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Arriva in Europa l’ultimo carico di carburante per aerei: voli a rischio in estate

Le società come Lufthansa e Ryanair stanno già valutando soluzioni alternative, come riduzione dei voli e riallocazione delle rotte

Arriva in Europa l’ultimo carico di carburante per aerei: voli a rischio in estate

Mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran continua a destabilizzare il Medio Oriente, gli occhi delle compagnie aeree europee sono puntati sulla gigantesca petroliera “Rong Lin Wan”. Lungo 250 metri, il colosso d’acciaio ha lasciato il Golfo Persico il 26 febbraio 2026 da Mina Al Ahmadi, in Kuwait, con destinazione iniziale Malta, ma il suo viaggio prosegue lentamente lungo la costa africana occidentale verso Rotterdam, dove arriverà il 9 aprile.

Secondo fonti marittime monitorate da Marine Traffic, questa sarà l’ultima nave di cherosene a lasciare il Golfo con destinazione Europa prima del blocco imposto dall’Iran nello Stretto di Hormuz. Dopo il passaggio della Rong Lin Wan, l’Europa rischia di trovarsi senza nuovi rifornimenti di carburante per aerei provenienti dal Golfo, aprendo uno scenario di forte tensione per il settore aereo continentale (anche in vista delle vacanze estive)

Il 40% del carburante europeo dipende dal Golfo

Le compagnie europee sanno bene quanto sia critica la situazione:

“Secondo le nostre proiezioni, da fine aprile, inizio maggio, ci ritroveremo con la metà del cherosene a disposizione in Europa”, spiega il capo delle operazioni di una delle principali aviolinee del continente. Il 40% del carburante utilizzato dagli aerei europei proviene infatti dalle raffinerie del Golfo Persico, con un’altra quota significativa dall’India.

Il rallentamento o il blocco dei rifornimenti mette a rischio la continuità dei voli, con un possibile effetto domino sulle operazioni estive, periodo cruciale per il turismo e i ricavi delle compagnie aeree.

Piani di emergenza e alternative

Alcune compagnie hanno già iniziato a mettere a punto piani di emergenza, cercando di massimizzare le scorte strategiche e ritardare interventi di manutenzione e pulizia delle raffinerie:

“Forse riusciremo a guadagnare tre-cinque settimane, ma non sarà sufficiente per coprire tutta l’estate”.

Le società come Lufthansa e Ryanair stanno valutando soluzioni alternative, come riduzione dei voli e riallocazione delle rotte, per garantire almeno i collegamenti essenziali. Tuttavia, qualsiasi misura emergenziale comporterà inevitabilmente aumenti dei costi dei biglietti, a causa dell’impennata dei prezzi del petrolio e del cherosene.

Impennata dei prezzi

Negli ultimi giorni, il costo di una tonnellata di cherosene ha sfiorato 1.800 dollari, più del doppio rispetto a fine febbraio. Gran parte delle compagnie aveva già effettuato acquisti anticipati, a prezzi calmierati, ma basati sul costo del greggio: la guerra e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno reso questi approvvigionamenti insufficienti e molto più costosi da reintegrare.

Rischi per l’estate e per il turismo

Il vero problema riguarda l’estate, il periodo di massima domanda per voli turistici e collegamenti intercontinentali. Se la situazione non si normalizzerà, da giugno a settembre molte compagnie potrebbero dover ridurre il numero dei voli, con conseguenze immediate sui collegamenti nazionali e internazionali. Gli aeroporti più piccoli e le isole turistiche, più difficili da rifornire, rischiano di subire gli effetti più pesanti, con ricadute sul turismo e sull’economia locale.

Secondo gli esperti, la combinazione di riduzione della disponibilità di carburante, aumento dei prezzi e possibili cancellazioni dei voli potrebbe generare un impatto a catena sull’intera filiera turistica europea, dal trasporto aereo agli hotel e servizi locali, minacciando uno dei principali volani economici del continente.