L’Europa è nuovamente di fronte a uno shock esogeno di natura geopolitica che rischia di produrre effetti profondi e rapidi sull’economia reale. Le tensioni in Medio Oriente, l’instabilità lungo le rotte commerciali strategiche, l’aumento dei costi energetici e logistici e l’incertezza sulle forniture stanno già generando conseguenze concrete per il sistema produttivo europeo.
In un contesto come questo, il punto decisivo non è soltanto riconoscere la necessità di sostenere le imprese, ma farlo subito, prima che gli effetti della crisi si trasferiscano in modo irreversibile nei bilanci aziendali. Per questo motivo, è indispensabile che l’Unione europea attivi con urgenza un nuovo Quadro Temporaneo sugli aiuti di Stato, costruito sul modello del Temporary Crisis and Transition Framework (TCTF) adottato in occasione della crisi determinata dal conflitto russo-ucraino.
L’obiettivo deve essere chiaro: mettere gli Stati membri nelle condizioni di intervenire immediatamente con strumenti straordinari di sostegno, in particolare per favorire l’accesso al credito delle imprese e soprattutto delle Piccole e Medie Imprese, che restano le più esposte agli effetti di shock improvvisi e prolungati.
Il fattore tempo è decisivo: gli aiuti devono arrivare prima della crisi nei bilanci
Nelle crisi economiche generate da tensioni geopolitiche, il tempo è la variabile più importante. Se gli strumenti pubblici vengono attivati tardi, il danno è già avvenuto: la liquidità si riduce, il capitale circolante si tende, il credito si irrigidisce, i costi di approvvigionamento aumentano e le imprese rinviano investimenti o riducono la produzione.
Quando invece il sostegno è disponibile in via preventiva, le imprese possono assorbire lo shock, rifinanziarsi, mantenere la continuità operativa e difendere la propria capacità competitiva. È questa la differenza tra una politica pubblica che rincorre la crisi e una politica economica capace di prevenirne gli effetti più gravi.
Per questo oggi è necessario un impianto europeo anticipatorio, che renda immediatamente attivabili misure straordinarie di supporto prima che la tensione internazionale si traduca in una crisi di liquidità, di credito e poi di investimento.
Le tensioni in Medio Oriente colpiscono direttamente energia, logistica e filiere
Il conflitto in Medio Oriente non produce effetti soltanto sul piano diplomatico o militare. Le sue conseguenze si riflettono direttamente sui costi dell’energia, sulla logistica internazionale, sulle catene di approvvigionamento e sulla stabilità dei flussi commerciali.
Le criticità lungo il Mar Rosso e sulle principali rotte marittime tra Asia, Medio Oriente ed Europa stanno già determinando l’allungamento dei tempi di trasporto, l’aumento dei premi assicurativi, il rincaro dei costi di spedizione e una crescente incertezza nelle forniture. A ciò si aggiunge la volatilità dei prezzi energetici, che si trasferisce rapidamente sui costi di produzione e distribuzione.
Per l’Italia, economia fortemente manifatturiera, esportatrice e integrata nelle filiere internazionali, questi fattori rappresentano una vulnerabilità immediata. E a subire l’impatto maggiore sono soprattutto le PMI, che operano con margini più ridotti, minore capacità di assorbire aumenti repentini dei costi e più elevata dipendenza dal credito bancario.
Senza un nuovo quadro europeo, molte PMI rischiano di restare senza strumenti efficaci
Il tema oggi non è astratto. Molte imprese, e in particolare molte PMI e Mid Cap, si trovano già in una condizione in cui gli strumenti ordinari non sono più sufficienti. In numerosi casi, gli spazi disponibili nell’ambito del regime de minimis risultano già saturi o comunque non adeguati rispetto all’intensità delle esigenze finanziarie che uno shock di questa portata può generare.
Questo significa, in concreto, minore possibilità di accedere a nuova finanza garantita, maggiori difficoltà nel rifinanziare esposizioni esistenti, minore flessibilità nel gestire operazioni di rinegoziazione o consolidamento del debito e ridotta capacità di sostenere il fabbisogno di liquidità.
In assenza di una cornice europea temporanea e straordinaria, il rischio è che proprio le imprese più vulnerabili si trovino prive degli strumenti necessari nel momento in cui il sistema bancario tende fisiologicamente a diventare più selettivo.
Il precedente del TCTF dimostra che l’Europa può e deve agire subito
L’Unione europea ha già dimostrato, durante la crisi energetica conseguente all’invasione russa dell’Ucraina, di saper reagire con rapidità e flessibilità. Il Temporary Crisis and Transition Framework ha consentito agli Stati membri di mettere in campo misure straordinarie di sostegno in tempi compatibili con l’urgenza della fase economica.
Quel precedente è oggi particolarmente rilevante, perché ha dimostrato che, in presenza di uno shock eccezionale, una cornice europea comune consente di attivare rapidamente aiuti di Stato compatibili con il mercato interno e capaci di sostenere concretamente il sistema produttivo.
È esattamente questo il modello che oggi dovrebbe essere replicato: un nuovo Quadro Temporaneo europeo, ispirato al TCTF della crisi russo-ucraina, che permetta agli Stati membri di riattivare strumenti straordinari di supporto al credito e alla liquidità prima che il deterioramento diventi sistemico.
La priorità è l’accesso al credito, soprattutto per le PMI
In questa fase, il nodo centrale è l’accesso al credito. Per le imprese, e soprattutto per le PMI, la possibilità di ottenere finanziamenti in modo rapido e sostenibile rappresenta il principale fattore di difesa rispetto a uno shock esterno.
