Che salasso!

C’è chi paga 600 euro al mese e chi nulla. Le tariffe dei nidi comunali in tutte le città d’Italia

Il rapporto Uil evidenzia enormi disparità anche all'interno delle stesse regioni

C’è chi paga 600 euro al mese e chi nulla. Le tariffe dei nidi comunali in tutte le città d’Italia

I servizi per la prima infanzia rappresentano un pilastro fondamentale del sistema educativo e sociale italiano. Tuttavia, l’accesso agli asili nido comunali continua a essere fortemente diseguale sul territorio nazionale, sia in termini di costi per le famiglie sia di copertura dei posti disponibili. A evidenziarlo è un recente studio del Servizio Stato Sociale della UIL, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, che mette in luce profonde disparità economiche e territoriali.

Dalla legge del 1971 al sistema integrato 0-6 anni

L’istituzione dei nidi comunali in Italia risale alla Legge 6 dicembre 1971, che per la prima volta ha definito il nido come servizio sociale di interesse pubblico. Sebbene inizialmente con un’impostazione prevalentemente assistenziale, la norma ha introdotto un principio destinato a evolversi: il valore educativo e di socializzazione precoce.

Questo percorso è stato rafforzato dal D.lgs. 65/2017, che ha istituito il sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni, e dalla Legge 234/2021, che ha introdotto i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) in materia di nidi. Le norme riconoscono i servizi per l’infanzia come strumenti strategici per la promozione dell’uguaglianza, il contrasto alla povertà educativa e il sostegno alla partecipazione femminile al lavoro.

Rette degli asili nido: differenze fino a oltre 400 euro al mese

Nonostante il riconoscimento normativo, la realtà è ben diversa. Lo studio UIL evidenzia come la compartecipazione economica richiesta alle famiglie vari in modo significativo da Comune a Comune, anche a parità di reddito.

L’analisi prende in esame le rette mensili applicate a nuclei familiari con ISEE pari a 15.000 euro. I risultati mostrano differenze difficilmente giustificabili. Solo per citare alcuni casi:

  • Bolzano: 102 euro
  • Bologna: 115 euro
  • Bari: 158 euro
  • Milano: 251 euro
  • Aosta: 425 euro
  • Belluno: 440 euro
  • Mantova: servizio gratuito.

In sostanza, per lo stesso servizio di base, una famiglia può pagare da zero a oltre 400 euro al mese, esclusivamente in base al luogo di residenza.

Nella tabella sottostante i costi rilevati in tutte le città italiane.

 

CITTÀ

RETTA NIDO
(1 figlio)

SERVIZIO MENSA

(1 figlio)

RETTA NIDO (1 figlio)

SERVIZIO MENSA

(1 figlio)

