LO STUDIO

Agenzia Aran: stipendi della PA +14.9% in dieci anni, ma inflazione +22

In sostanza il potere d'acquisto è diminuito rispetto ai rincari del costo della vita

Agenzia Aran: stipendi della PA +14.9% in dieci anni, ma inflazione +22

In Italia, in dieci anni dal 2016 al 2026, nella Pubblica Amministrazione gli stipendi sono cresciuti del +14,9%, mentre nel settore privato del +16,2%. Un dato positivo per il nostro Paese, che però si scontra con un’altra statistica che testimonia lo stato di crisi che sta attraversando la Penisola, soprattutto dagli anni post-pandemia da Covid-19.

Nello stesso periodo, infatti, l’inflazione è cresciuta del +22,6%, di più rispetto alle percentuali di aumento stipendi della PA e del privato. In sostanza, si può dire che il potere di acquisto sia diminuito rispetto ai rincari del costo della vita. Anche se tra il 2015 e il 2018 la contrattazione nella PA era bloccata e nel 2025 le retribuzioni contrattuali dei pubblici non dirigenti siano cresciute del 2,7% a fronte dell’aumento dell’1,5% dei prezzi.

E’ questo lo scenario che emerge dall’ultimo “Rapporto sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici“, appena pubblicato dall’Aran (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni).

Rapporto semestrale ARAN n. 2/2025 sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti

Nel dettaglio, il rapporto analizza in dettaglio le evidenze retributive di fatto del comparto Funzioni centrali nel periodo 2021-2023 (basata sui dati del Conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato) e fotografa la dinamica delle retribuzioni contrattuali nell’anno 2025 e sul decennio 2015-2025.

Evidenze retributive del comparto Funzioni centrali (2021-2023)

La crescita rilevata è stata del 13%, quasi il doppio di quanto stimabile a priori sulla base dei soli rinnovi contrattuali e degli adeguamenti noti.

Questa dinamica è la risultante di più fattori:

  • CCNL 2019–2021: contributo del 3,3% (in linea con le attese)
  • Indennità di vacanza contrattuale standard e potenziata: +2,2%
  • Perequazione delle indennità di amministrazione (DPCM 2021): +3,6% per i Ministeri, analogo all’effetto del rinnovo CCNL
  • Carriera e turnover: +1,0% in media (con forte variabilità tra enti, da -3% a +5%)
  • Produttività e risultato: +3,2% in media, con escursioni da 0% a 7%

L’analisi evidenzia come le leve gestionali, carriera e produttività, presentino un rapporto di sostituibilità: gli enti che investono di più in progressioni di carriera tendono a destinare meno risorse alla produttività e viceversa. Le strutture retributive risultano inoltre molto eterogenee: la quota di retribuzione fissa oscilla tra il 60% e il 90% del totale a seconda dell’amministrazione.

Consuntivo 2025 retribuzioni contrattuali

Nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1% per l’intera economia, identico risultato al 2024.

Il settore privato segna un +3,2%, trainato dall’agricoltura (+5%), dall’industria (+3,4%) e dai servizi privati (+3%). Per la Pubblica Amministrazione (personale non dirigente) la crescita si attesta al 2,7%.

Il dato della PA non registra ancora il pieno effetto di alcuni importanti rinnovi conclusi a dicembre 2025 e nei primi mesi del 2026, relativi al triennio 2022-2024 (Istruzione e Ricerca, Funzioni locali, Sanità). Registra invece la ripresa dell’erogazione della quota potenziata dell’IVC 2022-2024 da gennaio 2025 e la nuova IVC relativa al triennio 2025-2027, corrisposta in misura pari allo 0,6% del tabellare dall’aprile 2025 salita all’1% dal luglio 2025.

Nei comparti ARAN la crescita media annua 2025 è stata del 2,2%, con differenze tra i comparti: le Funzioni centrali guidano il risultato con +5,4%, grazie alla combinazione di IVC potenziata, rinnovo CCNL e secondo decreto di perequazione delle indennità di amministrazione. L’Istruzione e Ricerca segna +2,8%, mentre Sanità (+0,8%) e Funzioni locali (+0,6%) mostrano incrementi più contenuti, in attesa del pieno dispiegarsi dei rispettivi rinnovi.