malcontento fra i repubblicani

Dazi: Trump apre ai negoziati (contraddicendo i suoi consiglieri). Il Congresso tenta di arginarlo

Smentisce la linea dura annunciata dai suoi funzionari e mostra come le tariffe siano concepite dalla Casa Bianca non solo come misura punitiva, ma anche come leva diplomatica

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A nemmeno 24 ore dal "Liberation Day" - in cui il presidente Usa Donald Trump ha annunciato i dazi contro una sessantina di Paesi, promettendo una "nuova età dell'oro" per i cittadini americani", il tycoon apre ai negoziati, contro i consigli dei suoi stessi collaboratori.

Nonostante gli sforzi dell’amministrazione per compattare la maggioranza repubblicana attorno alla visione protezionista del presidente, nel Congresso emergono segnali di malcontento e si punta ad arginare il potere del presidente sul tema.

Dazi: Trump contro il parere dei suoi consiglieri apre ai negoziati

Donald Trump ha riscritto la narrativa attorno ai dazi commerciali, prendendo una posizione sorprendentemente diversa rispetto ai suoi stessi collaboratori. Mentre il segretario al Commercio, Howard Lutnick, e il consigliere economico Peter Navarro avevano ribadito più volte che sulle tariffe non c'era alcun margine di trattativa, il presidente ha deciso di cambiare rotta, aprendo invece a negoziati e descrivendo i dazi come uno strumento utile per esercitare pressione sui partner commerciali internazionali.

"Stiamo ricevendo chiamate da tutti i paesi", ha dichiarato Trump in un’intervista riportata dai principali media americani. "Abbiamo preso l’iniziativa: se ci fossimo limitati a chiedere un favore, nessuno ci avrebbe ascoltati. Ma con i dazi, tutti vogliono parlare. Ci danno un enorme potere negoziale".

Una dichiarazione che, di fatto, smentisce la linea dura annunciata dai suoi funzionari e mostra come le tariffe siano concepite dalla Casa Bianca non solo come misura punitiva, ma anche come leva diplomatica.

La strategia della Casa Bianca: “Rivoluzionare il commercio mondiale”

All'interno dell’amministrazione, si sta spingendo per una narrativa più ampia e lungimirante. La Casa Bianca sta invitando i repubblicani del Congresso a guardare oltre gli effetti immediati dei dazi e a focalizzarsi sul loro potenziale impatto strutturale. Secondo l'esecutivo, le tariffe introdotte da Trump stanno ponendo le basi per una vera e propria rivoluzione del commercio internazionale.

Dazi: Trump apre ai negoziati (contraddicendo i suoi consiglieri). Il Congresso tenta di arginarlo
Trump, firma show

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: riportare la produzione industriale all’interno dei confini americani, rafforzare la base manifatturiera e creare posti di lavoro “ben retribuiti”. La Casa Bianca definisce le attuali pratiche commerciali globali come una “emergenza nazionale”, e sostiene che l’ordine esecutivo firmato da Trump serva a rafforzare la posizione economica degli Stati Uniti e a tutelare i lavoratori americani.

Il Congresso fronteggia Trump

Nonostante gli sforzi dell’amministrazione per compattare la maggioranza repubblicana attorno alla visione protezionista del presidente, nel Congresso emergono segnali di malcontento. Un gruppo bipartisan ha presentato un disegno di legge che, se approvato, limiterebbe il potere esecutivo del presidente in materia di dazi. Il testo prevede che sia il Congresso ad avere l’ultima parola sull’introduzione di nuove tariffe.

Il provvedimento, promosso dal senatore repubblicano Chuck Grassley e dalla democratica Maria Cantwell, ha poche possibilità di diventare legge nel breve termine. Tuttavia, rappresenta un chiaro segnale: all’interno del Partito Repubblicano cresce l’insofferenza per una strategia commerciale percepita da alcuni come eccessivamente aggressiva e potenzialmente dannosa per l’economia interna.

La reazione dei mercati: Vance minimizza

Nel frattempo, i mercati hanno reagito negativamente all’incertezza generata dalla nuova ondata di dazi. Le Borse hanno registrato una giornata difficile, ma il vicepresidente americano JD Vance ha cercato di ridimensionare il crollo.

Dazi: Trump apre ai negoziati (contraddicendo i suoi consiglieri). Il Congresso tenta di arginarlo
J.D. Vance

"Mi aspettavo anche di peggio, considerando l’ampiezza del cambiamento", ha commentato Vance. Pur ammettendo che è stata una "brutta giornata", ha invitato a mantenere la calma e a guardare alla prospettiva futura: “Stiamo investendo nuovamente negli Stati Uniti. Questo porterà a un mercato forte e in crescita”.

L’allarme del Fondo Monetario Internazionale

A esprimere preoccupazione è anche il Fondo Monetario Internazionale. La direttrice Kristalina Georgieva ha affermato che l’istituto sta ancora valutando nel dettaglio le implicazioni macroeconomiche delle nuove tariffe statunitensi, ma ha già definito i dazi di Trump un “rischio significativo” per le prospettive dell’economia globale, in un momento storico in cui la crescita è già debole.

Georgieva ha esortato Washington e i suoi partner commerciali a cercare soluzioni costruttive, sottolineando l'importanza di ridurre l’incertezza economica e favorire un dialogo multilaterale.

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