crescita, ha sollevato forti perplessità anche tra i delegati europei, dato che sono stati accantonati dossier importanti come quelli sul cambiamento climatico e sulle disuguaglianze sociali.
Al centro delle discussioni, invece, sono stati messi la promozione della deregolamentazione, il sostegno agli investimenti privati e il contrasto agli squilibri del commercio globale. Su quest’ultimo punto, nel dettaglio, si è fatto un esplicito richiamo al surplus record della Cina da 1.200 miliardi di dollari.
Questi fattori hanno così prodotto frizioni, con la conseguenza finale di nessun documento unitario, ma della dichiarazione USA di Bessent sulla necessità di rilanciare la crescita e garantire la stabilità dei mercati energetici, fronteggiando tre minacce strutturali (debito sovrano ai massimi, invecchiamento demografico ed esposizione a continui shock esterni).
Ma i Paesi membri del G20 Finanze si sono divisi sulle ricette da adottare. Pechino ha respinto fermamente la posizione per cui il suo surplus commerciale distorcerebbe i mercati globali.
Oltre a ciò, la Cina si è messa di traverso nei confronti della pressione statunitense a un maggior isolamento dell’Iran e a un inasprimento del regime sanzionatorio, dato che Pechino continua ad acquistare il 90% del petrolio di Teheran a prezzi scontati.
“Siamo preoccupati per le continue interruzioni del commercio di energia e sottolineiamo che la navigazione libera, sicura e prevedibile attraverso lo Stretto di Hormuz e a livello globale, così come la risoluzione delle guerre e dei conflitti in corso, sono essenziali per sostenere una crescita duratura” si legge nella dichiarazione USA.

All’ultimo minuto partecipa anche il ministro russo
A complicare il quadro diplomatico è stata anche la presenza di Anton Siluanov, cioè il ministro delle Finanze della Russia. Una partecipazione che è stata comunicata dagli Stati Uniti all’ultimo minuto, provocando l’irritazione delle delegazioni europee. Bessent ha però difeso la scelta affermando che resta importante dialogare con la Russia
Valdis Dombrovskis, commissario UE, ha manifestato il suo contrasto alla linea di gestione del G20, evidenziando che la crisi climatica (non toccata durante le discussioni) rimane una componente fondamentale della resilienza economica.
Giorgetti invece, che a margine dei lavori ha svolto colloqui bilaterali con Qatar e Corea del Sud, ha definito complicato il quadro complessivo.
L’altra veste della Cina a Bishkek: incontrati Putin e Pezeshkian
Rispetto al mancato accordo di Asheville, quasi a ventiquattrore di distanza, la Cina si è presentata in una veste diversa al vertice Shanghai Cooperation Organization (SCO), svolto a Bishkek, capitale del Kyrgyzstan.
Xi Jinping ha incontrato leader come il russo Vladimir Putin e l’iraniano Masoud Pezeshkian, mostrando la capacità crescente di Pechino di fare da sponda ai Paesi sotto pressione da parte statunitense