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Stupro di gruppo a Chianciano, l'avvocato della schermitrice: "Referti medici confermano violenza"

Il legale della giovane, che gareggia per la nazionale uzbeka, ha parlato ai microfoni di Italia 7, del gruppo Netweek

Stupro di gruppo a Chianciano, l'avvocato della schermitrice: "Referti medici confermano violenza"
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Emergono nuovi dettagli sul presunto stupro di gruppo denunciato da una 17enne campionessa di scherma che gareggia per la nazionale dell’Uzbekistan, ma di nazionalità messicana. Una violenza che si sarebbe consumato in una stanza d’albergo a Chianciano Terme, la notte tra il 4 e 5 agosto 2023, con l’aggravante che gli abusi su sarebbero stati commessi da altri tre giovani schermidori, uno dei quali minorenne.

L’avvocato che difende la giovane, Luciano Guidarelli ai microfoni di Italia 7, ha ricostruito i fatti e il profondo dolore in cui verserebbe la ragazza, che nel frattempo ha compiuto 18 anni.

Al risveglio, la campionessa, ha raccontato di essersi trovata in una stanza con tre ragazzi, tutti atleti della nazionale azzurra junior: uno le dormiva vicino, un altro si stava rivestendo. Lei, ancora intontita, sentiva i due già svegli rivolgerle frasi di scherno e ridere a gran voce. Non sa come e perché sia finita lì e prova a muoversi per scappare. Ma non ci riesce subito, ha dei forti dolori ovunque.

A quel punto ha inizio l'incubo.

L'intervista all'avvocato della schermitrice violentata a Chianciano

"I fatti risalgono al 4 e 5 agosto 2023 – ha ricostruito l’avvocato della giovane durante l’intervista rilasciata alla televisione del gruppo Netweek - La ragazza si trovava in un campo estivo, insieme alla nazionale dell’Uzbekistan".

Qui, avrebbe subito una violenza di gruppo.

"I tre – ha spiegato Guidarelli - l'hanno portata nella loro camera di albergo. Il mattino dopo si è svegliata incosciente, trovando supino su di se uno dei tre ragazzi. A fianco un altro ragazzo nudo e un altro che si stava rivestendo proprio in quel momento".

A soccorrerla un'amica, che ha raccontato dello stato confusionario della ragazza.

"Non solo, ma a parlare di quella notte ci sono due referti medici che confermano la violenza – ha aggiunto l’avvocato – Dall’esame delle urine è risultata positiva ad alcool e cannabinoidi".

E il dubbio è atroce. L’ipotesi è che la sera prima qualcuno le avrebbe fatto bere, a sua insaputa, insieme a una birra, sostanze che l'abbiano stordita.

Altre fonti stampa danno invece notizia di una presunta traccia di eroina, nelle urine della ragazza.

L'indagine della Procura

La giovane promessa dello scherma è stata sentita dalla Mobile di Roma lo scorso 9 agosto. La Procura di Siena, invece, prosegue le indagini che sin da subito dichiara che ci siano "indubbi profili di complessità". Sequestrati i telefoni cellulari sia della ragazza che dei tre presunti autori, che si dichiarano innocenti.

"Si dichiarano innocenti, non avendo essi mai usato violenza nei confronti di nessuno", ha fatto sapere il legale dei due indagati, Enrico De Martino.

L'incontro durante le gare e i ritiri

E come se non bastasse la ragazza ha rincontrato i suoi presunti aguzzini durante un ritiro a Istanbul.

“In quell’occasione la mamma della giovane è stata costretta a cambiare albergo per evitare l’incontro con i tre”, ha aggiunto l’avvocato Guidarelli.

La giovane asserisce che la sua vita è rovinata e di aver addirittura pensato di abbandonare lo sport. 

Sarà la procura di Siena ad accertare eventuali responsabilità. Al setaccio anche i cellulari dei tre ragazzi per accertare se esistano video della violenza. Non solo, ma sono stati ascoltati anche 13 testimoni, mentre si deve tenere ancora l’incidente probatorio chiesto dalla pm al gip.

Come già detto, i tre presunti autori al momento sono solo indagati. Per loro non è scattato l’arresto perché la Procura "ha valutato di non procedere con richiesta di applicazione di misura cautelare nei confronti degli indagati non ravvisandone i presupposti".

Le accuse dell'avvocato verso la Procura

Guidarelli, ha inoltre dichiarato al Messaggero:

"C'è un'inerzia da parte della Procura, che neanche ha attivato il codice rosso, e della Federscherma che non ha preso nessun provvedimento nei confronti degli atleti indagati. Ho inviato diverse Pec e sono andato nella sede della Federazione per incontrare il presidente ma non mi ha ricevuto. Ho parlato con la segretaria. Le indagini alla Procura sono in corso ma di provvedimenti cautelari nei confronti dei ragazzi nemmeno uno. La mia assistita non è nemmeno stata sentita”.

E ancora:

"La ragazza quando si è resa conto di ciò che aveva subito ha avvisato la compagna di stanza e la madre che è subito arrivata in Italia la Federscherma è stata subito avvisata ma non abbiamo mai avuto riscontri né di provvedimenti nei confronti degli atleti coinvolti né di solidarietà nei confronti della vittima". Inoltre, continua il legale, "il fatto che gli indagati non siano stati sanzionati o sospesi dall'attività agonistica ha reso possibile che la giovane li abbia incontrati durante gare e altri ritiri con conseguenti traumi".

La Fis (Federazione taliana Scherma) è intervenuta con una nota ufficiale:

“La Federazione ha depositato anche la nomina della Fis per una costituzione di parte civile nell'eventuale giudizio, qualora venisse disposto dalla giustizia ordinaria. Abbiamo massima fiducia nell'operato dell’autorità. La Federazione Italiana Scherma, che dei valori sani e autentici dello sport, ha fatto la bandiera della propria attività non meno delle medaglie olimpiche e paralimpiche, e che attraverso questo lavoro quotidiano si è affermata come un esempio riconosciuto di impegno sociale, valuterà tutte le azioni necessarie a tutela della propria immagine”.

Sul caso è intervenuto anche Paolo Azzi, presidente della Fis:

"Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo, non possiamo sostituirci alle autorità giudiziarie. Non abbiamo i poteri per indagare su ipotesi di reato gravi come questi, da codice rosso. A suo tempo, abbiamo attivato la procura e la giustizia federale, facendo tutti i passi necessari. Ci siamo anche predisposti per un'eventuale costituzione di parte civile se ci dovesse essere un processo come parte offesa. Su quali basi possiamo sospendere gli atleti indagati oggi? Serve almeno un provvedimento cautelare, un rinvio a giudizio o la chiusura delle indagini".

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