Non è il vecchio bonus ristrutturazioni. La prima cosa da chiarire è proprio questa: il cosiddetto “bonus casa al 65%” non sostituisce il normale bonus ristrutturazioni e non consente di recuperare il 65% di qualsiasi lavoro effettuato in casa.
La misura si chiama Conto Termico 3.0, è disciplinata dal decreto del Ministero dell’Ambiente del 7 agosto 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 settembre dello stesso anno, ed è operativa nel 2026. Il fondo mette a disposizione complessivamente 900 milioni di euro ogni anno, di cui 500 milioni destinati ai privati e 400 milioni alle pubbliche amministrazioni. La differenza con gli incentivi fiscali tradizionali è sostanziale: il Conto Termico è un contributo in denaro, non una detrazione Irpef.
Fino al 65%, ma dipende dall’intervento
Il tetto generale del contributo per i privati può raggiungere il 65% delle spese ammissibili, ma la percentuale effettiva dipende dalla tecnologia utilizzata, dalle prestazioni dell’impianto, dalla potenza e in alcuni casi dalla zona climatica.
Non bisogna quindi pensare che basti spendere 10.000 euro per riceverne automaticamente 6.500. Il calcolo viene effettuato secondo le formule e i massimali stabiliti dal decreto e dalle regole del Gestore dei Servizi Energetici. Lo stesso GSE precisa che il contributo complessivo, salvo particolari eccezioni previste per il settore pubblico, non può superare il 65% della spesa ammessa.
Per le abitazioni private soprattutto pompe di calore e solare termico
Per il proprietario di una normale abitazione il Conto Termico 3.0 è particolarmente interessante quando si decide di sostituire il vecchio impianto di riscaldamento. Fra gli interventi ammessi rientrano la sostituzione degli impianti esistenti con pompe di calore, sistemi ibridi o bivalenti, generatori a biomassa, l’installazione di solare termico, la sostituzione di vecchi scaldacqua con modelli a pompa di calore e, a determinate condizioni, l’allaccio a reti di teleriscaldamento efficienti o sistemi di microcogenerazione alimentati da fonti rinnovabili.
È invece importante una distinzione spesso trascurata nelle sintesi sul “bonus casa al 65%”: per un privato proprietario di un’abitazione residenziale, il Conto Termico non è normalmente il canale per finanziare il semplice cappotto, la sostituzione degli infissi o il fotovoltaico.
Gli interventi sull’involucro edilizio previsti dal Conto Termico 3.0 sono accessibili ai soggetti privati soprattutto quando riguardano immobili del settore terziario, mentre per il residenziale privato il cuore dell’incentivo rimane la sostituzione e l’efficientamento degli impianti termici.
I soldi arrivano direttamente
Con il bonus fiscale tradizionale una spesa viene recuperata attraverso le dichiarazioni dei redditi successive e quindi è necessaria anche una sufficiente capienza Irpef. Il Conto Termico segue un’altra logica: dopo l’approvazione della pratica, il GSE accredita direttamente l’incentivo sul conto corrente.
Per i soggetti privati, se l’importo complessivo riconosciuto è pari o inferiore a 15.000 euro, il pagamento può avvenire in un’unica soluzione. Per importi superiori l’erogazione viene suddivisa in rate, normalmente da due a cinque anni a seconda dell’intervento. Una differenza notevole rispetto ai dieci anni necessari per recuperare molti bonus edilizi attraverso il Fisco.
Il confronto con il bonus casa del 2026
Nel 2026 il normale bonus ristrutturazioni ed Ecobonus riconosce una detrazione del 50% sulle spese sostenute dal proprietario o dal titolare di un diritto reale quando l’immobile è utilizzato come abitazione principale. Per le altre abitazioni l’aliquota ordinaria è invece del 36%. Dal 2027, salvo nuovi interventi nella prossima legge di Bilancio, l’agevolazione sulla prima casa è destinata a scendere al 36%, mentre per gli altri immobili si passerà al 30%.
Il Conto Termico può quindi risultare molto più conveniente per alcune tipologie di lavori energetici, proprio perché consente di arrivare fino al 65% e soprattutto perché non costringe ad aspettare dieci anni per recuperare la somma.
Un esempio pratico: la vecchia caldaia
Immaginiamo un proprietario che decida di eliminare un vecchio generatore e installare una pompa di calore ad alta efficienza. Con il normale Ecobonus, nel 2026 potrebbe ottenere sulla prima casa una detrazione del 50%, recuperandola nel tempo attraverso l’Irpef. Con il Conto Termico 3.0 potrebbe invece ottenere un contributo diretto che, nei casi più favorevoli, arriva fino al 65% della spesa ammessa.
Non è detto però che il 65% venga riconosciuto integralmente: il GSE calcola l’incentivo sulla base delle caratteristiche tecniche della macchina, della potenza, delle prestazioni energetiche e dei massimali previsti.
Non si possono sommare liberamente i bonus
Altro punto fondamentale: non è possibile finanziare due volte la stessa spesa sommando liberamente Conto Termico ed Ecobonus. Per una famiglia che cambia l’impianto occorre quindi valutare quale strada risulti economicamente più vantaggiosa.
In alcuni casi il 50% fiscale potrebbe essere preferibile; in altri il contributo diretto del GSE può risultare molto più interessante, soprattutto per chi ha poca capienza fiscale o vuole rientrare rapidamente dell’investimento.
Come si presenta la domanda
Per i privati la procedura ordinaria è quella dell’accesso diretto. La richiesta viene presentata attraverso il portale dedicato del GSE, allegando la documentazione tecnica, le fatture e le prove dei pagamenti previste dalle regole applicative. Le schede per la richiesta vengono generate direttamente dal portale del Conto Termico 3.0.
È quindi consigliabile verificare prima di acquistare l’impianto che il prodotto e l’intervento rispettino effettivamente tutti i requisiti tecnici richiesti.