Per buona parte della stagione estiva il rendimento del titolo di Stato italiano a dieci anni è rimasto al di sotto di quello transalpino, una dinamica che vede gli operatori finanziari richiedere un premio di rischio maggiore per acquistare debito di Parigi anziché di Roma (in copertina la testata di Zidane a Materazzi, immagine emblematica dell’eterna rivalità fra Italia e Francia).
La lettura del quotidiano britannico Financial Times registra un’inversione storica nei rapporti di forza tra le due economie europee. L’evento principale da registrare sul mercato obbligazionario risale a venerdì 28 agosto 2026, quando il differenziale tra BTP e titoli d’Oltralpe ha confermato il sorpasso. La nazione francese si avvicina a un negoziato di bilancio complesso e alle successive consultazioni presidenziali.
Il giudizio degli analisti internazionali
Per diversi anni i titoli italiani hanno viaggiato su valori nettamente superiori a quelli francesi, ma il rapporto si è capovolto. Il cambiamento profondo nella misurazione dei rischi relativi è stato analizzato da diversi esperti del settore. “Se chiedete a chiunque nei mercati quale sia l’anello debole dell’Europa, la maggior parte indicherà la Francia”, ha spiegato Rohan Khanna, responsabile della strategia sui tassi europei di Barclays, aggiungendo come l’Italia “sia riuscita a passare la palla” a una dirigenza d’Oltralpe alle prese con una “tempesta perfetta” fatta di rischi per la crescita, politici e fiscali.
La divergenza tra debito e PIL
I dati della Banca Centrale Europea descrivono chiaramente la spaccatura in corso. Il rapporto debito/Pil italiano è sceso dal 154% registrato nel 2020 al 139% attuale, mentre il parametro fiscale transalpino è salito dal 114% al 117%. L’economia di Roma registra un avanzo primario positivo al netto degli interessi, al contrario del deficit di Parigi che ha superato la soglia del 5% del Pil. “La Francia è la nuova Italia”, sintetizza Evelyne Gomez-Liechti della società finanziaria Mizuho.
La stabilità politica attira capitali esteri
A lungo considerata tra i debitori più fragili, la compagine italiana ha conquistato una platea crescente di investitori globali grazie al rigore sui conti e alla continuità dell’esecutivo. “L’Italia è ora il modello dei mercati obbligazionari del G7”, ha dichiarato Adam Posen, presidente del Peterson Institute ed ex membro del comitato di politica monetaria della Bank of England. Per Filippo Taddei di Goldman Sachs, la quota di debito sovrano in mano agli stranieri evidenzia una normalizzazione dello status di Roma: “Man mano che il denaro viene riallocato in Europa, l’Italia fa parte di questa riallocazione”. Analogamente, Tomasz Wieladek di T. Rowe Price segnala uno spostamento di capitali dai titoli francesi a quelli italiani, con i grandi gestori giapponesi impegnati a ridurre l’esposizione verso il governo transalpino.
Le sfide future sui conti pubblici
Il primato finanziario richiede tuttavia estrema cautela nel percorso di risanamento. “Il mercato ha memoria”, ricorda Filippo Taddei, sottolineando che l’amministrazione italiana deve proseguire una politica fiscale prudente per mantenere il favore dei mercati. Sulla sponda opposta gravano i negoziati per la legge finanziaria, la fragilità di un’amministrazione di minoranza e le imminenti scadenze elettorali per l’Eliseo.
Spread e rendimenti ai minimi storici
I parametri numerici confermano l’avvicinamento tra le due nazioni. Dopo i 251 punti base toccati a settembre 2022, lo spread è sceso in modo significativo nei primi mesi dell’anno corrente. Il differenziale tra Oat francesi e BTP italiani si è di fatto annullato: i rendimenti indicano ora un valore negativo pari a -4 punti, a fronte di un decennale transalpino quota 86 punti.