Il price cap introdotto da Eni sui carburanti resta in vigore, ma la fine dello sconto fiscale di 6 centesimi sulle accise si traduce in un aumento del prezzo alla pompa per il gasolio (in copertina: immagine di repertorio).
Il prezzo massimo del diesel fissato dalla compagnia passa così da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre quello della benzina rimane a 1,99 euro al litro. Eni precisa che il price cap non viene ritirato, ma non assorbe il ripristino della componente fiscale.
Torna il taglio accise
La fine dello sconto sulle accise ha avuto vita breve. Il Governo, infatti, sarebbe già al lavoro per riattivare le cosiddette accise mobili, attraverso un nuovo decreto interministeriale.
Al termine del vertice “Med9” a Spalato, in Croazia, rispondendo a una domanda sul caro carburanti, la Premier Giorgia Meloni ha dichiarato:
“Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili. Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo. Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerle come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap. Vediamo cosa accade nelle prossime ore. Spero che nelle prossime ore si possa ripristinare pienamente il price cap, poi la valutazione andrà fatta a valle”.
Come riferito da Il Sole 24 Ore, la misura dovrebbe beneficiare anche del livello dei prezzi registrato a settembre, che consentirebbe di disporre di una dotazione più consistente rispetto agli interventi precedenti.
Price cap sotto pressione
L’aumento di 6 centesimi del tetto Eni, pur non rappresentando una variazione particolarmente ampia sul piano economico, ha riacceso il confronto politico sulla strategia adottata dal governo per contenere il caro carburanti.
Il price cap era stato introdotto proprio con l’obiettivo di ridurre il peso degli interventi diretti sul bilancio pubblico. Nel frattempo, alla misura di Eni si sono aggiunte quelle di Ip e Q8, mentre nelle ultime ore il sistema si è esteso anche alle stazioni Esso e Tamoil.
Sul ritorno delle accise mobili, il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha spiegato che “stiamo lavorando“. Una posizione analoga è stata espressa dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Dall’opposizione, invece, Giuseppe Conte ha definito il tetto al prezzo “durato quanto un gatto in tangenziale“, mentre il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia ha parlato di “fallimento di Giorgetti e Meloni“.
Il confronto con Bruxelles
Parallelamente alla questione delle accise, il Governo è impegnato in un confronto con l’Unione europea su due dossier economici.
Il primo riguarda una possibile tassazione comunitaria degli extraprofitti, richiesta dall’Italia insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia. Il secondo è la richiesta di maggiore flessibilità nella valutazione del rispetto dei limiti di spesa previsti dal nuovo Patto di stabilità.
La richiesta italiana è stata avanzata dalla premier Giorgia Meloni nella lettera inviata la scorsa settimana alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il tema sarà discusso nel quadro delle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin in programma in Lussemburgo.
La versione europea
Secondo la ricostruzione iniziale fornita da un funzionario dell’Eurogruppo, la richiesta italiana sulla flessibilità non sarebbe stata inserita tra i punti specifici dell’Ecofin. Anche la questione della tassazione degli extraprofitti sarebbe stata destinata a una discussione informale.
La situazione è stata però successivamente ridimensionata da un alto diplomatico europeo, secondo cui “ovviamente qualsiasi lettera proveniente da un capo di governo viene presa nella dovuta considerazione”. L’incertezza, ha spiegato, riguarderebbe soltanto “il modo preciso in cui si inserisce nella gestione dell’Ecofin”.
La replica italiana
Il ministero dell’Economia ha fornito una lettura differente. Secondo Via XX Settembre, l’assenza di un punto specifico all’ordine del giorno dedicato a “inflazione e regola di spesa” non significa che la questione non possa essere affrontata.
Il tema, secondo il ministero, potrebbe essere discusso già nell’Eurogruppo nell’ambito del punto relativo all'”impatto dei mercati dell’energia sull’economia dell’area euro” e all’inizio dell’Ecofin, quando si parlerà della “situazione economica europea”.
I margini per la manovra
Il confronto con Bruxelles assume particolare rilevanza anche in vista della prossima legge di bilancio. Secondo le tabelle del Documento programmatico di finanza pubblica citate nel comunicato, al momento non ci sarebbero ampi margini di bilancio per alcune delle misure centrali nell’agenda del governo, tra cui il taglio dell’Irpef e la proroga delle tassazioni agevolate.
La richiesta italiana sulla regola della spesa non comporterebbe direttamente un ricorso all’extradeficit come avviene con le clausole di salvaguardia previste per energia e difesa. Una valutazione più flessibile potrebbe però contribuire ad aprire nuovi spazi per gli interventi.
I margini resterebbero comunque contenuti: con un deficit tendenziale indicato al 2,8%, al netto della clausola, il quadro dei conti pubblici continua a lasciare poco spazio per evitare ulteriori rischi legati alla procedura per disavanzi eccessivi.