UN ARRESTO

“Sospetto attentato dell’Isis per uccidere Papa Francesco a Trieste”

L'ipotesi è stata però ridimensionata dalla Questura di Trieste: "Nessuna evidenza di attentato". Responsabilità al vaglio nel processo

“Sospetto attentato dell’Isis per uccidere Papa Francesco a Trieste”

Trieste, 6 luglio 2024. Nel bar della stazione centrale viene rinvenuto un trolley scuro. Dentro, una pistola semiautomatica CZ 7B calibro 9 Luger con matricola, caricatore e 14 cartucce. Il clima si fa subito teso: l’indomani in città è atteso Papa Francesco per la chiusura della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia. La visita si svolge regolarmente, senza variazioni, ma la notizia del ritrovamento dell’arma trapela soltanto giorni dopo.

L’arresto e i sospetti sul “progetto di attentato”

Un anno più tardi, un cittadino turco, Hasan Uzun, 46 anni, viene arrestato in Olanda dall’Interpol ed estradato in Italia il 27 giugno 2025, in esecuzione di un mandato di arresto europeo firmato dal gip di Trieste. L’uomo è accusato di porto e detenzione abusiva di arma. Secondo alcune fonti giudiziarie, negli atti d’indagine figurerebbe un riferimento a un “possibile progetto di attentato contro il Sommo Pontefice”.

Il quotidiano Il Piccolo ha collegato il caso a una possibile rete di militanti turchi legati all’Isis Khorasan, evocando un piano per colpire Bergoglio durante la sua permanenza a Trieste.

La versione della Questura: “Nessuna evidenza di attentato”

Nel pomeriggio del 29 agosto 2025 è arrivata però la precisazione della Questura di Trieste, che ridimensiona l’ipotesi terroristica:

“All’esito delle investigazioni nessuna evidenza è emersa in ordine a progettualità ostili o omicidiarie nei confronti del Santo Padre” si legge nella nota.

“Il responsabile sembrerebbe essere inserito in circuiti criminali non correlati al terrorismo di qualsivoglia matrice”.

L’attività investigativa, avviata dalla Digos di Trieste e dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, è stata svolta anche con il supporto di uffici stranieri e tramite rogatorie internazionali.

I movimenti del sospetto

Dalle telecamere della stazione ferroviaria emergono i movimenti di Uzun: l’uomo lascia il trolley con la pistola e si allontana, osservato anche da altre due persone apparentemente interessate al bagaglio. Poco dopo torna indietro, ma alla vista della Polfer fa dietrofront. In seguito prende un treno per Milano, dove acquista una sim card insieme a un compagno di viaggio. Da lì tenta di raggiungere la Svizzera, ma viene respinto, fino all’arresto in Olanda mesi più tardi.

Uzun, difeso dall’avvocata Lucrezia Chermaz, respinge ogni accusa di terrorismo:

“Comprendo la contestazione di porto e detenzione dell’arma, ma non è mia. Respingo qualsiasi coinvolgimento con l’Isis o con un complotto contro il Papa“, ha dichiarato al suo legale.

Un caso ancora aperto

Il ritrovamento dell’arma alla vigilia della visita del Papa, la coincidenza temporale con la presenza di Bergoglio e i riferimenti nei dossier di intelligence mantengono alta l’attenzione degli inquirenti.

Tuttavia, le autorità italiane frenano sul legame diretto con un attentato: le responsabilità di Uzun dovranno essere vagliate nel processo, ancora nelle fasi preliminari.