la novità

Fondo pensione, nuove regole: dal 1 luglio iscrizione automatica a quello previsto dal contratto collettivo

Resta la possibilità di rifiutare entro 60 giorni

Fondo pensione, nuove regole: dal 1 luglio iscrizione automatica a quello previsto dal contratto collettivo

Dal 1° luglio 2026 cambiano le regole per i fondi pensione. Per i neoassunti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici, scatterà l’adesione automatica alla forma di previdenza complementare prevista dagli accordi o dai contratti collettivi applicati in azienda.

La novità punta a rafforzare il secondo pilastro previdenziale, cioè la pensione integrativa destinata ad affiancare l’assegno pubblico. In pratica, chi entra nel mercato del lavoro privato non dovrà più soltanto decidere se destinare il Tfr al fondo pensione: se non si oppone entro il termine previsto, sarà automaticamente iscritto al fondo di riferimento.

La fonte tecnica: le direttive COVIP

A chiarire il funzionamento operativo del nuovo meccanismo è intervenuta la COVIP, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, con le Direttive in materia di adesione automatica approvate il 19 giugno 2026 e pubblicate il 22 giugno.

Il documento stabilisce le regole che fondi pensione, aziende e lavoratori dovranno seguire dal 1° luglio 2026. Le direttive sostituiscono le precedenti indicazioni COVIP del 2008 e disciplinano, tra gli altri aspetti, il fondo di destinazione, gli obblighi informativi, la possibilità di rinuncia, i tempi dell’adesione e i criteri delle linee di investimento.

Sessanta giorni per dire no

Il lavoratore avrà 60 giorni dalla data di assunzione per rifiutare l’adesione automatica. Entro questo termine potrà scegliere di mantenere il Tfr in azienda, oppure destinare il trattamento di fine rapporto a un’altra forma pensionistica complementare.

Se invece il lavoratore non comunica nulla, l’adesione diventa efficace. Il meccanismo opera dalla data di assunzione, anche se i versamenti partiranno operativamente dopo la scadenza dei 60 giorni, comprendendo quanto maturato dall’inizio del rapporto.

Dove finiranno Tfr e contributi

Con l’adesione automatica confluiranno nel fondo pensione il Tfr maturando, il contributo a carico del datore di lavoro e quello eventualmente previsto a carico del lavoratore, secondo le regole del contratto collettivo applicato.

Il fondo di destinazione sarà quello individuato dagli accordi o dai contratti collettivi. Se il contratto non indica una forma pensionistica di riferimento, si applicheranno le regole residuali previste dalla disciplina e dalle direttive operative della COVIP.

È un passaggio importante perché sposta il baricentro: la previdenza complementare non dipende più soltanto da un modulo firmato attivamente dal dipendente, ma diventa la destinazione naturale in assenza di una scelta diversa.

Finisce il vecchio silenzio-assenso

La nuova disciplina supera il vecchio meccanismo del silenzio-assenso legato alla scelta sul Tfr. Fino a oggi il lavoratore aveva sei mesi per decidere se lasciare il Tfr in azienda o destinarlo a una forma pensionistica complementare. Con le nuove regole, il tempo si accorcia a 60 giorni e l’automatismo diventa più strutturato.

La differenza non è solo nei tempi. Prima il meccanismo riguardava soprattutto la destinazione del Tfr. Ora l’adesione automatica può comportare l’ingresso pieno nel fondo pensione previsto dal contratto, con i contributi collegati al rapporto di lavoro.

Non più solo comparto garantito

Un’altra novità riguarda la linea di investimento. Le direttive COVIP chiariscono che i contributi derivanti dall’adesione automatica non dovranno finire automaticamente e indistintamente nel comparto garantito, cioè nella linea più prudente.

La destinazione dovrà invece essere coerente con l’età del lavoratore e con l’orizzonte temporale che lo separa dalla pensione. Per un giovane neoassunto questo può significare una linea più dinamica e con maggiore esposizione ai mercati, perché il tempo lungo consente teoricamente di sopportare più oscillazioni. Per chi è più vicino alla pensione, il profilo dovrà invece essere più prudente.

Chi è escluso e cosa succede a chi cambia lavoro

La regola riguarda in primo luogo i neoassunti del settore privato a partire dal 1° luglio 2026. Restano esclusi i lavoratori domestici.

Per chi non è alla prima assunzione, ma cambia lavoro dopo quella data, il datore di lavoro dovrà verificare la scelta già fatta in passato dal dipendente sulla previdenza complementare. Se il lavoratore ha già una posizione attiva in un fondo pensione con versamento del Tfr, potrà indicare entro 60 giorni dove destinare il Tfr maturando nel nuovo rapporto.

Perché la misura divide

Il governo e i sostenitori della riforma puntano su un dato di fondo: molti lavoratori, soprattutto giovani, non aderiscono alla previdenza complementare non per scelta consapevole, ma per inerzia, scarsa informazione o distanza dal tema pensionistico. L’iscrizione automatica serve a superare questa barriera e ad aumentare la copertura integrativa.

Il punto critico, però, è proprio la consapevolezza. Sessanta giorni possono essere pochi se il lavoratore non riceve informazioni chiare, soprattutto al momento dell’assunzione, quando deve già firmare contratto, documenti fiscali, privacy, sicurezza e modulistica aziendale. Per questo le direttive COVIP insistono sugli obblighi informativi delle forme pensionistiche e sul ruolo dei datori di lavoro.