Senza una cornice straordinaria europea, molte aziende rischiano di non poter beneficiare pienamente delle garanzie pubbliche, proprio nel momento in cui ne avrebbero più bisogno. Per questo, il nuovo Quadro Temporaneo dovrebbe consentire di rafforzare immediatamente gli strumenti di garanzia nazionale già esistenti, con particolare riferimento al Fondo di Garanzia per le PMI di cui alla Legge n. 662/1996.
Si tratta dello strumento più diffuso e capillare del sistema italiano di sostegno al credito delle piccole e medie imprese. In presenza di una nuova disciplina europea temporanea, il Fondo potrebbe tornare a operare con maggiore intensità, consentendo di sostenere efficacemente operazioni essenziali per la tenuta finanziaria delle imprese.
In particolare, il nuovo assetto dovrebbe permettere il pieno utilizzo della garanzia del Fondo per:
- operazioni di liquidità, sia rateali sia non rateali;
- operazioni di rinegoziazione del debito;
- operazioni di consolidamento delle passività;
- interventi funzionali alla continuità aziendale e alla stabilizzazione finanziaria delle imprese colpite dall’aumento dei costi energetici, logistici e di approvvigionamento.
Questo punto è fondamentale. In una fase di forte incertezza, le imprese non hanno bisogno soltanto di nuovi investimenti, ma anche di strumenti che consentano di gestire correttamente il debito esistente, riequilibrare le esposizioni finanziarie e mantenere adeguati livelli di cassa.
Garanzie pubbliche più forti per evitare una stretta creditizia
Le garanzie pubbliche sono lo strumento più rapido ed efficace per trasformare un intervento normativo in credito effettivamente disponibile per le imprese. Riducendo il rischio per gli intermediari finanziari, esse consentono di ampliare l’accesso ai finanziamenti, contenere il costo del denaro e sostenere anche imprese che, pur sane, si trovano temporaneamente esposte agli effetti di uno shock esterno.
Per questo motivo, un nuovo Quadro Temporaneo europeo dovrebbe consentire di reintrodurre condizioni straordinarie e più favorevoli per gli strumenti di garanzia, così da rendere nuovamente possibile un supporto ampio, tempestivo e coerente con la gravità del contesto.
Per l’Italia ciò significa, in primo luogo, mettere il Fondo di Garanzia per le PMI nelle condizioni di operare con coperture elevate e con un perimetro di intervento adeguato alle esigenze attuali. Senza questa cornice, molte imprese rischiano di restare escluse o di poter accedere soltanto in misura insufficiente a strumenti che, invece, dovrebbero essere il primo presidio anticrisi.
Non servono nuovi strumenti: serve rendere subito utilizzabili quelli che già esistono
La vera urgenza non è costruire da zero nuove architetture istituzionali. Gli strumenti principali esistono già e hanno dimostrato di funzionare. Il punto è creare rapidamente le condizioni giuridiche europee per consentire a tali strumenti di operare con la necessaria intensità e flessibilità.
Per l’Italia, oltre al Fondo di Garanzia per le PMI, questo riguarda anche il ruolo di SACE e, per il comparto agricolo e agroalimentare, di ISMEA. Tuttavia, il tema più immediato e più diffuso resta proprio quello del sostegno al credito delle PMI attraverso il Fondo previsto dalla L. 662/96, che rappresenta il canale più capillare per raggiungere il tessuto produttivo nazionale.
Se l’Europa attiva subito un nuovo Quadro Temporaneo, gli strumenti nazionali potranno essere riutilizzati in modo rapido ed efficace. Se invece si attende che la crisi si manifesti pienamente nei conti aziendali, si arriverà tardi, quando il merito creditizio di molte imprese si sarà già deteriorato e la capacità di intervento avrà perso buona parte della propria efficacia.
Una scelta necessaria di politica industriale europea
Questa non è soltanto una misura emergenziale. È una scelta di politica industriale europea. Difendere oggi la liquidità, il credito e la continuità operativa delle PMI significa preservare la base produttiva del continente, la sua capacità di esportare, innovare, occupare e investire.
Le piccole e medie imprese non sono una componente marginale del sistema economico europeo: ne rappresentano l’ossatura. Se vengono lasciate sole davanti a uno shock geopolitico che aumenta costi, incertezza e tensione finanziaria, il danno non sarà solo temporaneo, ma rischierà di tradursi in una perdita strutturale di competitività.
Per questo la risposta europea deve essere immediata, coordinata e costruita in modo da rendere gli aiuti operativi prima che il deterioramento diventi irreversibile.
Conclusione
La lezione delle crisi recenti è chiara: gli strumenti pubblici funzionano davvero solo se arrivano in tempo. Oggi il combinato disposto tra instabilità geopolitica, rincari energetici e logistici, tensione sulle filiere e saturazione degli strumenti ordinari impone una reazione rapida.
L’Europa deve quindi attivare subito un nuovo Quadro Temporaneo sugli aiuti di Stato, sul modello del TCTF varato per la crisi russo-ucraina, per consentire agli Stati membri di sostenere immediatamente il sistema produttivo.
Per l’Italia, questa esigenza riguarda in modo particolare il sostegno all’accesso al credito delle PMI, che senza una nuova cornice straordinaria rischiano di non poter beneficiare pienamente della garanzia del Fondo di Garanzia per le PMI di cui alla L. 662/96, soprattutto per operazioni di liquidità, sia rateali sia non rateali, nonché per operazioni di rinegoziazione e/o consolidamento.
Non bisogna aspettare che la crisi entri nei bilanci per autorizzare l’intervento pubblico. Occorre farlo prima, quando il sostegno può ancora evitare che uno shock esterno si trasformi in crisi di liquidità, stretta creditizia e perdita di capacità produttiva.
Nelle crisi economiche, infatti, il tempo non è un elemento accessorio.
È la condizione che decide quanta economia reale si riesce a salvare.