L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta già producendo effetti concreti sui mercati energetici globali, con petrolio e gas in forte aumento e conseguenze dirette per famiglie e imprese europee. La decisione di Teheran di limitare il traffico nello strategico Stretto di Hormuz — snodo cruciale per il commercio mondiale di energia — ha innescato una reazione immediata delle quotazioni internazionali, facendo temere un nuovo shock energetico simile a quello vissuto durante la crisi del 2021-2023.
Petrolio in impennata: Brent ai massimi da oltre un anno
I mercati hanno reagito già all’apertura delle contrattazioni di lunedì 2 marzo 2026. Il Brent con consegna ad aprile è salito fino all’area degli 82 dollari al barile, segnando un balzo iniziale del 14% e raggiungendo i livelli più alti da gennaio 2025. Anche il greggio americano Wti ha registrato rialzi a doppia cifra.
Dopo la prima impennata i prezzi hanno parzialmente ridotto i guadagni, mantenendosi comunque in aumento di circa il 9%. Rispetto al 27 febbraio 2026, quando il Brent viaggiava intorno ai 72 dollari al barile, il rialzo resta vicino al +10%.
Secondo il Codacons, si tratta solo dell’inizio: se le tensioni geopolitiche dovessero proseguire o lo stretto restasse bloccato, il greggio potrebbe avvicinarsi rapidamente alla soglia psicologica dei 100 dollari.
Perché lo Stretto di Hormuz è decisivo per petrolio e gas
Il cuore della crisi è lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo che collega il Golfo Persico al resto del mondo. Attraverso questo passaggio transita circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio e una quota analoga di gas naturale liquefatto.
La paralisi del traffico navale, causata dal rischio di attacchi missilistici e dalle tensioni militari, ha già bloccato petroliere e metaniere dirette verso Europa e Asia.
Tra i principali esportatori coinvolti c’è il Qatar, che attraverso queste acque spedisce gran parte del gas proveniente dal gigantesco giacimento North Field. Un blocco anche temporaneo ridurrebbe drasticamente l’offerta energetica mondiale.
Gli analisti di Goldman Sachs stimano che una chiusura di appena un mese potrebbe far impennare i prezzi del gas in Europa e Asia fino al 130%.
Gas naturale: indice TTF a +25%, tornano i timori sulle bollette
L’effetto sui mercati europei è già evidente. L’indice Ttf di Amsterdam, benchmark per il gas naturale nel continente, è salito del 25% in una sola seduta raggiungendo i 39,85 euro al megawattora, massimo da febbraio 2025.
Secondo il Codacons, questo aumento rischia di trasferirsi rapidamente sulle bollette di luce e gas di famiglie e imprese, proprio mentre i consumi stagionali restano elevati.
Il rialzo del gas incide infatti direttamente anche sul prezzo dell’energia elettrica, aggravando le difficoltà delle industrie energivore europee già penalizzate da costi superiori rispetto ai concorrenti internazionali.
Carburanti già in aumento: benzina e diesel verso nuovi rincari
I primi effetti si vedono già ai distributori italiani. Secondo le rilevazioni basate sui dati del Mimit, la benzina self service è passata da una media nazionale di 1,672 euro al litro del 27 febbraio a circa 1,681 euro al litro il 2 marzo.
Il gasolio è salito nello stesso periodo da 1,723 a circa 1,736 euro al litro, mentre il diesel ha già raggiunto i massimi da oltre un anno secondo Staffetta Quotidiana.
Gli esperti avvertono che gli aumenti attuali non riflettono ancora completamente il rialzo delle quotazioni petrolifere. Se il Brent dovesse stabilizzarsi su livelli elevati, i rincari alla pompa potrebbero intensificarsi nei prossimi giorni con effetti immediati sui costi di trasporto delle merci.
Rischio inflazione: aumentano anche i prezzi dei prodotti
Il blocco logistico nello Stretto di Hormuz riguarda anche numerose materie prime trasportate via mare. Una riduzione dei traffici globali significa costi di spedizione più elevati e possibili ritardi nelle consegne.
Poiché gran parte della distribuzione italiana avviene su gomma, l’aumento del carburante rischia di trasferirsi rapidamente sui prezzi al dettaglio, dagli alimentari ai beni di largo consumo.
Il Codacons parla apertamente del rischio di una nuova fiammata inflazionistica proprio mentre i consumi mostravano segnali di ripresa.
Conseguenze per l’Europa e per l’Italia
L’Europa oggi è meno dipendente dal gas del Golfo rispetto ad alcune economie asiatiche, ma non è immune alle tensioni. Petrolio e gas sono infatti mercati globali e qualsiasi shock sui prezzi colpisce inevitabilmente anche il continente.
Secondo Simone Tagliapietra del think tank Bruegel, in caso di crisi prolungata l’Europa sarebbe costretta a competere con i grandi acquirenti asiatici per i carichi disponibili sul mercato spot, spingendo ulteriormente verso l’alto i prezzi.
A rendere la situazione più fragile contribuisce anche il livello degli stoccaggi europei, inferiori rispetto agli ultimi due anni: circa 46 miliardi di metri cubi a fine febbraio 2026 contro i 60 del 2025 e i 77 del 2024.
Mutui e tassi BCE: cosa può succedere
Lo shock energetico rischia inoltre di influenzare le politiche monetarie europee. Se l’aumento dei costi energetici dovesse riaccendere l’inflazione, la Banca Centrale Europea potrebbe rallentare o sospendere i tagli dei tassi previsti per il 2026.
Per chi ha un mutuo a tasso variabile lo scenario diventerebbe particolarmente delicato: l’Euribor potrebbe restare elevato più a lungo, impedendo la discesa delle rate mensili attesa da molte famiglie.
Industria sotto pressione
Le ricadute non riguardano solo i consumatori. L’aumento del prezzo del gas si trasferisce direttamente sui costi dell’energia elettrica industriale, ampliando il divario competitivo tra le aziende europee e quelle di altre aree del mondo dove l’energia resta più economica.
Chi perde, chi rischia, chi guadagna
Qui sotto nella tabella un riassunto dei vari scenari.
| Categoria | Attori coinvolti | Perché | Effetti concreti |
|---|---|---|---|
| 🔴 Chi perde | Famiglie europee | Aumento gas ed elettricità | Bollette più alte e minor potere d’acquisto |
| Automobilisti e trasportatori | Rialzo petrolio e carburanti | Costi logistici e carburanti in aumento | |
| Industria energivora europea | Energia più cara rispetto ai competitor | Margini ridotti e rischio rallentamento produttivo | |
| 🟠 Chi rischia | Governi europei | Competizione globale per energia | Maggiore spesa pubblica e sostegni economici |
| Mutuatari a tasso variabile | Inflazione energetica persistente | Possibile rallentamento dei tagli ai tassi | |
| Economia italiana | Trasporti e logistica più costosi | Pressioni inflazionistiche su beni e servizi | |
| 🟢 Chi può beneficiare | Paesi esportatori di energia | Prezzi petrolio e LNG più elevati | Maggiori entrate fiscali e commerciali |
| Compagnie petrolifere e gas | Margini di vendita più alti | Utili e dividendi in crescita | |
| Trader energetici | Alta volatilità dei mercati | Opportunità speculative e arbitraggio | |
| Settore rinnovabili | Energia fossile più cara | Accelerazione investimenti green |