Dopo quasi 17 anni, la strage ferroviaria di Viareggio ha una sentenza definitiva. La Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati e ha confermato le condanne stabilite nel processo di appello ter. Per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, la pena resta di 5 anni di reclusione.

La decisione è arrivata nella serata di giovedì 25 giugno 2026, a pochi giorni dal diciassettesimo anniversario della tragedia. Era la notte del 29 giugno 2009 quando un treno merci carico di Gpl deragliò nei pressi della stazione di Viareggio, provocando un’esplosione e un incendio devastante. Morirono 32 persone e oltre 100 rimasero ferite.
Moretti andrà in carcere
Con la sentenza della Suprema Corte, la condanna per Mauro Moretti diventa definitiva. L’ex manager, oggi 72enne, dovrà scontare la pena, anche se la difesa potrà presentare istanza per chiedere misure alternative o domiciliari.
La decisione riguarda anche altri imputati, tra ex dirigenti, manager e tecnici delle società coinvolte nella gestione, nella manutenzione e nella sicurezza del convoglio deragliato. Fra le condanne confermate c’è anche quella di Michele Mario Elia, già amministratore delegato di Rfi, condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni.
Per i giudici, il cuore della vicenda resta il disastro ferroviario colposo, l’accusa rimasta in piedi dopo anni di passaggi processuali, annullamenti parziali, prescrizioni e nuovi giudizi sulle pene.
La notte della strage
La tragedia avvenne poco prima della mezzanotte del 29 giugno 2009. Un convoglio merci con carri cisterna pieni di Gpl attraversava la stazione di Viareggio quando uno dei vagoni deragliò. La cisterna si squarciò, il gas fuoriuscì e in pochi istanti l’area venne investita da una violentissima esplosione.

Le fiamme raggiunsero le abitazioni vicine alla ferrovia. Intere famiglie furono sorprese nel sonno. Alcune vittime morirono subito, altre dopo giorni o settimane di agonia a causa delle ustioni. Via Ponchielli divenne il simbolo di una delle più gravi tragedie ferroviarie italiane del dopoguerra.
Un processo lungo e tormentato
Il percorso giudiziario è stato lunghissimo. Il primo grado arrivò nel 2017. Poi ci furono l’appello, i ricorsi in Cassazione, nuovi rinvii, la prescrizione di alcuni reati e la necessità di ricalcolare le pene.
Nel 2021 la Cassazione aveva inciso profondamente sul processo, dichiarando prescritti alcuni capi di imputazione legati all’omicidio colposo dopo l’esclusione dell’aggravante relativa alla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Era però rimasta la responsabilità per il disastro ferroviario colposo.
Nel gennaio 2024, la Suprema Corte aveva confermato le responsabilità penali ma aveva disposto un nuovo giudizio per rideterminare le pene. Nel maggio 2025, la Corte d’Appello di Firenze aveva confermato i 5 anni per Moretti. Ora, con il nuovo pronunciamento della Cassazione, quella pena è diventata definitiva.
La difesa: “Sentenza profondamente ingiusta”
La difesa di Moretti ha contestato duramente la decisione. L’avvocata Ambra Giovene ha parlato di una sentenza “profondamente ingiusta” e ha ribadito la convinzione che l’ex amministratore delegato non sia colpevole.
La linea difensiva, negli anni, ha sempre sostenuto che le responsabilità operative e manutentive non potessero essere ricondotte automaticamente ai vertici societari. Ma per i giudici, al termine di un iter processuale straordinariamente complesso, le responsabilità accertate sono sufficienti a rendere definitive le condanne.
I familiari delle vittime: fine di un’attesa durata troppo
Per i familiari delle vittime, la sentenza rappresenta la fine di una battaglia durata quasi 17 anni. Una battaglia fatta di udienze, presidi, anniversari, ricorsi, delusioni e attese. Il dolore della strage non si è mai separato dalla richiesta di verità e giustizia.
Uno dei familiari ha sintetizzato il sentimento di queste ore con parole amare:
“Cercavamo giustizia, abbiamo incontrato la legge”.
A pochi giorni dal 29 giugno, anniversario della tragedia, Viareggio si prepara a ricordare ancora una volta i suoi morti. Questa volta, però, lo farà con una certezza giudiziaria in più: dopo anni di processi, rinvii e battaglie legali, le condanne sono diventate definitive.