PIEMONTE

Tragedia in una famiglia musulmana ad Asti: figlia uccide il padre 50enne per difendere madre e fratellini

Un caso che ricorda molto da vicino un'altra tragedia, verificatasi sempre in Piemonte, ma in provincia di Torino: il caso di Alex Pompa, sotto processo per aver ucciso il padre per salvare la madre dalle violenze del marito

Tragedia in una famiglia musulmana ad Asti: figlia uccide il padre 50enne per difendere madre e fratellini
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Ha colpito mortalmente il padre 50enne con un coltello per difendere la madre e gli altri suoi tre fratellini. Il dramma si è verificato in una famiglia musulmana di origine cecena da qualche anno residente in via Valle San Giovanni a Nizza Monferrato in provincia di Asti, Piemonte.

I Carabinieri sul posto

Un caso che ricorda molto da vicino un'altra tragedia, verificatasi sempre in Piemonte, ma in provincia di Torino: il caso di Alex Pompa, sotto processo per aver ucciso il padre per salvare la madre dalle violenze del marito.

Uccide il padre 50enne per difendere madre e fratellini

All'arrivo i carabinieri hanno trovato la Makka Sulayev, 19 anni studentessa del terzo anno del liceo con il velo sulla testa e il padre Akhyad Sulayev in un lago di sangue sul pavimento di casa, ferito con tutta probabilità con un coltello che la ragazza ha preso dalla cucina.

La giovane ha risposto a tutte le domande del pubblico ministero di turno giunto sul posto descrivendo una situazione familiare fatta di soprusi e maltrattamenti rispetto ai quali gli inquirenti stanno cercando conferme. Non è stata portata nè in carcere, nè in caserma e nè in Procura ma attualmente si trova in un luogo protetto con carabinieri e psicologi.

Come riporta La Nuova Provincia, madre, padre e la figlia più grande, lavoravano tutti nello stesso ristorante. La ragazza come cameriera e il padre impiegato per lavori di riordino e pulizia della cucina, ma proprio ieri si era licenziato.

Makka è conosciuta a Nizza come molto responsabile, studiosa e lavoratrice, essendo la maggiore, si occupava anche all’occorrenza di badare ai tre fratelli più piccoli.

Il caso di Alex Cotoia (che ha rifiutato il cognome del padre, Pompa)

Alex

Lo scorso dicembre Alex è stato condannato a 6 anni, 2 mesi e venti giorni di reclusione.

Alex, 21 anni, nel 2020 a Collegno (Torino) uccise a coltellate il padre, Giuseppe Pompa, 52 anni, operaio, per difendere la madre nel corso dell'ennesima lite in famiglia, il 30 aprile del 2020, nel cuore della prima ondata della pandemia da coronavirus.

In primo grado Alex, che ora ha ottenuto la ricusazione del cognome del padre e ha preso quello della madre, Cotoia, era stato assolto per legittima difesa, il 24 novembre 2021. La Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza.

"Incomprensibile" e "difficile da accettare".

Così l'avvocato difensore, Claudio Strata.

"Alex deve essere assolto perché ci ha salvato la vita. Se vogliamo che qualcosa cambi, se vogliamo evitare che le donne continuino a morire e che non ci siano più casi come quello di Giulia (Cecchettin, ndr), la sentenza non può essere questa".

E' quanto ha dichiarato Loris Pompa, fratello di Alex.

"Alex - ha aggiunto la mamma, Maria - non è un assassino. A questo punto mi chiedo se a qualcuno sarebbe importato davvero qualcosa se fossi stata l'ennesima donna uccisa".

Alex fra il fratello e la madre
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