Eutanasia

Secondo caso di suicidio assistito in Lombardia: è il 14esimo in Italia

Nel frattempo, in Senato è stata rinviata la discussione su una proposta di legge per il fine vita. L'Associazione Luca Coscioni: "Chiediamo alla Premier di fare un passo indietro: non cancelli i diritti già stabiliti dalla Corte Costituzionale"

Secondo caso di suicidio assistito in Lombardia: è il 14esimo in Italia

Nella giornata di venerdì 10 aprile 2026, è stato reso pubblico un nuovo tassello relativo al fine vita e all’eutanasia nella nostra Penisola (in copertina: immagine di repertorio).

Con una nota stampa ufficiale, l’Associazione Luca Coscioni, no profit di promozione sociale impegnata dal 2002 anche su questa tematica, ha fatto sapere che in Lombardia si è verificato il secondo caso di aiuto alla morte volontaria fornito dal Servizio Sanitario Nazionale, il quattordicesimo, invece, che accade a livello nazionale.

Il caso fa seguito a un’altra notizia sul tema che era stata resa nota poche settimane fa: “Libera“, nome di fantasia di una 55enne toscana affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù, per la prima volta in Italia ha potuto ricorrere alla somministrazione autonoma del farmaco letale tramite un dispositivo a comando oculare.

Secondo caso di suicidio assistito in Lombardia

La paziente, che ha seguito l’iter stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 242 del 2019, risiedeva nella Bergamasca e il tutto sarebbe avvenuto lo scorso autunno. Prima di lei, nel gennaio 2025, aveva aperto la strada “Serena“, nome di fantasia per indicare una 50enne milanese che soffriva di sclerosi multipla progressiva.

Come riferito dal Corriere di Milano, nel caso precedente, l’ospedale Fatebenefratelli-Sacco le aveva fornito solo il farmaco letale. Questa volta, invece, l’ospedale ha messo a disposizione anche il medico che ha assistito la paziente alla procedura.

Ma la notizia è divenuta di dominio pubblico a qualche mese di distanza dai fatti per volontà sia della famiglia della paziente, sia della Regione, dato che sulla tematica non esiste una visione univoca.

Al momento, infatti, né in Italia, né in Lombardia c’è una normativa che regola l’eutanasia. Solo Toscana e Sardegna hanno approvato una norma per tempi certi e procedure chiare.

La sentenza della Corte Costituzionale del 2019, invece, relativa al caso di Dj Fabo, aveva dichiarato parzialmente illegittimo l’art. 580 del codice penale sull’aiuto al suicidio, stabilendo che non è punibile chi agevola il suicidio di un paziente affetto da patologia irreversibile, con sofferenze intollerabili, mantenuto in vita da trattamenti vitali e capace di autodeterminarsi.

La discussione sul fine vita

A riguardo, in Senato la discussione sulla proposta di legge sul fine vita promossa dalla maggioranza è stata nuovamente rinviata.

L’Associazione Luca Coscioni, che attualmente sta seguendo, sul piano giuridico e medico, dieci persone in tutta la Penisola che hanno fatto richiesta di accesso all’aiuto alla morte volontaria, ha aggiunto nella nota che è partita la mobilitazione nazionale per chiedere al Governo il ritiro definitivo del testo, presentato nove mesi fa e da allora fermo all’esame del Senato senza alcun avanzamento.

Fino al 19 aprile 2026, infatti, in tutta Italia saranno allestiti banchi informativi dove i volontari informeranno la cittadinanza e raccoglieranno adesioni all’appello pubblico.

“Mentre il Parlamento resta fermo, è partita la nostra mobilitazione nazionale con oltre 100 iniziative in più di 80 città italiane per chiedere il ritiro definitivo di un testo che indebolisce diritti già riconosciuti – hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – Dopo l’ennesimo rinvio a data da destinarsi del dibattito in Senato, chiediamo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di fare un passo indietro e lasciare il Parlamento libero di discutere una legge che non cancelli i diritti già stabiliti dalla Corte Costituzionale e che garantisca davvero la libertà di scelta delle persone. Se il testo del Governo fosse già stato in vigore, ad esempio, la persona che ha ottenuto l’aiuto alla morte volontaria in Lombardia si sarebbe vista opporre un rifiuto, così come le altre 13 persone che sono finora state aiutate a morire”.