In Italia, in dieci anni dal 2016 al 2026, nella Pubblica Amministrazione gli stipendi sono cresciuti del +14,9%, mentre nel settore privato del +16,2%. Un dato positivo per il nostro Paese, che però si scontra con un’altra statistica che testimonia lo stato di crisi che sta attraversando la Penisola, soprattutto dagli anni post-pandemia da Covid-19.
Nello stesso periodo, infatti, l’inflazione è cresciuta del +22,6%, di più rispetto alle percentuali di aumento stipendi della PA e del privato. In sostanza, si può dire che il potere di acquisto sia diminuito rispetto ai rincari del costo della vita. Anche se tra il 2015 e il 2018 la contrattazione nella PA era bloccata e nel 2025 le retribuzioni contrattuali dei pubblici non dirigenti siano cresciute del 2,7% a fronte dell’aumento dell’1,5% dei prezzi.
E’ questo lo scenario che emerge dall’ultimo “Rapporto sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici“, appena pubblicato dall’Aran (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni).

Nel dettaglio, il rapporto analizza in dettaglio le evidenze retributive di fatto del comparto Funzioni centrali nel periodo 2021-2023 (basata sui dati del Conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato) e fotografa la dinamica delle retribuzioni contrattuali nell’anno 2025 e sul decennio 2015-2025.
Evidenze retributive del comparto Funzioni centrali (2021-2023)
La crescita rilevata è stata del 13%, quasi il doppio di quanto stimabile a priori sulla base dei soli rinnovi contrattuali e degli adeguamenti noti.
Questa dinamica è la risultante di più fattori:
- CCNL 2019–2021: contributo del 3,3% (in linea con le attese)
- Indennità di vacanza contrattuale standard e potenziata: +2,2%
- Perequazione delle indennità di amministrazione (DPCM 2021): +3,6% per i Ministeri, analogo all’effetto del rinnovo CCNL
- Carriera e turnover: +1,0% in media (con forte variabilità tra enti, da -3% a +5%)
- Produttività e risultato: +3,2% in media, con escursioni da 0% a 7%
L’analisi evidenzia come le leve gestionali, carriera e produttività, presentino un rapporto di sostituibilità: gli enti che investono di più in progressioni di carriera tendono a destinare meno risorse alla produttività e viceversa. Le strutture retributive risultano inoltre molto eterogenee: la quota di retribuzione fissa oscilla tra il 60% e il 90% del totale a seconda dell’amministrazione.
Consuntivo 2025 retribuzioni contrattuali
Nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1% per l’intera economia, identico risultato al 2024.
Il settore privato segna un +3,2%, trainato dall’agricoltura (+5%), dall’industria (+3,4%) e dai servizi privati (+3%). Per la Pubblica Amministrazione (personale non dirigente) la crescita si attesta al 2,7%.
Il dato della PA non registra ancora il pieno effetto di alcuni importanti rinnovi conclusi a dicembre 2025 e nei primi mesi del 2026, relativi al triennio 2022-2024 (Istruzione e Ricerca, Funzioni locali, Sanità). Registra invece la ripresa dell’erogazione della quota potenziata dell’IVC 2022-2024 da gennaio 2025 e la nuova IVC relativa al triennio 2025-2027, corrisposta in misura pari allo 0,6% del tabellare dall’aprile 2025 salita all’1% dal luglio 2025.
Nei comparti ARAN la crescita media annua 2025 è stata del 2,2%, con differenze tra i comparti: le Funzioni centrali guidano il risultato con +5,4%, grazie alla combinazione di IVC potenziata, rinnovo CCNL e secondo decreto di perequazione delle indennità di amministrazione. L’Istruzione e Ricerca segna +2,8%, mentre Sanità (+0,8%) e Funzioni locali (+0,6%) mostrano incrementi più contenuti, in attesa del pieno dispiegarsi dei rispettivi rinnovi.