Economia
Situazione insostenibile

Caro energia: le piscine pubbliche (e anche quelle dove si allenano i campioni) costrette a chiudere

Mentre in Francia chiudono già diversi impianti e stabilimenti, in Italia le circostanze non sono differenti e già ad ottobre si potrebbe assistere a numerose chiusure.

Caro energia: le piscine pubbliche (e anche quelle dove si allenano i campioni) costrette a chiudere
Economia 09 Settembre 2022 ore 14:14

Il caro energia si è abbattuto indistintamente su diversi aspetti della vita quotidiana sia a livello privato, ma anche e soprattutto a livello pubblico, dove tantissimi servizi, impossibilitati dal reggere il forte incremento delle bollette di gas ed elettricità, non vedono altra soluzione che chiudere le loro attività. Questo è anche il caso delle piscine pubbliche che, se in Francia sono state colpite in maniera massiva, anche in Italia si stanno trovando in una situazione di grossa difficoltà.

Il caro energia colpisce anche le piscine pubbliche

Costi insostenibili, gas ed elettricità il cui prezzo è schizzato alle stelle e quindi impossibilità di riscaldare l'acqua e gli ambienti. Anche le piscine pubbliche stanno combattendo a denti stretti il caro energia che si è abbattuto nel nostro Paese, ma più in generale in Europa. In Francia, ad esempio, la situazione è diventata critica: con l'aumento dei costi energetici, molte aziende che gestiscono piscine comunali sono state costrette a chiudere gli impianti per risparmiare denaro.

Questo lunedì, 5 settembre 2022, la società Vert Marine, che gestisce dozzine di piscine in Francia per conto delle autorità locali, ha annunciato la chiusura di diversi stabilimenti, almeno una trentina, ritenendo di non poter più far fronte a bollette vertiginose. La società Vert Marine ha dovuto chiudere "per un periodo temporaneo" un terzo dei suoi stabilimenti e collocare "il personale in disoccupazione parziale".

Anche in Italia, purtroppo, le circostanze non sono differenti perché l'intero settore delle piscine rischia di essere messo in ginocchio: stiamo parlando di circa 3mila strutture che danno da lavorare a oltre 200mila persone, offrendo un servizio a 5 milioni di utenti:

"Gli impianti natatori hanno bisogno di corrente elettrica ed enormi quantità di gas per scaldare l'acqua e gli ambienti. La maggior parte degli impianti, cito, sicuramente quelli pubblici, ma anche quelli privati potrebbe vedere la chiusura già a partire dal mese di ottobre, con una conseguenza evidente su tutte le occupazioni".

Chiusa la piscina dove si allenavano Rosolino e Magnini

"Abbiamo dovuto chiudere, dopodiché, chiaramente, non c'è stata più la possibilità, nel budget gestionale di poterla riaprire".

Prima il Covid-19, poi il prezzo alle stelle del gas per Cosimo D'Ambrosio, che dal 1985 gestiva una piscina a Roma, non c'è stata alternativa a chiudere. E' stata una scelta che non avrebbe mai voluto prendere:

"Chiudere vuol dire morire dentro qualcosa che tu hai creato centimetro per centimetro qua dentro".

Cosimo D'Ambrosio

Qui si sono allenati atleti che hanno fatto la storia del nuoto italiano come Massimiliano Rosolino e Filippo Magnini.

"Spendevamo sugli 8mila euro al mese. Oggi questa piscina potrebbe costare, secondo me, circa 24mila euro al mese, solo di gas".

Stesso discorso per la corrente elettrica passata da 4mila a 12mila euro al mese:

"Stiamo parlando di cifre che sono insostenibili".

Strozzati dalle bollette, che per alcuni, a fine anno, sfioreranno il milione di euro. Se però i privati possono aumentare le tariffe d'ingresso, per chi gestisce un impianto pubblico è diverso:

"L'impianto pubblico, invece, ha una sorta di convenzione sottoscritta, praticamente le mani legate. Nel senso che le tariffe non possono essere aumentate se non viene deciso da parte della pubblica amministrazione".

D'Ambrosio, a Roma, gestisce anche un impianto:

"Noi praticamente abbiamo le stesse tariffe dal 2019. Non sono aumentate di un centesimo".

Il Comune di Roma, tuttavia, ha ritoccato i prezzi con un aumento del 2%:

"Si metta immediatamente mano ad un procedimento che calmieri in maniera strutturale, definitiva i costi energetici".

Milano pensa di ridurre gli orari

Intanto anche a Milano si fa di necessità virtù. Nel primo semestre del 2022 sono stati spesi 1.118.000 euro di energia elettrica e 1.668.000: nello stesso periodo del 2019 i consumi erano quasi la metà. E così arriva la proposta dell'assessore allo Sport Martina Riva.

"Qualche centro potrebbe aprire a mezzogiorno anziché alle sette del mattino".

Una soluzione che - conti alla mano - potrebbe evitare la chiusura totale degli impianti e anche il già paventato aumento delle tariffe. Che - come tutti gli incrementi - andrebbe poi a pesare sulle tasche dei consumatori.

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