Editoria libraria

Un media manager di sinistra lavora per un politico di destra (non è una barzelletta, ma un romanzo)

Esce l'opera d'esordio di Oscar Francioso che esplora i retroscena della propaganda e i compromessi dell'industria della narrazione contemporanea

Un media manager di sinistra lavora per un politico di destra (non è una barzelletta, ma un romanzo)

La comunicazione politica funziona indipendentemente da chi la fa. Questo è un fatto verificabile. I messaggi vengono costruiti, testati, ottimizzati, distribuiti su canali specifici per target specifici, e l’effetto che producono dipende molto poco dalla fede politica di chi li assembla. Chi lavora in questo mondo lo sa. Chi non ci lavora preferisce non saperlo.

L’età dei figuranti è un romanzo di Oscar Francioso (in copertina) autore nato a Torino nel 1993, che parte esattamente da questa premessa. Il protagonista, Emanuele Pivano, è un giovane media manager di sinistra che finisce a lavorare per l’ufficio comunicazione di Marcello D’Elise – soprannominato “Il Ragno” – segretario federale del Nodo, partito di matrice neofascista. Il professionista ventenne non lo fa per convinzione ideologica. Lo fa perché la Bacci Associati paga bene, perché ha bisogno di un lavoro e perché – dettaglio non secondario – è convinto di riuscire a mantenersi separato da quello che fa.

Il volume, composto da 280 pagine, è uscito per la casa editrice Articoli Liberi. L’opera è ambientata nell’Italia contemporanea, precisamente a Milano, all’interno degli uffici di comunicazione e nelle agenzie dove si costruisce quotidianamente l’immagine pubblica dei leader. Si tratta di un testo incentrato sull’industria della narrazione: chi controlla i flussi informativi, come li costruisce, a chi li vende e con quale costo personale.

I personaggi e i meccanismi del bombardamento mediatico

Il segretario Marcello D’Elise è un personaggio costruito con una certa precisione: un cinico che non crede nell’ideologia professata, ma la usa come mero strumento per raggiungere il potere. Non è un fanatico – è qualcosa di più freddo. Accanto a lui si muove Gianfranco Bacci, detto “Il Verme”, fondatore dell’agenzia e vero genio della comunicazione aggressiva, basata sul bombardamento mediatico. Entrambi sanno perfettamente cosa stanno facendo. Il problema del giovane specialista è che anche lui ne è pienamente consapevole.

Il romanzo non prende posizioni esplicite. Non si configura come una critica dell’estrema destra, né come un manifesto di nessun tipo. Rappresenta piuttosto una domanda esistenziale, formulata attraverso le vicende dei protagonisti: fino a dove si arriva? Quale compromesso professionale è ancora accettabile e quale no? La risposta non viene data al lettore, che è costretto a immedesimarsi nel giovane dipendente e a guardarsi allo specchio al suo posto.

L’altro asse narrativo è rappresentato da Allegra Cabrini, la migliore amica del protagonista: studentessa di Scienze Politiche, podcaster e volontaria. Il suo percorso nel romanzo va in direzione opposta rispetto a quello del collega – da un attivismo di superficie, visibile e fotografabile, verso qualcosa di più autentico e scomodo. I due coetanei si allontanano non per un litigio o per un tradimento diretto, ma per quella deriva silenziosa che avviene quando le persone scelgono strade diverse e poi non sanno più come parlare.

Il testamento morale e il bilancio tra etica e professione

Al centro di tutto emerge la figura di Demetrio Monteleone, il social media manager che ha già percorso la strada che il protagonista sta cominciando. Il professionista trentenne ha comprato il frigo Smeg e la lampada di Floss, ha bevuto Moscow Mule e adesso vuole uscire da tutto per andare a fare il mozzo su uno yacht.

“Da ragazzino sapevo bene cosa volevo essere”, dice al collega in quello che si configura, di fatto, come un testamento morale. “Poi si diventa adulti. Presuntuosi. E dimentichiamo quelle verità che erano, e restano, verità.”

L’autore Oscar Francioso lavora attualmente in Lombardia in qualità di videografo, fotografo e autore. L’età dei figuranti rappresenta il suo primo romanzo. Il libro possiede il ritmo tipico di chi sa costruire dialoghi veloci e naturali, dimostrando la capacità di tenere insieme una trama politica e una storia di amicizia senza che l’una schiacci l’altra.

I temi affrontati sono attivi e complessi: il rapporto tra etica personale e professionale, la comunicazione come strumento di potere e il quesito su quanto si sia disposti a sacrificare di se stessi per raggiungere i propri obiettivi. La risposta, nel romanzo, è scomoda. Come dovrebbe essere. L’età dei figuranti è da oggi disponibile in libreria e nei principali store online.