grande successo

“Una battaglia dopo l’altra” il film con più statuette nella notte degli Oscar: di cosa parla

Premiato come miglior film, è un chiaro attacco alle politiche anti migratorie del presidente Trump

“Una battaglia dopo l’altra” il film con più statuette nella notte degli Oscar: di cosa parla

La sfida è stata combattuta fino all’ultimo, ma alla fine è “Una battaglia dopo l’altra” (titolo originale One Battle After Another) del celebre regista Paul Thomas Anderson ad avere avuto la meglio su “I peccatori” di Ryan Coogler, film più candidato di sempre con ben 16 nomination.

La pellicola è un adattamento libero e contemporaneo del romanzo Vineland dello scrittore Thomas Pynchon e rappresenta la seconda collaborazione cinematografica del regista con l’opera dell’autore, dopo il film Vizio di forma del 2014. A colpire è il suo significato politico, un chiaro attacco alle politiche anti migratorie del presidente Trump.

Il film ha conquistato pubblico e critica, arrivando a vincere sei Premi Oscar 2026 tra cui miglior film e miglior regia grazie alla sua narrazione intensa, alla regia raffinata e alle interpretazioni di un cast stellare guidato da Leonardo DiCaprio che per la cerimonia si è portato la fidanzata, la top model italiana Vittoria Ceretti.

Accanto a lui recitano Sean Penn (migliore attore non protagonista), Benicio del Toro, Regina Hall, Teyana Taylor e Chase Infiniti.

Trama di Una battaglia dopo l’altra

La storia ruota attorno al personaggio interpretato da DiCaprio Pat Calhoun, conosciuto come Ghetto Pat o Rocketman, e alla sua compagna Perfidia “Beverly Hills” (la candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista Teyana Taylor), due attivisti radicali appartenenti al gruppo rivoluzionario di estrema sinistra French 75.

Perfidia in una delle scene più iconiche del film

La coppia conduce una lotta armata contro il sistema, organizzando azioni spettacolari: liberazioni di immigrati detenuti in centri di detenzione, attacchi contro banche, uffici governativi e infrastrutture energetiche. Durante una di queste operazioni, Perfidia entra in conflitto con il comandante della struttura, il capitano di estrema destra Steven J. Lockjaw, interpretato da uno straordinario Sean Penn, che sviluppa nei suoi confronti un’ossessione pericolosa.

Sean Penn nei panni di Lockjaw

Quando Perfidia viene sorpresa durante un’azione clandestina, riesce a evitare l’arresto accettando di concedersi a Lockjaw.

Lo scontro politico tra fughe e nuove identità

Passa qualche mese e Perfidia dà alla luce Charlene, buona parte del film ruota su una domanda: la bimba sarà figlia di Ghetto Pat o del capitano? Comunque sia, la rivoluzionaria non è fatta per la vita coniugale e decide di continuare la sua attività militante abbandonando la famiglia.

Dopo una rapina finita tragicamente, viene arrestata e costretta a collaborare con le autorità. Accettando di diventare informatrice, Perfidia tradisce i suoi compagni del French 75 ed entra nel programma di protezione testimoni. Grazie alle sue rivelazioni, Lockjaw riesce a smantellare gran parte del gruppo.

In tutto questo, Pat riesce a fuggire insieme alla figlia, assumendo una nuova identità: Bob Ferguson, mentre la bambina diventa Willa Ferguson. Perfidia, invece, riesce a scappare e si rifugia in Messico.

Sedici anni dopo: il passato ritorna

Sedici anni più tardi, Bob vive nella città santuario di Baktan Cross, che per l’America repubblicana protegge e nasconde immigrati clandestini, lontano dalla lotta politica e segnato da dipendenze e sensi di colpa. Cresce Willa raccontandole che la madre è stata uccisa da Lockjaw.

Chase Infiniti nei panni di Willa

Nel frattempo Lockjaw ha costruito una carriera militare di successo grazie alla sua linea dura contro l’immigrazione. La sua ascesa lo porta a entrare nei Pionieri del Natale, una potente società segreta suprematista.

Durante il rituale di ingresso nella confraternita, riaffiora il ricordo di Perfidia e l’uomo decide di rintracciare Willa, pensando che possa essere sua figlia. Quando scopre la sua nuova identità, organizza una massiccia operazione militare per catturarla.

