Chi è davvero Banksy? Il mistero sull’identità dello street artist più famoso e enigmatico del mondo, potrebbe essere vicino alla soluzione. Una lunga inchiesta dell’agenzia internazionale Reuters sostiene infatti che dietro lo pseudonimo dell’artista si nasconda Robin Gunningham, nato nel 1973 a Bristol e successivamente conosciuto anche con il nome di David Jones.
Per oltre due decenni Banksy ha mantenuto l’anonimato, alimentando il mito attorno ai suoi murales realizzati con stencil e vernice spray, spesso caratterizzati da forti messaggi politici e sociali. L’indagine giornalistica ha incrociato fotografie, video, documenti e testimonianze per ricostruire il possibile volto dietro uno degli artisti più influenti dell’arte contemporanea.
L’inchiesta Reuters: indizi, documenti e testimonianze
Nel reportage intitolato “In Search of Banksy”, i giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison hanno ricostruito la possibile identità dell’artista analizzando ogni traccia lasciata negli anni.
Tra gli elementi citati nell’indagine ci sono:
- fotografie e video in cui Banksy compare con il volto coperto
- documenti relativi a un arresto avvenuto a New York nel 2000
- una presunta confessione scritta a mano
- testimonianze raccolte nei luoghi dove sono apparse le sue opere
Il punto di partenza dell’indagine è stata la comparsa di alcune opere attribuite a Banksy in Ucraina nel 2022. Lo stesso artista ne aveva rivendicato la paternità tramite il suo profilo Instagram, in segno di solidarietà verso la popolazione colpita dalla guerra.
I reporter si sono recati nei luoghi dei murales, tra cui la località di Horenka, parlando con i residenti e mostrando fotografie di vari street artist per cercare di identificarne l’autore.
La pista Robin Gunningham e il cambio di nome
Secondo Reuters, tutti gli indizi porterebbero proprio a Robin Gunningham. Il nome non è nuovo: già nel 2008 il Mail on Sunday aveva indicato Gunningham come il possibile Banksy dopo un’inchiesta durata circa un anno.
All’epoca il manager dell’artista aveva negato la rivelazione, contribuendo a mantenere l’alone di mistero attorno alla sua identità.
L’indagine di Reuters sostiene inoltre che Gunningham avrebbe cambiato legalmente nome in David Jones, uno dei nomi più comuni nel Regno Unito. Curiosamente si tratta anche del vero nome del musicista David Bowie.
Il ruolo di Robert Del Naja dei Massive Attack
Un altro elemento emerso dall’inchiesta riguarda Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack e artista con un passato nel mondo dei graffiti.
Per anni Del Naja è stato indicato da alcuni come il possibile Banksy. Secondo Reuters, però, non sarebbe lui lo street artist anonimo, ma piuttosto un collaboratore.
L’indagine suggerisce infatti che i due avrebbero realizzato insieme alcune opere, confermando un rapporto artistico tra il musicista e Banksy.
Le contestazioni dell’avvocato
L’inchiesta non è stata accolta senza polemiche. L’avvocato dell’artista, Mark Stephens, ha contestato molti dei dettagli pubblicati da Reuters.
Secondo il legale, la diffusione di informazioni sull’identità di Banksy violerebbe la privacy dell’artista e potrebbe metterlo in pericolo, oltre a interferire con il suo lavoro.
Stephens ha difeso l’importanza dell’anonimato nell’arte contemporanea, sostenendo che lavorare sotto pseudonimo permette agli artisti di esprimersi liberamente.
“Lavorare in anonimato serve interessi sociali fondamentali perché consente di dire la verità al potere senza timore di ritorsioni”, ha affermato.
Nonostante le contestazioni, Reuters ha deciso di pubblicare l’inchiesta ritenendo che l’identità di una figura con un’influenza così grande sulla cultura e sul mercato dell’arte sia una questione di interesse pubblico.
Le opere più famose di Banksy
Nel corso degli anni Banksy è diventato uno degli artisti contemporanei più riconoscibili al mondo.
Tra le sue opere più celebri c’è “Girl with Balloon”, diventata famosa nel 2018 quando, subito dopo essere stata venduta all’asta da Sotheby’s, si è autodistrutta parzialmente grazie a un meccanismo nascosto nella cornice.
L’opera, ribattezzata “Love Is in the Bin”, è poi arrivata a valere circa 25 milioni di dollari.
Secondo l’inchiesta, un uomo somigliante a Robin Gunningham sarebbe stato presente nella sede londinese della casa d’aste proprio durante quell’evento, osservando la reazione del pubblico.
L’ultima opera e il messaggio politico
L’ultima opera attribuita a Banksy, comparsa nel 2023, raffigurava un giudice che colpisce con il martelletto un manifestante disarmato.
Il murale, intitolato “Royal Courts of Justice”, è stato interpretato come una critica alla repressione delle proteste filo-palestinesi nel Regno Unito.

Come spesso accade con le opere di Banksy, il murale è stato rapidamente rimosso, ma ha alimentato ancora una volta il dibattito pubblico sul ruolo dell’arte urbana come forma di protesta politica.