Allarme industria

Confindustria: a seconda se la guerra finisce a giugno o dura fino a dicembre costi per le imprese fra 7 e 21 miliardi

L’indagine evidenzia l’impatto del conflitto sui prezzi di energia, trasporti e materie prime

Confindustria: a seconda se la guerra finisce a giugno o dura fino a dicembre costi per le imprese fra 7 e 21 miliardi

Il conflitto in Medio Oriente pesa sempre di più sull’industria italiana. Secondo i dati raccolti dal Centro Studi Confindustria attraverso un’indagine condotta tra il 18 e il 25 marzo su grandi imprese associate, emergono segnali anticipati rispetto alle statistiche ufficiali sugli effetti economici della crisi (in copertina: immagine di repertorio).

Le aziende segnalano criticità già in atto e rischi futuri legati soprattutto alla durata del conflitto, che potrebbe amplificare le difficoltà.

I principali costi

Le preoccupazioni delle imprese si concentrano su tre fattori chiave:

  • il costo dell’energia (indicato dal 25% degli intervistati),
  • i costi di trasporto e assicurazione (21,9%)
  • il prezzo delle materie prime non energetiche (18,4%).

Se la guerra dovesse prolungarsi, le materie prime diventerebbero il principale problema (20,7%), seguite dall’energia (19,4%) e dalla logistica (15,4%).

Tra le criticità già evidenti figurano anche gli ostacoli alle esportazioni (11,2%) e l’aumento dei semilavorati (8,5%).

Grafico Confindustria

Durata del conflitto

La variabile decisiva resta la durata della guerra. Al momento, le tensioni sui prezzi sembrano legate più a dinamiche speculative che a reali carenze di risorse, soprattutto per petrolio e gas.

Tuttavia, in uno scenario di lungo periodo aumentano i timori per l’approvvigionamento: le imprese che segnalano rischi di carenza di materie prime passano dal 7,4% all’11,3%.

Cresce anche la preoccupazione per eventuali ripercussioni sui siti produttivi situati nei Paesi del Golfo.

Bollette energetiche

Le stime del Centro Studi Confindustria indicano un possibile aumento significativo dei costi energetici nel 2026.

Nello scenario più favorevole, con fine del conflitto entro giugno e petrolio a 110 dollari, le imprese italiane pagherebbero circa 7 miliardi di euro in più rispetto al 2025.

In caso di guerra prolungata per tutto l’anno, con petrolio a 140 dollari, il rincaro potrebbe arrivare fino a 21 miliardi di euro, riportando l’incidenza dei costi energetici su livelli vicini a quelli critici del 2022.

Competitività a rischio

L’aumento dei costi energetici rischia di ridurre la competitività delle imprese italiane sia in Europa sia a livello globale.

Già oggi il sistema manifatturiero paga bollette più alte rispetto ai principali competitor come Francia e Germania. Un ulteriore incremento potrebbe aggravare il divario, soprattutto rispetto alle aziende di altre aree del mondo, come il continente americano, dove i prezzi di energia e gas risultano più contenuti.