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Compra ora, paga dopo: il debito silenzioso che cresce con un click

Ci si indebita sempre meno per beni durevoli e sempre più per consumi quotidiani o semi-quotidiani

Compra ora, paga dopo: il debito silenzioso che cresce con un click

Il credito al consumo cambia forma e diventa sempre meno visibile. Non passa più necessariamente da una banca, da uno sportello, da una firma davanti a un consulente. Sempre più spesso si accende dentro un carrello online, in pochi secondi, mentre si compra uno smartphone, un paio di scarpe, un capo d’abbigliamento o un prodotto per la cura personale.

È il mondo del Buy Now, Pay Later, il “compra ora, paga dopo”: acquisti subito, dividi la spesa in tre o più rate, spesso senza interessi, e hai la sensazione di non esserti davvero indebitato. È proprio questa la novità raccontata dal focus Censis-Confcooperative intitolato Il debito invisibile: il debito non scompare, ma diventa più silenzioso. Si contrae senza quasi accorgersene.

Una crescita del 127% in tre anni

I numeri spiegano perché il fenomeno non sia più marginale. Tra il 2022 e il 2025, il volume di credito erogato tramite Buy Now, Pay Later è cresciuto del 127%. Solo nell’ultimo anno l’aumento è stato del 23%.

Nello stesso periodo, i piccoli prestiti tradizionali sotto i 1.500 euro si sono ridotti del 29%. Il dato suggerisce un passaggio netto: per molte spese di importo contenuto, il vecchio prestito finalizzato viene progressivamente sostituito da una rateizzazione digitale, immediata e integrata nella piattaforma di acquisto.

La differenza non è solo tecnica. Nel prestito tradizionale c’è un momento in cui il consumatore sa di chiedere credito. Nel Buy Now, Pay Later quel momento tende a sparire: non si esce dal sito, non si apre un fascicolo, non si percepisce il peso psicologico del finanziamento.

Il debito che non sembra debito

Il meccanismo funziona proprio perché è semplice. La rata è piccola, l’approvazione è rapida, l’acquisto resta fluido. Ma il rischio indicato dal focus è l’accumulo silenzioso.

Un singolo pagamento dilazionato può essere sostenibile. Il problema nasce quando più acquisti vengono rateizzati su piattaforme diverse. Ogni rata pesa poco, ma tutte insieme possono diventare un vincolo mensile difficile da gestire. Il debito resta invisibile finché non arriva il momento di pagarlo.

La fascia più esposta è quella degli acquisti sotto i 1.000 euro. In questo segmento il Buy Now, Pay Later raggiunge il 60,3% dei casi, contro il 45,7% del credito finalizzato tradizionale. È qui che il credito rapido ha trovato il suo spazio naturale: piccole somme, decisioni veloci, beni di consumo immediato.

Elettronica, abbigliamento, prodotti per la persona

Secondo il focus, il 53,4% dei prodotti finanziati tramite Buy Now, Pay Later riguarda elettronica, abbigliamento e prodotti per la persona. Sono beni spesso desiderabili, facilmente acquistabili online e soggetti a rapido deprezzamento.

Ci si indebita sempre meno per beni durevoli e sempre più per consumi quotidiani o semi-quotidiani. Non necessariamente per necessità, ma per mantenere uno stile di consumo compatibile con redditi sotto pressione.

È qui che il “debito invisibile” diventa anche un indicatore sociale. Non racconta solo l’innovazione nei pagamenti digitali. Racconta una difficoltà più profonda: una parte dei consumatori anticipa il futuro per sostenere il presente.

Giovani e nuovi debitori

Il dato più delicato riguarda i nuovi utenti del credito. Il 19% di chi usa il Buy Now, Pay Later non ha alcuna storia creditizia. In pratica, entra per la prima volta nel mondo del credito non passando da una banca, ma da una rateizzazione dentro un acquisto online.

Tra i giovani della Generazione Z, il Buy Now, Pay Later rappresenta già il 18,1% degli strumenti di credito utilizzati. Per molti ragazzi e giovani adulti, il primo rapporto con l’indebitamento non ha la forma di un prestito, ma di una funzione di pagamento.

Questo cambia anche l’educazione finanziaria necessaria. Non basta più sapere che cosa sia un mutuo o un finanziamento. Bisogna capire che anche una rata piccola, se ripetuta molte volte, è debito. Anche se nasce dentro un’app. Anche se non sembra un prestito. Anche se non ha interessi evidenti.

Le imprese: debito per sopravvivere

Il focus non riguarda solo le famiglie. Sul fronte delle imprese, Censis-Confcooperative descrive un quadro di fragilità crescente. Il 38,6% delle aziende italiane con almeno 50 addetti giudica la situazione economica attuale peggiore rispetto al trimestre precedente. Nel Mezzogiorno la quota sale al 43,7%.

Secondo il rapporto, tra le imprese considerate vulnerabili dalla Banca d’Italia, la quota di debito detenuto nel 2026 arriva al 35%.

Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, sintetizza così il problema: “Il credito si contrae esattamente per chi ne avrebbe più bisogno. Ci si indebita per sopravvivere, non per crescere. Non è un allarme per il futuro. È una fotografia del presente”.

È la stessa logica che si vede nelle famiglie, ma su scala diversa: il credito non serve sempre a investire, migliorare, allargare. Sempre più spesso serve a tenere in piedi l’equilibrio quotidiano.