Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è recato oggi, venerdì 2 gennaio 2025, a Crans-Montana, in Svizzera, all’indomani della tragedia avvenuta nella notte di Capodanno nel bar-discoteca Le Constellation. Sul luogo dell’incendio, che ha provocato decine di vittime e oltre cento feriti, il ministro ha deposto un mazzo di fiori e ha incontrato i familiari delle persone coinvolte.
Tajani: “Fuochi in locale al chiuso scelta poco responsabile”
“Evidentemente qualcosa nella sicurezza non ha funzionato“, ha dichiarato Tajani parlando con i giornalisti. “L’uso di fuochi d’artificio, seppur piccoli, in un locale al chiuso mi sembra una scelta poco responsabile”.
Il ministro ha confermato che l’inchiesta è in corso, con decine di interrogatori già effettuati per accertare le responsabilità, sottolineando la collaborazione molto positiva con le autorità svizzere.
“Ho chiesto subito al procuratore generale di andare fino in fondo – ha aggiunto – e mi è stata garantita la massima severità“.
Ho voluto essere qui a Crans-Montana per essere vicino ai familiari delle vittime, a coloro che nutrono una speranza di riabbracciare un proprio caro. Insieme alle autorità svizzere, a cui ribadiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno, stiamo facendo il possibile per… pic.twitter.com/3jjGXAdNLc
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) January 2, 2026
Il bilancio resta drammatico e ancora incerto. Secondo quanto riferito dal ministro, ci sono tre feriti non ancora identificati e “speriamo possano essere italiani”, ha ammesso. Al momento risultano sei italiani dispersi, mentre 13 connazionali sono feriti. Tajani ha invitato alla massima prudenza:
“Non possiamo dare notizie su vittime e feriti finché non saranno confermate. Sarà molto difficile riconoscere le vittime e servirà tempo“.
Sul posto opera una task force, con la presenza costante dell’ambasciatore e del console generale, mentre un funzionario dell’Unità di crisi della Farnesina è attivo a Crans-Montana e personale diplomatico segue i feriti nelle varie città svizzere.

Il ministro ha spiegato di aver informato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i principali leader politici italiani e ha ribadito il sostegno alle famiglie:
“Abbiamo messo a disposizione un team di psicologi per aiutare i parenti dei feriti e dei dispersi. Ho lasciato il mio numero di telefono alle famiglie perché possano contattarmi direttamente”.
L’Italia ha inoltre offerto alle autorità elvetiche il supporto della Protezione civile, del sistema sanitario per l’accoglienza dei feriti nei centri grandi ustioni e della polizia scientifica per le identificazioni.
Bertolaso: “Li porteremo in Italia il prima possibile”
Sul fronte sanitario, l’ospedale Niguarda di Milano è al centro delle operazioni di rimpatrio dei feriti italiani. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso ha annunciato che sono in arrivo altri quattro giovanissimi dalla Svizzera, tutti 15enni, due dall’ospedale di Losanna e uno da quello di Ginevra. Con questi trasferimenti, entro la sera i ricoverati al Niguarda dovrebbero salire a sette, considerando anche i tre già arrivati ieri.
Restano però in Svizzera altri sei feriti italiani, ricoverati tra gli ospedali di Berna e Zurigo, che non sono al momento trasportabili a causa delle gravi ustioni.
“Non siamo noi a decidere chi può essere trasferito – ha spiegato Bertolaso – ma quando il medico curante svizzero darà l’autorizzazione li prenderemo in carico e li porteremo in Italia il prima possibile”.

I primi tre feriti giunti a Milano – una donna di 29 anni e due ragazzi di 16 anni – sono stati ricoverati al Centro Grandi Ustioni del Niguarda. Presentano ustioni tra il 30 e il 40% del corpo e sono stati intubati. Uno dei sedicenni, Manfredi, è stato operato nella mattinata di oggi ed è tornato in terapia intensiva; un altro intervento è previsto nei prossimi giorni. La prognosi resta riservata, mentre i medici sottolineano che l’evoluzione nelle prossime ore sarà decisiva.
Il ministro Tajani ha ribadito che nessun nome verrà confermato finché non saranno completate le procedure ufficiali di identificazione e che la priorità resta l’assistenza alle famiglie e ai feriti.
“Siamo qui per essere vicini a chi soffre – ha scritto anche sui social – e faremo tutto il possibile, insieme alle autorità svizzere, per affrontare questa emergenza”.