Nessuna fumata bianca e soprattutto nessun passo avanti concreto sul dossier commerciale più delicato dell’ultimo anno. Stati Uniti e Unione Europea rinviano ancora il confronto sui dazi, mentre sul tavolo continua a pesare la nuova minaccia di Donald Trump: portare al 25% le tariffe sulle auto europee esportate negli Usa.
Il Consiglio Ue, la Commissione europea e il Parlamento europeo hanno deciso di congelare ogni decisione e aggiornare il confronto al prossimo 19 maggio 2026, nella speranza che nelle prossime due settimane il clima politico possa diventare meno tossico. Ma la sensazione, a Bruxelles come nei mercati, è che il rischio di una nuova guerra commerciale transatlantica sia tutt’altro che rientrato.
Trump riapre lo scontro commerciale
La tensione è riesplosa dopo l’annuncio – pochi giorni fa – di Donald Trump di voler aumentare al 25% i dazi su auto e camion europei importati negli Stati Uniti. Il presidente americano ha accusato l’Unione Europea di non aver rispettato gli accordi commerciali precedentemente raggiunti con Washington e ha promesso nuove misure già dalle prossime settimane.
“Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l’Unione Europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale, pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all’Unione Europea su automobili e autocarri in ingresso negli Stati Uniti. Il dazio sarà innalzato al 25%”. Precisando che sulle auto prodotte negli stabilimenti americani non ci saranno dazi. “È pienamente inteso e concordato che, qualora tali automobili e autocarri saranno prodotti in stabilimenti americani, non verrà applicato alcun dazio”.
Trump ha anche chiarito il messaggio politico ed economico dietro la scelta: nessun dazio per le auto prodotte direttamente negli Stati Uniti. Un modo per spingere i gruppi automobilistici europei a investire ancora di più sul territorio americano e, allo stesso tempo, rafforzare la narrativa protezionista che continua a rappresentare uno dei pilastri della sua politica economica.
Secondo la Casa Bianca, l’obiettivo sarebbe quello di riequilibrare gli scambi commerciali e proteggere la manifattura americana. Per Bruxelles, invece, si tratta di una mossa unilaterale che rischia di compromettere definitivamente i già fragili rapporti economici tra le due sponde dell’Atlantico.
Bruxelles frena e rinvia tutto al 19 maggio
Di fronte all’escalation verbale americana, le istituzioni europee hanno scelto una linea prudente. Nessuna risposta immediata, nessuna contromisura annunciata per ora. Il confronto politico interno è stato rinviato al 19 maggio, data nella quale Consiglio Ue, Commissione ed Eurocamera proveranno a definire una posizione comune.
Il problema principale è che dentro l’Unione Europea esistono sensibilità molto diverse. Alcuni Paesi, soprattutto quelli maggiormente esposti sul fronte automotive come Germania e Italia, spingono per evitare uno scontro diretto con Washington. Altri ritengono invece che l’Europa debba reagire immediatamente con fermezza per non dare l’impressione di subire continuamente le iniziative americane.
La linea ufficiale, almeno per il momento, resta quella della cautela diplomatica. Ma il nervosismo è evidente.
L’Europarlamento: “Gli Usa sono un partner inaffidabile”
Le parole più dure sono arrivate da Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, che ha definito “inaccettabile” il piano di Trump sui dazi al 25%.

Secondo Lange, l’Unione Europea starebbe continuando a rispettare gli impegni assunti nei precedenti accordi commerciali, mentre gli Stati Uniti starebbero cambiando continuamente posizione. Il messaggio politico lanciato da Bruxelles è molto pesante: Washington viene ormai descritta da una parte crescente delle istituzioni europee come un partner “inaffidabile”. Anche la Commissione europea ha alzato il tono, spiegando che “tutte le opzioni restano aperte” nel caso in cui gli Stati Uniti introducano misure considerate incompatibili con gli accordi esistenti.
Dietro il linguaggio diplomatico, la traduzione è semplice: Bruxelles sta iniziando a prepararsi all’ipotesi di controdazi.
L’automotive europeo nel mirino
Il settore automobilistico è il vero epicentro dello scontro. Non è un caso che Trump abbia scelto proprio le auto europee come bersaglio della nuova offensiva commerciale.

L’automotive rappresenta uno dei comparti industriali più strategici per l’economia europea, soprattutto per Germania, Italia, Francia e Slovacchia. Un aumento dei dazi al 25% avrebbe effetti pesanti sui margini delle case automobilistiche europee e potrebbe ridurre drasticamente la competitività dei veicoli Ue sul mercato americano.
Per aziende come Volkswagen, BMW, Mercedes-Benz e Stellantis il mercato statunitense resta infatti centrale, sia sul piano commerciale sia su quello strategico. Trump lo sa bene e utilizza il tema dei dazi come leva negoziale e politica interna.
Il rischio di una nuova guerra commerciale
Il rinvio al 19 maggio non viene interpretato come un segnale positivo. Al contrario, molti osservatori leggono la scelta europea come la dimostrazione che l’intesa sia ancora lontana. Il clima tra Usa e Ue si è deteriorato rapidamente nelle ultime settimane, anche a causa delle tensioni geopolitiche legate alla crisi iraniana e alle divergenze emerse sul ruolo europeo nel conflitto. Trump ha attaccato apertamente diversi governi europei, accusandoli di scarso allineamento strategico con Washington.
La questione commerciale rischia quindi di diventare parte di uno scontro politico molto più ampio, che coinvolge sicurezza, geopolitica, industria e autonomia strategica europea.
I mercati osservano con preoccupazione
Per ora i mercati finanziari non hanno reagito in modo drammatico, ma l’incertezza cresce. Gli investitori temono soprattutto una spirale di ritorsioni reciproche, con nuovi dazi americani seguiti da contromisure europee su prodotti industriali e agricoli statunitensi.
Uno scenario del genere potrebbe rallentare ulteriormente la crescita economica europea, già sotto pressione per i costi energetici elevati, la debolezza industriale tedesca e la frenata della domanda globale.
Il settore automotive, già impegnato nella costosissima transizione verso l’elettrico e nella competizione con i produttori cinesi, rischierebbe di trovarsi schiacciato tra più fronti contemporaneamente.
Il nodo centrale è che il confronto sui dazi non riguarda più soltanto il commercio. È diventato un confronto politico sulla natura stessa dei rapporti transatlantici. Da una parte c’è un’America trumpiana sempre più orientata verso protezionismo economico, rilocalizzazione industriale e pressione sugli alleati. Dall’altra c’è un’Europa che cerca di evitare lo scontro diretto ma che allo stesso tempo teme di apparire debole e dipendente.