La fuga di Willa e la lotta finale

La retata militare a Baktan Cross scatena violenti scontri tra soldati e cittadini. Grazie all’aiuto di vecchi membri del French 75, Willa riesce a fuggire mentre Bob, nonostante gli aiuti dal maestro di karate sensei Sergio St. Carlos interpretato da Benicio Del Toro (anche lui candidato come miglior attore non protagonista), viene catturato.

Benicio Del Toro nel film

Nel corso della fuga emerge la verità: un test del DNA rivela che Lockjaw è il vero padre biologico di Willa. Questo segreto diventa una minaccia anche per la società segreta che lo ha accolto.

Tra inseguimenti nel deserto, tradimenti e scontri armati, Willa riesce a sopravvivere grazie all’aiuto di alleati inattesi e al coraggio ereditato dai genitori.

Il film si conclude con il ricongiungimento tra Bob e Willa e con Lockjaw che viene ucciso dai Pionieri del Natale, reo di essersi macchiato il sangue, instaurando una relazione con una donna nera.

DiCaprio nei panni di Bob sul finale del film

Nonostante tutto, la ragazza decide di partecipare a una protesta a Oakland, scegliendo di seguire la strada dell’impegno politico e delle lotte sociali perché quella è la sua vocazione: resistere.

Il messaggio anti-trumpiano del film

Non è un caso che “Una battaglia dopo l’altra” abbia vinto l’Oscar come Miglior film proprio quest’anno. È evidente, immergendosi nella storia, la condanna alle politiche anti-migratorie del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La pellicola, infatti, parte dal passato ma arriva ai giorni nostri che mostrano un’America sempre più lacerata e polarizzata.

Il personaggio interpretato da Sean Penn rappresenta proprio la deriva che la destra statunitense più estrema ha preso negli ultimi anni. La retata a Baktan Cross per eliminare i migranti senza una ragione specifica, la maggior parte non ha commesso reati, ricorda chiaramente i violenti raid dell’ICE a Minneapolis e li denuncia senza esclusione di colpi.

E contro una politica disumanizzante, la soluzione proposta dal regista Paul Thomas Anderson – tra i più influenti della scena contemporanea, sempre schierato socialmente e già candidato agli Oscar 28 volte per capolavori come “Boogie Nights” e “Magnolia” – è quella di resistere, di lottare con tutte le forze per difendere i diritti.

Sicuramente non sarà piaciuto alla Casa Bianca, ma è stato un grande successo. L’Academy degli Oscar l’ha osannato con tredici candidature e il pubblico l’ha premiato con 210 milioni di dollari di incasso.

I Premi Oscar vinti da “Una battaglia dopo l’altra”

Il film ha vinto sei statuette, in una serata trionfale.

I premi:

  • Miglior film
  • Miglior regia
  • Migliore attore non protagonista
  • Miglior sceneggiatura non originale
  • Miglior montaggio
  • Miglior casting.

Oscar 2026, la lista completa dei vincitori

Di seguito, la lista completa dei premi.

  • Miglior Film
    Una battaglia dopo l’altra
  • Miglior Regia
    Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra
  • Miglior Attore Protagonista
    Michael B. Jordan – I peccatori
  • Miglior Attrice Protagonista
    Jessie Buckley – Hamnet
  • Miglior Attore Non Protagonista
    Sean Penn – Una battaglia dopo l’altra
  • Miglior Attrice Non Protagonista
    Amy Madigan – Weapons
  • Miglior Sceneggiatura Originale
    I peccatori
  • Miglior Sceneggiatura Non Originale
    Una battaglia dopo l’altra
  • Miglior Film Internazionale
    Sentimental Value
  • Miglior Film d’Animazione
    KPop Demon Hunters
  • Miglior Colonna Sonora
    I peccatori
  • Miglior Canzone Originale
    “Golden” – KPop Demon Hunters
  • Miglior Montaggio
    Una battaglia dopo l’altra
  • Miglior Fotografia
    I peccatori
  • Miglior Scenografia
    Frankenstein
  • Miglior Costumi
    Frankenstein
  • Miglior Trucco e Acconciatura
    Frankenstein
  • Miglior Sonoro
    F1 – Il film
  • Migliori Effetti Visivi
    Avatar: Fuoco e Cenere
  • Miglior Casting
    Una battaglia dopo l’altra
  • Miglior Documentario
    Mr. Nobody Against Putin
  • Miglior Cortometraggio d’Animazione
    The Girl Who Cried Pearls
  • Miglior Cortometraggio (ex aequo)
    The Singers
    Two People Exchanging Saliva
  • Miglior Cortometraggio Documentario
    All the Empty Rooms