Complice la guerra in Medio Oriente si conferma la stangata di Pasqua che si è abbattuta sugli italiani, con i prezzi di alcuni prodotti alimentari e le tariffe dei trasporti che hanno registrato una forte impennata nell’ultimo mese. Lo afferma Assoutenti, dopo i numeri sull’inflazione diffusi dall’Istat.
Alimentari e trasporti, gli aumenti dei prezzi nel dettaglio
“I prezzi dei prodotti alimentari salgono in media del +2,8% su anno con punte del +4,7% per quelli non lavorati, ma per alcuni beni i rincari viaggiano a ritmo molto più sostenuto” ha dichiarato Gabriele Melluso, Presidente di Assoutenti.
La carne bovina ad esempio rincara del +8,4% su base annua, +7,2% quella ovina, le uova salgono del +8,5%, i limoni del +10,8%, le fragole del 10,4%.
Per i pomodori prezzi in aumento del +9%, +11,1% le zucchine e addirittura +21,5% le melanzane. I piselli rincarano del +19,6%.
“Sui prezzi del comparto alimentare sta incidendo l’escalation dei carburanti che ha aggravato i costi di trasporto specie per i prodotti freschi: per questo il governo deve prorogare fino a fine emergenza il taglio delle accise e vigilare con la massima attenzione su speculazioni o andamenti anomali dei listini” ha concluso Melluso.
Sensibili aumenti anche per il comparto delle vacanze, con le tariffe dei servizi di alloggio salite del 4% su anno, mentre i voli nazionali aumentano del +12,6%, confermando in pieno le rilevazioni di Assoutenti che aveva registrato a Pasqua incrementi dei prezzi dei biglietti aerei per volare da nord a sud Italia nell’ordine del +13%.
Petrolio, brent a 95 dollari al barile
Sul lato dei prezzi del petrolio, le valutazioni hanno ripreso a salire verso l’alto a causa degli ultimi sconvolgimenti nello stretto di Hormuz, con gli Stati Uniti che hanno preso il controllo di una nave cargo battente bandiera iraniana.
Nel dettaglio, il Brent sale del 5,57% a 95,41 dollari al barile, mentre il Wti avanza del 5,95% a 87,51 dollari.
Il nuovo scatto dell’energia ha provocato conseguenze anche sulle borse, in particolare quelle asiatiche, che complessivamente hanno registrato incrementi. Tokyo chiude con il Nikkei 225 a +0,58% a 58.817,12 punti e con il Topix a +0,56% a 3.781,8. In parallelo avanzano Seul con il Kospi a +0,71% (6.235,62), Taipei con il Taiex a +0,42% (36.958,8), Shanghai con il Composite a +0,42% (4.068,32), l’indice CSI 300 a +0,40% (4.747,74) e Hong Kong con l’Hang Seng a +0,36% (26.253,43).
Due diverse proteste degli autotrasportatori
Per protestare contro il il caro carburanti, nella nostra Penisola, dalla giornata di lunedì 20 aprile 2026, è partito lo sciopero nazionale degli autotrasportatori. Un fermo che durerà per 144 ore, cioè circa cinque/sei giorni, con la deadline fissata al 24/25 aprile 2026.
La protesta è stata indetta e confermata da Trasportounito:
“L’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti – ha dichiarato il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo – E ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente; paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento”.
Se l’adesione sarà elevata, lo sciopero potrebbe mettere a rischio la logistica e la distribuzione delle merci, con un possibile aumento dei prezzi al consumo per gli utenti finali. Possibili ripercussioni potrebbero riguardare prodotti freschi e deperibili, linee produttive senza scorte e la movimentazione dei container.
Ma oltre allo sciopero di Trasportounito, negli stessi giorni anche Unatras, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali di settore, ha proclamato una mobilitazione e annunciato assemblee permanenti e presidi in circa 100 città italiane:
“Il settore dell’autotrasporto è ormai al collasso a causa del caro gasolio, con prezzi stabilmente oltre i 2 euro al litro, e senza risposte concrete del Governo sarà inevitabile il fermo nazionale dei servizi. Le imprese stanno lavorando in perdita e non sono più in grado di assorbire ulteriori rincari”.