ISEE 15.000

ISEE 15.000

ISEE 25.000

ISEE 25.000

Agrigento

140

62

200

87

Alessandria

415

94

460

140

Ancona

273

compreso nella retta

273

compreso nella retta

Andria

gratuito

112

gratuito

118

Aosta

425

125

425

125

Arezzo

246

101

410

101

Ascoli Piceno

278

62

404

76

Asti

387

92

398

96

Avellino

133

91

217 

91 

Bari

158

60

263 

72

Barletta

140

30

180

60

Belluno

440

113

477

122

Benevento

220

80

270

89

Bergamo

270

115

422

138

Biella

220

80

330

120

Bologna

115

108

315

118

Bolzano

102

compreso nella retta

102

compreso nella retta

Brescia

234

88

397

116

Brindisi

200

100 

270

160

Cagliari

115

31

207

62

Caltanissetta

185

76

220

96

Campobasso

200

129

245

129

Carrara

160

86

255

96

Caserta

250

86

250

92

Catania

195

62

275

80

Catanzaro

80

120 

100

120

Cesena

250

84

250

132

Chieti

460

105

460 

118

Como

278

120

457

120

Cosenza

275

80

420

110

Cremona

100

90

300

100

Crotone

120

90

140

90

Cuneo

107

86

489

108

Enna

100

55

180

80

Fermo

280

compreso nella retta

320

compreso nella retta

Ferrara

162

66

279

104

Firenze

278

62

403

82

Foggia

220

48

300

68

Forlì

276

98

440

104

Frosinone

160

107

300

107

Genova

418

70

418

109

Gorizia

265

66

403

66

Grosseto

168

80

289

100

Imperia

350

106

550

106

Isernia

180

60

180

60

La Spezia

260

97

428

105

L’Aquila

175

46

284

50 

Latina

120

50

230

82

Lecce

80

55

150

78

Lecco

322

82

572

110

Livorno

193

110

338

134

Lodi

240

90

390

100

Lucca

238

63

350

88

Macerata

167

60

204

68

Mantova

gratuito

60

gratuito

102

Massa

147

75

237

95

Matera

290

97

440

102

Messina

214

60

322 

80

Milano

251

65

251

65

Modena

130

110

150

116

Monza

161

80

300

89

Napoli

162

60

290

76

Novara

151

80

280

115

Nuoro

330

56

330

86

Oristano

194

39

247

69

Padova

328

104

376 

127

Palermo

158

90

248

120

Parma

215

124

377

124

Pavia

180

90

330

110

Perugia

205

60

324

70

Pesaro

156

49

415

49

Pescara

314

53

453

83

Piacenza

269

114

448

114

Pisa

308

85

378

107

Pistoia

320

92

445

100

Pordenone

233

64

402

64

Potenza

128

79

160

112

Prato

449

71

469

77

Ragusa

110

36

170 

44

Ravenna

103

110

212

129

Reggio Calabria

126

72

225

96

Reggio Emilia

186

135

326

135

Rieti

100

83

200

124

Rimini

100

110

270

120

Roma

119

43

238

56

Rovigo

177

80

310 

80

Salerno

218

66

305

127

Sassari

180

55

300

75

Savona

260

100

372

120

Siena

245

58

408

80

Siracusa

210

52

250

67

Sondrio

320

75

515

117

Taranto

320

80

370

85

Teramo

119

76

260 

88

Terni

301

116

329

116

Torino

284

93

495

123

Trani

144

60

180

77

Trapani

111

106

293 

150

Trento

180

50

270 

68 

Treviso

300

74

400

74

Trieste

386

77

438

84

Udine

286

97

446

110

Urbino

275

93

338

102

Varese

276

100

505

100

Venezia

108

66

158

81

Verbania

170

72

220

88

Vercelli

315

80

404

106

Verona

130

83

210

86

Vibo Valentia

129

70

129 

80

Vicenza

340

56

465

74

Viterbo

100

50

200

60

Media nazionale

293

407

* Massa, Carrara, Pesaro, Urbino, Cesena, Forlì riportano il dato ISTAT dato diviso 2
* Barletta-Andria-Trani riportano il dato ISTAT diviso 3
* Cagliari riporta anche il dato ISTAT del Sud Sardegna

Il costo della mensa aumenta le disuguaglianze

A complicare ulteriormente il quadro interviene il servizio mensa. In alcuni Comuni, come Ancona e Bolzano, il costo è incluso nella retta. In altri casi, invece, viene richiesto un pagamento separato che può superare gli 80 euro mensili, anche per le fasce di reddito più basse, come accade a Biella e Brescia.

Le differenze non seguono una logica geografica chiara: il Nord non è sempre più caro del Sud e neppure il Centro mostra criteri omogenei. In Toscana, ad esempio, si passa dai 193 euro di Livorno ai 308 euro di Pisa, fino ai 449 euro di Prato.

Nidi ancora considerati servizi “a domanda individuale”

Secondo la UIL, una delle cause principali di questa frammentazione è l’errata classificazione dei nidi come servizi pubblici a domanda individuale. Questo inquadramento lascia ampia discrezionalità ai Comuni nella definizione delle tariffe, nonostante i nidi siano formalmente parte integrante del sistema educativo nazionale.

“Ne deriva un quadro tariffario fortemente disomogeneo, influenzato da vincoli di bilancio locali e scelte politiche. Negli anni, inoltre, le difficoltà finanziarie dei Comuni hanno favorito il ricorso a gestioni esternalizzate o convenzionate, con effetti sulla qualità dell’offerta e sulle condizioni di lavoro del personale educativo”.

Copertura dei posti: Italia lontana dagli obiettivi europei

Sul fronte dell’offerta, la situazione appare altrettanto critica. Il Governo ha recentemente ridotto al 15% l’obiettivo di copertura regionale dei posti negli asili nido nel Piano Strutturale di Bilancio. Un dato che allontana ulteriormente l’Italia sia dal target europeo del 45%, sia dall’obiettivo nazionale del 33%.

Il PNRR, che avrebbe potuto rappresentare una svolta, ha visto nel 2023 una revisione significativa: il target di nuovi posti è stato ridotto da 264.480 a 150.480, con una diminuzione dei fondi europei e un maggiore ricorso a risorse nazionali. Questo ha generato ritardi nei bandi e incertezze sulla realizzazione dei progetti.

Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, anche nello scenario più favorevole mancheranno circa 500 posti; in quello meno favorevole, il deficit potrebbe superare i 26.000.

Disuguaglianze ridotte tra Regioni, ma aumentate all’interno

Un dato particolarmente critico riguarda la distribuzione territoriale degli interventi. Se da un lato il PNRR riduce i divari tra Regioni, dall’altro amplifica le disuguaglianze interne. Nel 2021 il 96,2% della disuguaglianza nella copertura dei servizi era interna alle Regioni; dopo gli interventi del PNRR la quota è salita al 98,6%.

L’88,6% dei Comuni con oltre 100.000 abitanti ha beneficiato di almeno un intervento, mentre i Comuni sotto i 500 abitanti restano quasi completamente esclusi: il 97% è privo di nidi. Migliora la media nazionale, ma non l’equità territoriale.

UIL: “Servono fondi stabili e piena attuazione dei LEP”

“I dati mostrano con chiarezza che i nidi, pur essendo formalmente parte del sistema educativo nazionale, continuano a essere trattati come servizi facoltativi e diseguali nell’accesso”, afferma Santo Biondo.

Per la UIL, è necessario innanzitutto garantire fondi strutturali stabili e criteri vincolanti per assicurare una reale equità territoriale. Centrale è la piena attuazione dei LEP, attraverso una riforma della classificazione contabile dei nidi, affinché siano riconosciuti come presidio educativo pubblico e universale, al pari di scuola, sanità e trasporti.

Altre priorità indicate dal sindacato riguardano:

  • maggiore trasparenza sui costi e sulle tariffe;
  • investimenti per la qualità del servizio;
  • valorizzazione delle figure professionali;
  • rafforzamento del sistema 0-6 nelle aree interne e soggette a spopolamento.

“L’assenza o l’insufficienza dei servizi per la prima infanzia – conclude Biondo – ha un costo sociale elevato: alimenta la povertà educativa, limita l’occupazione femminile, amplifica le disuguaglianze e contribuisce al calo demografico. È necessario un rafforzamento dell’intervento statale affinché la condizione economica e la geografia non siano più barriere all’accesso educativo nei primi anni di vita”.